A SANTA MARGHERITA LIGURE IL PORTO

Manif. PUC e Santa Benessere. copia

Egregi Consiglieri del Comune di SANTA MARGHERITA LIGURE , 


vi invio questa lettera a mezzo della Gazzetta di Santa , relativa all’ approvazione del PUC, non tanto per discuterlo nei suoi contenuti, quanto per invitarvi a riflettere sui comportamenti che persone nella vostra posizione devono tenere.

Credo che sia chiaro a tutti che Sindaco e Consiglieri non occupano una posizione di comando o di potere ma, come bene dicono gli anglosassoni, “servono” un mandato che è quello di interpretare e soddisfare i bisogni, le necessità e i sogni dei cittadini che li hanno eletti.

Per quanto riguarda il PUC , i cittadini che vi hanno eletti vi hanno anche messo a disposizione uno strumento formidabile per interpretare al meglio il vostro ruolo: la richiesta di referendum consultivo.
Solo un folle o un disonesto potrebbe vedere in questa occasione una seccatura o un bastone messo tra le ruote, infatti anche il nostro Sindaco, in passato su queste stesse pagine auspicava a proposito del progetto porto ”
Credo sia proprio questo il dovere di un Sindaco soprattutto di fronte ad un tema che, qualunque dovesse essere l’epilogo, avrà ripercussioni certe sulla vita non tanto nostra quanto delle generazioni future: ascoltare, ascoltare, ascoltare e solo dopo decidere assieme al Consiglio Comunale.”
Credo che invece di aspettare che siano i cittadini a richiedervi di istituire un referendum sul Porto e sul PUC e quindi sul futuro della citta’ , dovrebbe essere da parte dei Consiglieri di maggioranza e di opposizione un punto d’onere proporre un referendum consultivo sul Porto e sul PUC .
Mi auguro è che facciate il possibile per realizzarlo in brevissimo tempo e che soprattutto per nessuna ragione diate seguito a quanto ipotizzato nel PUC recentemente approvato , prima di conoscere gli esiti del referendum.

Se ciò non accadesse, non so con quale faccia potreste continuare a camminare tra di noi dopo avere dimostrato di non tenere in nessun conto l’opinione delle persone che vi hanno votato e vi hanno dato mandato di “servire” il vostro ufficio, mandato che voi avete liberamente accettato.
Certo della vostra dedizione ai vostri elettori e quindi al Comune di SANTA MARGHERITA LIGURE , vi saluto augurandovi un buon lavoro.
DS

La domenica sera mi capita spesso di assistere con un certo disappunto e sgomento alla superlativa trasmissione televisiva REPORT, dove l’abile team di giornalisti d’inchiesta diretti da Milena Gabanelli , riescono sempre a farmi andare a dormire con un senso di inquietudine e di impotenza, perche’ c’e’ sempre qualche furbo di turno che riesce a piegare regole, norme , e la democrazia a suo uso e consumo.
Per fortuna che esistono trasmissioni di questo genere che ci aprono gli occhi sulle reali condizioni di estrema decadenza e depauperamento di valori della societa’ italiana.
Domenica scorsa la trasmissione era improntata per una volta all’ottimismo ed il giornalista Michele Buono con il suo servizio ”Smarcamenti in campo” ci ha fatto una carrellata mondiale di esempi pratici di come qualcuno sta mettendo in atto delle strategie differenti a questi momenti di crisi monetaria.
In poche parole si invertono le priorita’ della societa’ e per una volta si mette al centro non la moneta, non il profitto o il PIL , ma la persona ed il suo benessere. Si puo’ fare , qualcuno gia’ lo fa e riesce a fare in modo e maniera che la gente non perda il lavoro e la crisi gli scivoli accanto senza minimamente colpirlo.
Ci sono imprese che si sono attrezzate ad avere un bilancio di beni comuni ( tutto quello che fai per le persone ,l’ambiente , i lavoratori ha un punteggio di merito nel tuo bilancio ) , citta ‘ francesi che hanno creato una cassa di compensazione tra aziende ( eliminando l’uso del danaro tra le aziende locali , e quindi la necessita’ di ricorrere a prestiti onerosi ) , cittadini che stanno realizzando la loro banca con finalita’ etiche , gli operai argentini che hanno preso in mano le societa’ che il default della nazione di vent’anni fa aveva chiuso , ed hanno incominciato innanzitutto a prendersi un titolo di studio , per poi fare una cooperativa che ha reinvestito costantemente un quarto del profitto nel sociale , nel territorio, citta ‘ dell’ Austria perfettamente autosufficienti con energie alternative .

