Pensione : lavori usuranti , lavoro notturno i marittimi non sono inclusi .

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Si legge in questi giorni che il Governo , sta pensando di modificare la legge Fornero sulle pensioni  ed il relativo  automatismo che allunga la vita lavorativa e ritarda l’accesso alla pensione , adattandola all’aspettativa di vita.

Piu’ si allunga l’aspettativa e piu’ tardi vai in pensione. Come dire , la pensione che essendo oramai contributivo ovvero  l’importo della pensione viene calcolato sui contributi effettivamente versati nel corso della vita lavorativa   e non e’ più’ retributiva,  dovrebbe essere al pari di qualsiasi altro contratto di assicurazione sulla vita un contratto con  almeno due condizioni e termini certi : gli  importi da liquidare e  la data di inizio  della liquidazione.

Questo non succede con l’INPS,  che spera sempre che il contribuente faccia la cortesia di auto estinguersi prima di dover liquidargli la pensione,  per cui la data di quiescenza si allontana di anno in anno come fosse una chimera.

Discorso a parte per la categoria dei marittimi , che fino al 1999 erano inclusi nelle categorie di lavori usuranti  secondo il dl 347 del 1993.

Con il DL 208 del 19/5/1999 , la categoria dei marittimi non e’ più’ stata considerata come lavoro usurante  e  soggetto a turnazioni notturne.

Credo sia superfluo dire che se c’e’ un lavoro che andrebbe inserito nelle categorie , sotto riportate , che al momento  sono oggetto di discussione,  quella del marittimo dovrebbe essere in cima alla lista , senza nulla togliere alle altre categorie.

Ecco, di seguito, le 11 categorie:

1) Operai dell’industria estrattiva, dell’edilizia e della manutenzione degli edifici;

2) conduttori di gru o di macchinari mobili per la perforazione nelle costruzioni;

3) conciatori di pelli e di pellicce;

4) conduttori di convogli ferroviari e personale viaggiante;

5) conduttori di mezzi pesanti e camion;

6) personale delle professioni sanitarie infermieristiche ed ostetriche ospedaliere con lavoro organizzato in turni;

7) addetti all’assistenza personale di persone in condizioni di non autosufficienza;

8) insegnanti della scuola dell’infanzia ed educatori degli asili nido;

9) facchini, addetti allo spostamento merci ed assimilati;

10) personale non qualificato addetto ai servizi di pulizia;

11) operatori ecologici ed altri raccoglitori e separatori di rifiuti.

 

Purtroppo come al solito , la litigiosità’ della categoria , la scarsa rappresentanza sindacale, l’incapacità’ di fare rete e la mancanza di qualsiasi peso politico in termini di voti  ci rende una categoria senza alcuna voce in capitolo.

Quando capiremo che questi limiti sono la causa per cui da decenni ormai  siamo in balia degli eventi e non abbiamo alcun peso contrattuale , forse potremo sperare in un rinascimento della categoria .

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Il Consiglio di Stato si esprime sui corsi direttivi

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Da il Procidano.it

Marittimi: Il Consiglio di Stato si esprime sui corsi direttivi

PROCIDA – Nei giorni scorsi il Consiglio di Stato Sezione prima ha formulato una sentenza importante per tanti lavoratori del mare. Un nutrito gruppo di marittimi, infatti, ha formulato ricorso straordinario al Presidente della Repubblica, con istanza sospensiva al Ministero delle infrastrutture e dei trasporti dipartimento trasporti navigazione affari generali e personale, contro l’attribuzione delle qualifiche di ufficiale solo a seguito della frequenza del “corso direttivo”