L’esempio che mi ha piacevolmente stupito e’ quello del comune di Capannori e purtroppo non ho potuto fare a meno di paragonare quello che fanno in Toscana e quello che succede a Santa Margherita Ligure dove il futuro della citta’ e’ stato scritto ed approvato dalla sola maggioranza senza contradittorio o partecipazione alcuna , ma sopratutto manca di una qualsiasi visione , di un progetto di futuro per i suoi cittadini.
Di seguito un piccolo estratto di quanto si trova sul sito del Comune di Capannori :

Le buone pratiche di Capannori: partecipazione

Bilancio socio-partecipativo “Dire fare partecipare”

I cittadini di Capannori hanno scelto nel corso del 2011, mediante un processo democratico, quali opere pubbliche realizzare. In una prima fase 80 cittadini estratti a sorte e rappresentanti un campione omogeneo della popolazione (giovani, stranieri, donne, anziani, ecc.) si sono riuniti in 4 assemblee (world cafè) durante le quali hanno compreso come l’amministrazione comunale investe le proprie risorse e hanno valutato le necessità del territorio. Nella fase successiva i cittadini si sono suddivisi in quattro gruppi, ognuno per le diverse zone del territorio, e hanno progettato gli interventi grazie al supporto dei tecnici dell’amministrazione comunale. Le opere sono poi state messe al voto di tutti i cittadini, compresi gli stranieri e i ragazzi dai 16 anni, nel corso dell’election week. Cinque sono state le opere che hanno ricevuto più voti, tenendo conto del budget complessivo di 400 mila euro (100 mila euro per ognuna delle quattro ex circoscrizioni): tutte prevedono interventi di miglioramento delle scuole, da quelle dell’infanzia alle secondarie. Gli interventi saranno messi in cantiere dal Comune nel corso del 2012.

Urbanistica partecipata

Dove realizzare parcheggi, parchi, servizi di quartiere, attrezzature sportive oppure come ottimizzare la viabilità, magari utilizzando rotatorie, piste ciclabili e marciapiedi. Lo indicheranno i cittadini grazie al percorso di urbanistica partecipata a cui ha dato il via l’amministrazione comunale nell’aprile 2012. La comunità capannorese, grazie a una serie di assemblee in tutto il territorio, è chiamata ad affiancare l’amministrazione comunale nel disegnare il futuro di Capannori. Gli incontri avranno anche finalità informative visto che i tecnici spiegheranno alla popolazione dove e perché è possibile relizzare opere pubbliche facendo attenzione, ad esempio, alle zone di pericolosità idraulica o vincolate. Dal confronto coi cittadini nascerà la nuova variante generale al regolamento urbanistico.

Commissioni comunali

Quattro gruppi di lavori sui grandi temi del territorio (mobilità, rifiuti, subdidenza, barriere architettoniche) istituiti dal sindaco all’interno del “Patto per Capannori”, che il primo cittadino ha lanciato nel 2010 come una nuova soluzione di dialogo e confronto, in modo da aprire un percorso partecipato sulle grandi quetsioni che saranno affrontate sui tavoli provinciali e regionali. Sono composte dal sindaco, nella veste di presidente, da alcuni consiglieri, dai cittadini e dai rappresentanti di comitati e associazioni.

Bilancio sociale di fine mandato

Documento, realizzato alla fine del 2009, che fa il punto sui progetti realizzati dall’amministrazione comunale nel primo quinquennio. Contiene, inoltre, iinformazioni sugli organi di governo, i progetti speciali, le società partecipate, le risorse economico-finanziarie e le risorse umane. E’ stato inviato a tutte le famiglie ed è liberamente consultabile.

Tanti altri progetti si possono leggere sul sito del comune , relativi alla raccolta differenziata che raggiunge l’80% , al riciclo di cose a favore di persone meno agiate, agli orti comunali, ai progetti relativi all’energia alternativa, alle case a disposizione di chi non se la passa bene… e il comune non e’ in perdita anzi ha un sostanziale avanzo di bilancio.
Perche’ viene da domandarsi , non si riesca a fare qualcosa di simile anche a Santa Margherita Ligure ?
d.s.