Nella Sentenza pubblicata lo scorso 2 Ottobre 2017 si legge: “Nel 1978 è stata adottata dall’Organizzazione Marittima Internazionale (IMO) la convenzione sugli “standard di addestramento, certificazione e tenuta della guardia (STCW78)”, più volte emendata nel tempo e recepita dall’Italia con legge 21 novembre 1978, n. 739. La Convenzione internazionale ha subito due importanti modifiche nel 1995 e nel 2010 (c.d. Manila amendaments 2010). Gli ultimi emendamenti, hanno modificato la citata Convenzione in vari punti inserendo nuove forme di addestramento, rimodulandone altre nonché istituito innovative forme professionali. In materia sono intervenute anche le Istituzioni comunitarie, da ultimo con la Direttiva n. 2012/35/CE del 21 dicembre 2012. La disciplina interna previgente ha costituito oggetto anche di valutazione da parte della Commissione Europea per il tramite dell’Agenzia Marittima Europea (EMSA) nel novembre 2007 e, da ultimo, dal 26 maggio al 5 giugno 2015. Con la valutazione del 2007 sono state rilevate notevoli discordanze tra normativa domestica e quella comunitaria cui ha fatto seguito l’apertura di una procedura di infrazione a carico dell’Italia chiusa soltanto dopo aver apportato i correttivi suggeriti alla normativa domestica. Il legislatore nazionale, invero, ha recepito la normativa comunitaria con il D. lgs 12 maggio 2015, n. 71 e conseguente emanazione dei decreti Ministeriali:

– 1° marzo 2016, relativamente ai requisiti e alle procedure per il rinnovo dei certificati di competenza e dei certificati di addestramento;

– 25 luglio 2016, avente per oggetto la disciplina dei requisiti richiesti per conseguire i certificati di competenza e dei certificati di addestramento;

– 22 novembre 2016, per la disciplina dei programmi di esame per il conseguimento dei certificati di competenza e dei certificati di addestramento.

I richiamati provvedimenti sono stati notificati all’Organizzazione Mondiale Marittima ai sensi della regola 1/7 della citata convenzione STCW78.

Inoltre, l’Agenzia Marittima Europea, a seguito della valutazione effettuata nel 2016, al fine di evitare una nuova procedura di infrazione nonché l’immissione nella c.d. “Black List” dell’Organizzazione Marittima Mondiale, ha apportato ulteriori correttivi.

Tali innovazioni si sono rese necessarie poiché, qualora l’Italia fosse stata inserita in tale “Black List” per effetto del mancato riconoscimento degli standard di addestramento del personale marittimo nazionale, i lavoratori non avrebbero potuto essere imbarcati su navi che effettuano navigazioni internazionale né su navi battenti bandiera straniera.

Con l’odierno gravame, i ricorrenti impugnano i provvedimenti, deducendone la illegittimità, sollevando censure di illogicità, eccesso di potere e disparità di trattamento.

Il Ministero riferente ritiene il ricorso inammissibile e, comunque, infondato. Considerato:

L’Amministrazione, nel dare attuazione agli obblighi internazionali recepiti con la citata legge 12 maggio 2015, 71, che abroga il d. lgs 7 luglio 2011, n. 136, con d. m. 25 luglio 2016 ha fissato i requisiti di accesso alle certificazioni di competenza e di addestramento stabilendo dei programmi di esame per il conseguimento delle menzionate certificazioni al fine di rendere l’addestramento della marineria italiana conforme agli emendamenti di “Manila amendaments 2010”.

I ricorrenti, nonostante la frequenza del corso “di formazione per il conseguimento delle competenze di livello direttivo per gli ufficiali di coperta e di macchina (c.d. corso direttivo) sia indispensabile per l’accesso diretto a qualifiche di livello direttivo, ritengono di esserne esonerati in quanto “tutte le disposizioni normative e regolamentari della resistente amministrazione facevano esclusivo riferimento alle nuove disposizioni per coloro i quali richiedevano l’ammissione agli esami per conseguire per la prima volta l’abilitazione di primo ufficiale di coperta e primo ufficiale di macchina”.

La censura è infondata. Il corso di formazione per il conseguimento delle prescritte competenze è stato introdotto a seguito del rapporto di valutazione del 2007 redatto dall’EMSA nel quale veniva evidenziato che “l’istruzione e la formazione del livello dirigenziale di cui alle sezioni “A.II/” e “A-III/2” (Comandanti, Direttori di Macchina, Ufficiali di coperta e di macchina)” – non avevano luogo in Italia e che tale “circostanza è provata dal fatto che, al momento dell’ispezione, i programmi degli istituti di formazione non prevedevano tale formazione e istruzione”.