Dopo l’approvazione A Santa Margherita Ligure del PUC in 45 minuti , neanche fosse un piatto da precotto da mettere nel micro onde, di cui in aula Consiliare non si e’ nemmeno data lettura, ne tantomeno discusso ,
leggo sul suo giornale che gli imprenditori che aspirano a salvare la ”Citta’ Morente” , e dedita al recupero di ”siti degradati” ( espressione largamente usata nella rappresentazione dello spirito del PUC)
non hanno intenzione alcuna di gettare cemento in mare, Benissimo, che si impegnino , non solo a titolo personale ma a titolo dell’intera societa’ che propone il progetto ” NEMMENO UN SECCHIO DI CEMENTO”
Anche perche’ e’ possibile in accordo con il PUC , mettere tanto cemento a terra con un bel gioco di parole.: Consumo del territorio zero , ma recupero dei siti degradati +30% di volumi che di fatto e’ comunque un consumo del territorio dei BENI COMUNI.

Esiste una definizione fondamentale quando si parla dei BENI COMUNI che tutti dovremmo avere ben chiara :
”Secondo Gregorio Arena ricorda che il Codice Civile ( 1942) definisce beni le cose che possono formare oggetto di diritti, ma i Beni Comuni non sono ne’ pubblici ne’ privati e quindi non possono essere oggetto degli stessi diritti di cui sono oggetto i beni, tantomeno possono venire sottoposti al diritto di proprieta’, inteso come il diritto di usare ed abusare, secondo la classica dottrina del diritto romano. Oggi non possiamo accettare l’idea che un Bene Comune possa essere usato e tanto meno abusato.
Possiamo quindi dire che i Beni Comuni possano essere oggetto di diritti , ma non quello di proprieta’ , ma oggetto di diritto di custodia, sia da parte di soggetti privati che pubblici. In questo senso siamo tutti titolari del diritto di custodia nei confronti dei Beni Comuni , ma il proprietario e’ l’Umanita’, presente e futura.
Alcuni di noi godono del Bene Comune , altri i cittadini attivi , se ne prendono cura e li arricchiscono.”

Quando si parla di Beni comuni in cui anche il meno illuminato degli amministratori , si dovrebbe rendere conto , che per decisioni cosi’ importanti per il futuro del paese , non si puo’ procedere senza un opportuna preventiva concertazione con i cittadini , figuriamoci chi rappresenta a malapena il 20% degli eletti.
La Santa del futuro non si ottiene con innumerevoli posti barca , box auto e case sfitte da aggiungere a quelle esistenti, ma con un progetto che crei sostanziale occupazione per il territorio, che porti un turismo di alto target ed allunghi le stagioni turistiche , che offra delle opportunita’ ai nostri giovani che tuteli in maniera totalitaria le poche bellezze naturali che sono rimaste intatte in un paese dove non esiste piu’ alcun rispetto per l’ambiente , che sfrutti le opportunita’ della citta’ per rendere la qualita’ della vita migliore a tutti i suoi cittadini.
Questo e’ quanto va discusso in seno alla comunita’ , questo e’ quanto a mio parere l’amministrazione dovrebbe fare .

Dai Mugugni ai forconi
Sembrava una farsa eppure e’ una tragedia, con il solito piglio decisionista l’Amministrazione Comunale ha preparato da sola ed ha approvato da sola il PUC .
Questo assoluto disprezzo delle Minoranze rappresentate in Consiglio Comunale , delle Associazioni e dei Cittadini , mostra ancora una volta il concetto che questa Amministrazione ha della gestione democratica della cosa pubblica.
E’ singolare che in un momento storico di grande scollamento tra politica e societa’ civile, in un momento in cui tra il mugugno ed il forcone il passo e’ breve , l’ Amministrazione Comunale,
che piu’ di ogni altra dovrebbe avere a cuore il rapporto con i cittadini, i loro stessi elettori , non fosse altro per una questione di immediatezza di lettura tra causa ed effetto,
riesce a procedere nell’approvazione di strumenti urbanistici di fortissimo impatto sul futuro della citta’ quale il PUC senza nemmeno di degnarsi di dare una breve e motivata proroga alle opposizioni che siedono in Consiglio.
Del resto siamo in Italia , e la colpa di tante malefatte perpetrate da politici ed amministratori , e’ sopratutto dei cittadini i quali hanno delegato e smesso di partecipare alla gestione della cosa pubblica.