Per superare la rilevata carenza, con l’art. 1 del decreto direttoriale del 4 dicembre 2013 è stato istituito il corso “per la formazione per gli ufficiali di coperta e di macchina destinati a prestare servizio a bordo delle navi con funzioni direttive di cui alle regole II/2 e III/2 dell’annesso alla Convenzione STCW 78/95”.

L’istituzione del corso direttivo, pertanto, si è resa indispensabile per chiudere la procedura di infrazione a carico dell’Italia.

D’altra parte, già prima delle richiamate innovazioni il diploma degli istituti tecnici nautici consentiva l’accesso esclusivamente alla qualifica di allievo ufficiale di coperta e di allievo ufficiale di macchina, cioè soltanto al primo livello della carriera marittima e, quindi, escludeva l’accesso diretto a qualifiche di livello superiore.

L’art. 4, comma 1, del d. lgs D. Lgs. 12 maggio 2015, n. 71 dispone che “Le autorità competenti, ciascuna per le parti di propria competenza, assicurano che i lavoratori marittimi che svolgono le proprie funzioni a bordo di una nave di cui all’articolo 1 ricevano una formazione conforme ai requisiti della Convenzione STCW, di cui all’allegato 1”.

Il successivo art. 13, comma 4 e 5, prevede che “I comandanti, i direttori di macchina, gli ufficiali di coperta e di macchina ed i radio operatori, per proseguire il servizio a bordo di navi per le quali sono stabiliti a livello internazionale ulteriori requisiti di formazione speciale, devono aver completato la relativa formazione.

  1. Con provvedimenti delle autorità competenti di cui all’articolo 3, commi 1, 2, 5 e 6, ciascuno per le materie di propria competenza, sono disciplinati:
  2. a) le modalità e le procedure di rinnovo dei certificati di competenza e dei certificati di addestramento di cui all’articolo 2, comma 1, lettere uu) e vv);
  3. b) le modalità e le procedure di rinnovo delle prove documentali e del rilascio dell’attestato di addestramento conseguito di cui all’articolo 2, comma 1, lettere zz) e aaa);
  4. c) i corsi di aggiornamento e di adeguamento che comprendono le modifiche intervenute nella legislazione internazionale e comunitaria in materia di sicurezza della vita umana in mare e di tutela dell’ambiente marino nonché di qualsiasi aggiornamento dei livelli di competenza richiesti dalle predette normative;
  5. d) i corsi di aggiornamento e di adeguamento, ai sensi della regola I/11, sezione A-I/11, della Convenzione STCW”.

Inizialmente, con nota prot. 8563 del 5 giugno 2014, l’Amministrazione aveva effettivamente disposto “che i marittimi che, alla data del 4 gennaio 2014, abbiano già conseguito l’abilitazione di primo ufficiale di coperta e primo ufficiale di macchina di cui al D.M. 3’/11/2007 sono esentati dalla frequenza del corso in parola”.

Senonché, riconosciuti centri di formazione di erogazione del corso direttivo, con successiva circolare prot. n. 7403 del 28 aprile 2015 – ribadita successivamente con provvedimento prot. n. 25597 del 13 10 2016 – è stata disposta l’obbligatorietà del corso direttivo “da tutti coloro che, a qualsiasi titolo (rilascio o rinnovo del certificato direttivo) richiedano l’ammissione agli esami di cui alla regola II/2 per il settore di coperta e alla regola III/2 per il settore di macchina, della Convenzione STCW’78 nella sua versione aggiornata.

La richiamata disciplina riveste un sicuro carattere innovativo rispetto alla previgente disciplina ma è conseguenza di un obbligo internazionale formalmente recepito dall’Italia.

La pretesa dei ricorrenti di essere già in possesso di tutti i requisiti fissati dagli organismi internazionali è, quindi, in palese contraddizione con quanto rilevato dall’EMSA.

Sono del tutto pretestuosi, pertanto, l’illogicità e l’eccesso di potere lamentati dagli istanti in materia di programmi di formazione laddove la normativa vigente fino al 2007, pur richiedendo periodi di navigazione più lunghi, è stata ritenuta inadeguata, circostanza, peraltro portata a conoscenza anche del Ministero dell’Istruzione.