in greco ἀγορά, da ἀγείρω

Agorà (in greco ἀγορά, da ἀγείρω = raccogliere, radunare) è il termine con il quale nella Grecia antica si indicava la piazza principale della polis.
La piazza dove un tempo la gente si incontrava e discuteva, dove i progetti , le speranze, le paure accomunavano i cittadini .
Questa sera si discutera’ il futuro della citta’ in una stanza chiusa lontano dalle necessita’ , dalle speranze e dalle aspettative dei cittadini.
Agora’ quello che manca completamente nella politica dello sviluppo del futuro della nostra citta’.
Non sara’ un PUC fortemente impattante a livello di cemento ed assolutamente non condiviso a proiettare una visione illuminata del futuro di Santa Margherita Ligure.
Non sara’ un PUC a creare sviluppo e lavoro, chiusi quei cantieri e quelle colate di cemento , nel giro di qualche anno ci ritroveremo come oggi se non peggio con una citta’ priva di una visione programmatica del futuro , degli investimenti che possano creare lavoro , della necessaria coscienza civica che tuteli i Beni Comuni.
E’ questa la sfida a cui oggi vengono chiamati i cittadini in prima persona e tutte le componenti della cittadinanza di Santa Margherita Ligure ,i Politici, il mondo Cattolico , il mondo del Volontariato , tutte le classi della cosi detta Societa’ Civile .
Bisogna colmare un vuoto che rischia di travolgere il nostro futuro e rovinare per sempre la citta’.
Bisogna mettere insieme progetti ed idee e dimostrare che una citta’ diversa sostenibile , moderna ma rispettosa dell’ambiente che non necessita di aprire cantieri e costruire box o case incrementanto volumi e sottraendo spiagge pubbliche , e’ possibile.
Bisogna dimostrare che una citta’ ben gestita puo’ essere una risorsa che riesce a dare servizi sociali ed abbassare le tasse ai cittadini senza svendere il territorio e l’ambiente.
E’ possibile costruire un futuro per i nostri figli in un ambiente sano che sia rispettoso del prossimo e che abbia una grande carica etica , dove il lavoro e lo sviluppo abbiano delle connotazioni di crescita e benessere dei cittadini e non solo dei mercanti.