L’attribuzione delle qualifiche solo a seguito della frequenza del “corso direttivo”, lungi dal determinare una lamentata sperequazioni tra ricorrenti, già in servizio, ed il personale di nuovo reclutamento, è finalizzata ad adeguare i programmi scolastici antecedenti al 2013 agli standard definiti da Organismi internazionali, tra cui la Commissione Europea, che si occupano della sicurezza in mare. Conseguentemente, il tentativo di sottrarsi alla integrazione delle competenze professionali è in palese contrasto con il contenuto dell’art. 13 della legge 12 maggio 2015, n.71.

Per le motivazioni che precedono il ricorso deve essere respinto.

P.Q.M. esprime il parere che il ricorso debba essere respinto.

L’esame della domanda di sospensione cautelare dell’efficacia degli atti impugnati resta assorbito”.

Riunione al MIT OOSS sui soliti argomenti

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Scarica il resoconto dell’incontro tra Sindacati e MIT.

Ogni commento e’ superfluo………..

 

OOSS

MEDICAL CARE inutili limiti al numero di partecipanti ai corsi

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Dallo  stimato collega,  Lorenzo Boscolo del Collegio di Venezia,    riceviamo e volentieri pubblichiamo :

 

 

come ti avevo accennato oggi via tel ti invio la documentazione richiesta

il fine è fare richiesta al ministro della Sanità di  togliere il n minimo , non ha senso , si determina in base ai costi per ente erogatore , in quanto il nostro lavoro impossibile programmare , la gente imbarca sbarca a seconda di esigenze spesso imponderabili , e se non ha i corsi non può esercitare
il n è stato fissato per Dm  ( vedi allegato Mnistero della salute art 7  ) che dice  un minimo da 10 a a 15 , e con circolare che non ho , lo stesso Ministero della salute   impone tassativamente 12 come numero , non ha senso nemmeno l’art 7 in quanto non mi risulta Ci siano norme Europee o Imo che prevedano il n minimo ma solo il massimo , sembra che il numero si dettato dal fatto di dover mantenere un prezzo basso uguale per tutte le sedi ma da quanto ho capito il prezzo vari da sede a sede
come Collegio Nazionale Capitani stiamo predisponendo una lettera per chiedere spiegazioni
ti allega anche il volantinjo con i corsi 2017 che abbiamo predisposto assieme alla AULSS 3 di Venezia , Ass.For:mar siamo sempre noi è la associazione no profit che abbiamo creato per la formazione marittima su Venezia
Lorenzo

Quante bugie ci hanno raccontato per anni.

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L’Emsa ha chiesto , ha ordinato , ha prescritto ….

quale bugie ci hanno raccontato a Roma per anni , quello che può’ confortare e che le stesse bugie le hanno raccontate anche al Ministro Del Rio.

Quello che invece indispettisce e’ che ancora una volta le tattiche dilatorie , il muro di gomma , l’ ostracismo,   il costante rimandare ha ancora una volta sortito l’effetto desiderato. Il marittimo italiano pur avendo ragione  e pieno diritto ad avere  voce in capitolo nella materia della formazione, ancora una volta ne esce ”cornuto e mazziato”!

Fara’ il corso direttivo , lo pagherà’ ed andrà’ avanti mugugnando . Continuera’ a non vedersi riconosciuto i corsi  di addestramento stcw fatti in altri Paesi della EU e continuerà’ a pagare il pizzo ai centri di formazione nazionali .

Le organizzazioni sindacali , dopo un breve risveglio , sull’onda della protesta  generale e spontanea ,che li ha letteralmente colti di sorpresa, hanno scoperto di contare a livelli europeo , ma dimenticano che a Roma , nemmeno li convocano quando si tratta di prendere decisioni , se non a cose già’ fatte.

Che dire e’ desolante.

 

 

Procedura di certificazione MAMS e MABEV estesa la procedura vigente al 31/01/2018

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LETTERA CIRCOLARE

Al

Roma,
P.d.c.: CV Di Martino M. 06 5908 – 3318 / 3319  cgcp@pec.mit.gov.it

VEDASI ELENCO INDIRIZZI ALLEGATO

ARGOMENTO:

Decreto Dirigenziale 25.10.2016 – Disciplina dell’addestramento teorico pratico per la certificazione di marittimo abilitato per i mezzi di salvataggio diversi dai battelli di emergenza veloci (MAMS); Decreto Dirigenziale 25.10.2016 – Disciplina dell’addestramento teorico pratico per la certificazione di marittimo abilitato per i battelli di emergenza veloci (MABEV).