Leggiamo sui giornali quello che sta succedendo al più’ grande porto turistico del Mediterraneo , Imperia dove lo scandalo travolge imprenditori e politici , leggiamo inoltre di comuni della Liguria completamente infiltrati dalla ndrangheta calabrese o da altre mafie e qualche volta commissariati.
Questo dovrebbe far riflettere il cittadino di Santa Margherita Ligure , in quanto il giorno 16 maggio 2012 alle ore 10 presso la sede regionale in via Dei Fieschi 15 undicesimo piano, partirà’ la Conferenza dei Servizi che si occuperà’ dei due progetti relativi al Porto ed al Retro porto ( ex area Spertini ) presentati dalla Santa Benessere e Social s.r.l. e dalla società’ S.I.M.E.S. s.r.l. ( n.b. entrambe s.r.l.) .
La procedura della conferenza dei servizi vedrà’ tutte le autorità’ interessate a vario titolo esprimere il loro paresse sulla possibilità’ o meno di compiere questo scempio paesistico e ambientale , che cancellerà’ per sempre la struttura e il tessuto sociale della città’ così’ come la conosciamo adesso. Manchera’ a quel tavolo completamente la voce di cittadini unici diretti interessati , i quali saranno rappresentati solo dalle osservazioni ai due progetti . Ma non saranno ammesse ne’ associazioni , ne altre rappresentanze degli unici diretti interessati ed autorizzati a decidere sul proprio futuro e sull’uso e l’alienazione a privati di quei beni comuni che hanno negli ultimi cento anni fatto la fortuna di questo borgo di mare.
Cosa ritorna nelle tasche dei cittadini e cosa va in quelle dei privai ”imprenditori” se facciamo una proporzione direi 1% di opere inutili al cittadino e 99% di utili economici agli ‘imprenditori ‘privati.
Intanto circolano in rete ampi stralci del PUC che il Sindaco chiama ”Apocrifo” . Tante belle parole sul non consumo del territorio ma sulla realizzazione di edilizia residenziale e per le fasce deboli sfruttando ed ampliando cubature esistenti, ma a leggere correttamente si possono ravvisare tutti i presupposti fondamentali a superare tutti i disagi che il vecchio PUC possano arrecare agli ”imprenditori illuminati ” vogliosi di speculare con tanto bel cemento a Santa.
Ci sono tutti i presupposti per ingrandire il porto , aggregare l’Area ex Spertini a La Valletta facendolo diventare un mega centro di talassoterapia, in contrasto da quanto stabilito dal Piano Regionale della Costa , eliminare e ampliare casa del mare e pescherie , creando un molo di sotto flutto etc.etc.
Per non parlare dell’alienazione di tanti edifici pubblici che il Comune venderà’ per fare cassa.
Anche questo importantissimo strumento di programmazione del futuro della città’ viene calato dall’alto senza possiblita’ di discussione preventiva e di condivisione con i diretti interessati ovvero i cittadini e tutto questo sembra avverrà’ molto preso ad Aprile probabilmente. ( così’ si evince da un’intervista rilasciata dal Sindaco al Secolo di qualche giorno fa’)
Intanto i costi dei servizi aumentano, le buche nelle strade rimangono , le attività’ per i ragazzi vengono dimezzate ( Teatro) , le stradine pedonali ed i carruggi , così’ come i torrenti sono infestati da rami ed erbacce e non vengono puliti più’ da anni , il prolungamento del porto manca di tutti i servizi elementari ( acqua , luce , antincendio e bagni) la raccolta differenziata e’ a livelli mediocri , basta dare uno sguardo ai cassonetti fuori dal centro per vedere che e’ inesistente , così’ come una seria politica di risparmio energetico ed uso delle fonti alternative ed i San Margheritesi stanno a guardare o a firmare l’ennesima petizione o esposto aspettando che passi la nottata e l’incubo di questa amministrazione .
Ma se la nottata passera’ prima o poi , i danni invece resteranno e saranno permanenti ed irreversibili ed i cittadini saranno gli unici pagarne le conseguenze .

Dalla GAzzetta di SANTA http://www.gazzettadisanta.eu/
un segnale di allarme da non sottovalutare .. Il partito delle cosche e del cemento avanza implacabile!

Attività del Comune
Profumo di natura: il PUC lascia poche speranze

Con un po’ di ritardo rispetto ai tempi promessi, stanno emergendo le prime indiscrezioni sul “Progetto preliminare” del Piano Urbanistico Comunale.
Si tratta di un documento che, come abbiamo detto in diverse occasioni, non è di agevole lettura e che, proprio per questo motivo, andrebbe “spiegato casa alla città”: per ora non è dato sapere in che cosa consiste (è stato distribuito solo ai Consiglieri comunali) e non è noto un piano di comunicazione e di coinvolgimento. Ci auguriamo che vada oltre le incombenze minime dettate dalla Legge.

Un prima occhiata al documento solleva le preoccupazioni che traspaiono dal titolo di questo articolo: in una città che decresce numericamente da molti anni e in presenza di un numero di case vuote superiore a quelle occupate, si pensa ancora a costruire/ampliare ed a svincolare edifici che furono creati solo per fornire servizi (cliniche, ospizi, alberghi, …).
Preoccupazione rafforzata dalla lettura di affermazioni come “Gli interventi sono in genere organicamente connessi ai processi di riqualificazione, che interessano le zone edificate e ne costituiscono in qualche modo il fulcro, sia per il contributo che sono chiamate a dare alla produzione di aree per servizi, sia per la capacità di costituire polarità, o finalizzate al raggiungimento degli obiettivi di soddisfare la dotazione di ERP.”
Da una parte si convertono aree per servizi perché antieconomiche o degradate, dall’altra si autorizza la creazione di nuove aree per servizi o Edilizia Residenziale Pubblica: tra vent’anni queste ultime saranno “pronte” per ripetere l’operazione.
Il risultato netto è un continuo consumo di territorio e una destinazione finale al mercato immobiliare, un ulteriore aumento delle seconde case perché oltre agli appartamenti commercializzati come tali si sommeranno indirettamente anche quelli destinati ad edilizia convenzionata, che libereranno altrettanti immobili oggi occupati da residenti. progetto
Proseguirà la “Portofinizzazione” di Santa lungo un percorso destinato a farla diventare una città fantasma.

A che cosa ci riferiamo in particolare?
Del vecchio Ospedale di via Roma (Cronicario) abbiamo già scritto in passato (“Santa: un rapporto sofferto con gli ospedali” – 23 marzo 2011), così come di Villa Attilia (“Villa Attilia” – 22 gennaio 2012), che dovrebbe essere demolita e ricostruita con maggiori volumi in cambio di alcuni alloggi in località Crosa dell’Oro: un bel passo verso la “ghettizzazione” dei residenti.
Abbiamo parlato anche dell’edificio AVIS di via Principe Centurione (“Un paese di minatori” – 26 agosto 2010), che fa bella mostra sul PUC per “la realizzazione di un parcheggio pubblico a rotazione e privato”.

L’ex istituto San Giorgio di via Maragliano (quello dei “marinaretti”, di proprietà del Consorzio Autonomo del Porto) passerà da edificio scolastico a immobile residenziale; un’operazione analoga a quella già portata avanti (e ampliata dal PUC) per il complesso ex-OTAM di via Delpino Teramo/Belvedere.
I due piani dell’edificio di proprietà dei Pii Istituti in via Buonincontri dovrebbero aumentare per fare posto ad altri appartamenti.
In via Domizio Costa ancora un cambio di destinazione, da artigianale a residenziale, ovviamente con aumento dei volumi.
In località Madonnetta è confermata la disponibilità, già prevista dal Piano Regolatore vigente, a realizzare appartamenti ex novo con l’obiettivo della “integrazione del tessuto edilizio, al fine di completare la configurazione urbana in un ambito a bassi livelli di intervisibilità e che rappresenta per ubicazione forma e continuità con il tessuto insediato la sua naturale prosecuzione, nell’obbiettivo principale di prevedere edilizia primaria.”
Il verde lascia spazio a tre edifici destinati a residenti-che-non-ci-sono e che comunque non dispongono dei capitali necessari per l’acquisto: forse non è sufficiente costruire appartamenti per bloccare lo spopolamento.
Sono confermati anche altri tre edifici a San Siro, tra le serre, in cambio di alcuni appartamenti per ERP. mobilità
Non potevano mancare i sei edifici di via Roccatagliata che ospitano a piano terra magazzini, laboratori artigianali e negozi. Un quartiere caratteristico che sarà raso al suolo con l’obiettivo della “riqualificazione dell’area ed [del] reperimento di nuovi alloggi per le fasce di popolazione deboli.”

Due parole chiave per aprire le porte della cementificazione: riqualificazione e fasce deboli.
La tipologia degli appartamenti è già una risposta: 75 m2 per quelli a libero mercato, 50 m2 per quelli convenzionati: piuttosto inadatti per famiglie residenti.
In località Banchi, a mezza costa verso Rapallo, le serre attuali potrebbero lasciare spazio ad altre costruzioni: abitazioni di qualità “ripagate” con 8 alloggi di Edilizia Residenziale Pubblica in località Crosa dell’Oro.
All’estremità opposta, in via Fortunato Costa, “Si ritiene che una limitata edificazione in scala con l’edificato circostante, con tipologia prossima ai modelli tipologici presenti, sia in linea con il completamento dell’area fornendo al contempo l’occasione alla Civica Amministrazione di entrare in possesso di una strada esistente in sterrato che consentirebbe di completare una circonvallazione che dal centro cittadino avrebbe lo sbocco in prossimità dell’Hotel Regina Elena.”
Anche la palestra comunale, contigua all’Istituto Comprensivo “V.G. Rossi”: demolita e ricostruita, ovviamente con volumi maggiorati, per essere destinata ad abitazioni.