Prosecuzione lettera circolare prot.0079014 del 26.06.2017.

Con la lettera circolare in prosecuzione era stato esteso il periodo transitorio durante il quale continuare ad applicare la procedura di certificazione MAMS e MABEV esistente fino al 30 settembre 2017.

In considerazione che, le criticità riscontrate relativamente all’accreditamento dei centri di formazione per l’erogazione dei corsi secondo le disposizioni dei decreti dirigenziali in argomento, in particolar modo relativamente alle strutture richieste, continuano a permanere, al fine di non creare nocumento al personale marittimo interessato al conseguimento della certificazione MAMS e MABEV si ravvisa la necessità di estendere ulteriormente il periodo transitorio sopra citato fino al 31 gennaio 2018.

IL CAPO REPARTO

CA (CP) Luigi GIARDINO (Documento elettronico firmato digitalmente

ai sensi del D. Lgs. 07.03.2005, n. 82 art. 21)

(Spazio riservato a protocolli, visti e decretazioni)

Nuovo codice del diporto , molta insoddisfazione.

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A parte i comunicati trionfalistici , recentemente apparsi sulla stampa di settore , anche questa riforma del codice della nautica da diporto sembra essere un altro potenziale flop , calato dall’alto e senza l’attiva partecipazione di coloro che la nautica da diporto la fanno muovere ovvero i marittimi impiegati nel diporto. Avanti cosi’, tanto ormai e’ chiara l’assoluta indifferenza della Amministrazione per questi lavoratori .

Dal sole 24 ore

Riforma del Codice della Nautica, bene, ma non basta. In queste ore di confronto finale, Ucina Confindustria Nautica ha chiesto al Ministro Graziano Delirio alcune modifiche al testo approvato dal Consiglio dei Ministri. Secondo l’Associazione – che rappresenta la filiera, dalla cantieristica alla componentistica, dai servizi fino al turismo, con oltre l’80% delle industrie e il 65% del fatturato – per dare risposte al settore e ai diportisti c’è bisogno di maggiore incisività. Una posizione condivisa dalle altre rappresentanze convocate ufficialmente ieri dal Capo Legislativo del MIT, Pietro Vella, e dal Capo di Gabinetto, Mauro Bonaretti: per i porti turistici Assomarinas, per le agenzie nautiche Confarca e Unasca, Assilea per il leasing, oltre a Federazione Vela.

“I lavori preparatori sono stati lunghi e faticosi e voglio ringraziare per il coinvolgimento gli uffici della Direzione Trasporto marittimo e il Direttore Enrico Pujia (Che nel frattempo ha passato il testimone a Mauro Coletta) all’Anm. Vella” – commenta la Presidente Ucina, Carla Demaria. “Ma non possiamo perdere un’occasione unica come la riforma del nostro testo legislativo non sfruttandola fino in fondo. Per questo chiediamo al Ministro Del Rio, che giovedì aspettiamo per inaugurare il 57mo Salone Nautico Internazionale di Genova, ogni ulteriore supporto per renderci pienamente competitivi rispetto ai sistemi inglesi, maltesi, francesi e spagnoli”.

UCINA Confindustria, che è stata l’unica Associazione di categoria accreditata a tutti i tavoli tecnici, svolgendo un ruolo di raccordo fra le istanze associative e l’Amministrazione, oggi si fa carico delle richieste del settore, per l’inserimento nel Codice del Registro telematico delle unità da diporto e dello Sportello telematico del diportista e per l’adeguamento alla Direttiva 2013/53UE per rendere effettiva la tutela sul mercato contro la contraffazione del marchio CE. Poi, soprattutto, per maggiori semplificazioni: per le unità e le attività commerciali e per quelle iscritte al Registro Internazionale, per i cantieri e l’uso della targa prova, per l’immatricolazione sotto bandiera italiana, per i titoli professionali. (R.Ne.)

 

 

 

 

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