L’elenco è corposo e non poteva mancare una delle aree più controverse da un paio d’anni: quella relativa al lungomare dopo il porto.
Indubbio il degrado dell’area recentemente liberata dall’ex cantiere Spertini, indubbio il superamento dei limiti posti dalla Regione per il rapporto tra spiagge libere e in concessione, nel nostro Comune: logica vorrebbe che quello spazio (oltre 1.900 m2) venisse attrezzato a beneficio di tutti.
Il PUC invece lo destina ad una concessione, accorpandolo all’adiacente complesso della Valletta (opportunamente demolito e ricostruito così da ampliare i volumi) con la “previsione… di un centro per la talassoterapia, wellness e centro benessere.”
Questo ci ricorda un progetto ampiamente dibattuto nel quale, evidentemente, l’Amministrazione si riconosce (“raccolta articoli”).
Tanto che vengono dati per scontati “significativi problemi di messa in sicurezza dell’approdo e di riqualificazione delle aree di margine degradate”, salvo poi affermare doverosamente che “Il presente PUC, solo a seguito della conclusione del procedimento del D.P.R. 509/97, prenderà atto degli esiti dello stesso e in caso di approvazione del progetto sarà aggiornato di conseguenza.” attrezzi
Spostandoci pochi metri oltre, viene prevista la realizzazione di un Centro Congressi proprio sopra l’autorimessa in costruzione da parte del “Grand Hotel Miramare”. Nessun problema di altezza, perché servirà a coprire “la parete sul retro dell’autorimessa [che] era in passato il fronte di una cava di pietra”.

In conclusione: molte aree “recuperate” al cemento, nessuna al verde.
Alcuni di questi interventi hanno una loro logica a beneficio della città, ma presi nella loro interezza delineano un progetto di città che non condividiamo.
Forse le dichiarazioni che avevamo ascoltato (vedi “La bella addormentata nel bosco” – 16 aprile 2011) hanno creato troppe aspettative: un Piano che guardi al domani gestendo i bisogni del presente, lo sviluppo di una città moderna ma che mantenga la sua identità, il perseguimento di una qualità della vita migliore anche passando attraverso piccoli sacrifici personali, regole distanti il più possibile da logiche speculative e fortemente ancorato alla realtà.

All’Amministrazione l’arduo compito di spiegare come questo PUC riconduce a quelle aspettative.
© La Gazzetta di Santa

Tutte le mie lettere a Levante News relative alla speculazione edilizia su Santa Margherita Ligure

Dal capitano di lungo corso Dario Savino riceviamo e pubblichiamo

A Santa Margherita Ligure, dopo l’allungamento del molo di sopraflutto, si era parlato di completamento dei lavori per offrire ai diportisti un servizio adeguato e coerente con la città. Sono passati ormai circa otto mesi ma sulla banchina oggetto del recente allungamento non si vede alcuna traccia di progressi. Le barriere sono state rimosse e qualche griglia evidentemente pericolosa chiusa, ma ad oggi alla viglia del calendario di regate che Santa ospita ogni anno ed a ridosso della stagione estiva che a causa di molte e maldestre operazioni del Governo non si annuncia per niente buona, non si vede alcun progresso per i lavori di installazione delle colonnine elettriche, i punti di distribuzione dell’acqua e l’impianto antincedio che ancora oggi consiste di una manichetta volante passata li dove dovrebbero esserci dei tubi e degli attacchi Uni (tipologia di attacco universale atto a facilitare il collegamento delle manichette standard indispensabili a domare gli incendi ) .

Si notano invece dei quadri eletttrici volanti, assolutamente fuori norma con su scritto comune di Santa Manrgherita, dei tombini senza coperchio ed un nuovo cartello sulla casetta degli ormeggiatori con il nome della società Progetto che dovrebbe gestire gli ormeggi e ricavarne tanti bei profitti che debitamente introitati dal Comune potrebbero sopperire alle esigenze della cittadinanza come mantenere inalterati i costi della mensa e dei pulmini scooalstici.

Per i servizi igienici, visto che sono appena passati due mesi dall’ordiannza che li ha approvati, mi astengo da qualsiasi commento, sarebbe da pazzi immaginare di averli finiti e funzionali prima della stagione turistica!!

LETTERE/ “Cari Comitati, uniamoci e facciamo rete”

Dal capitano di lungo corso Dario Savino, riceviamo e pubblichiamo. Ricordiamo però che una rete di Comitati esiste già nel Golfo Paradiso e si occupa di “colate di cemento”

In tutto il territorio del levante Ligure assistiamo ad un costante fiorire di comitati spontanei nati a contrastare le decisioni degli amministratori che troppo spesso si dimostrano essere avulse dalle necessita’ e dalle richieste dei cittadini dimostrando ogni giorno il grave scollamento tra politica e societa’ civile.

Troppo spesso l’impegno e la voglia di preservare il territorio viene additato come l’estro di pochi radical chic, o dannati ambientalisti che non consentono di muovere una foglia condannando il territorio all’arretratezza e all’immobilismo.

In verità così non è e tutti questi comitati spontanei altro non chiedono che avere una politica di scelte condivise e rispettose dell’ambiente della salute dei cittadini e dei Beni Comuni.

In genere dopo i primi momenti di entusiasmo, le raccolte firme e le manifestazioni pubbliche, i comitati subiscono il logorio dei tempi biblici delle risposte che non vengono mai dalla amministrazione pubblica o al rimpallo di responsabilità dei vari enti coinvolti nel percorso decisionale.

Così poco a poco i comitati perdono energia e voglia di combattere mentre le amministrazioni che sono ben use a tali tattiche dissuasive riescono a perpretare i prorpi scopi.

Il mio appello oggi è quello di creare una rete di associazioni che si sostengano a vicenda, e che siano disposte a fare fronte unico a tutte quelle battaglie civiche che sono sul tavolo nei nostri territori, e parlo del porto di Santa, degli aunmenti ingiustificati alle mense scolastiche, dell’area Spertini, degli ospedali di Recco e di Santa, del Depuratore di Rapallo, del puc di Leivi e sono sicuro ce ne sono tanti altri che non conosco e che vorrei conoscere per creare un forte antagonista in grado di studiare delle strategie comuni di opposizione a questo modo autoritario e autoreferenziale delle nostre amministrazione di fare crescita e sviluppo troppo spesso avulsa dal cittadino.

LETTERE/ ‘Santa’, il porto, un pubblico confronto

Da Dario Savino riceviamo e pubblichiamo

Dopo decenni di una politica, fortemente caratterizzata da sprechi e da opere faraoniche troppo spesso inutili, quasi sempre subite e contrastate dai cittadini, vedi Tav, Ponte sullo Stretto, Porto di Santa Margherita Ligure.

Dopo decenni in cui troppo spesso la politica doveva rendere favori e far lavorare le imprese a qualsiasi costo a prescindere dal prezzo da pagare all’ambiente, al paesaggio alla nostra storia e cultura, alla volontà dei cittadini stessi.

Sembra che finalmente ci sia un timido tentativo di inversione di tendenza.

Il responsabile dello Sviluppo economico Corrado Passera, qualche settimana dopo la sua nomina a ministro, ha avviato la procedura per arrivare a una modifica dell’attuale normativa.

Per costruire una grande opera dovrà essere effettuata una consultazione preventiva con tutti i soggetti interessati. Il governo Monti decide di cambiare le regole in materia di lavori pubblici e studia un provvedimento simile a quello introdotto in Francia nel 1995 che, assicurano gli esperti, ha ridotto dell’80 per cento la conflittualità riguardo alla realizzazione di progetti che hanno un impatto ambientale. Il piano è in fase avanzata, già entro la fine del mese potrebbe arrivare il testo del disegno di legge da sottoporre all’esame del Parlamento.

Voilà et abracadabra: da sudditi gli italiani diventano finalmente cittadini, dal subire potranno finalmente partecipare alla democrazia decisionale in maniera attiva.

Finalmente, era ora, c’è voluta la crisi economica per far capire che le grandi opere, il gigantismo speculativo troppo spesso cieco alle esigenze dei cittadini ed alla tutela del Bene Comune non sono la cura alla crisi ma troppo spesso una concausa che acuisce conflitti sociali e l’instabilità di un Paese.

Attendiamo con impazienza che il Parlamento approvi una simile norma e che i Comuni la facciano propria per tutte quelle opere grandi o piccole che cambiano in modo irreversibile la natura e l’essenza di una cittadina.

Ci aspettiamo che il Sindaco di Santa per primo applichi quella politica di confronto e discussione che troppo spesso invoca soltanto e che finalmente faccia esprimere i suoi cittadini su un’opera ”Monstre” quale lo stravolgimento del porto e la speculazione cementificatrice del retro porto.

Dario Savino

LETTERE/ ‘Santa’: se gli amministrati non si fidano

Da Dario Savino, capitano di lungo corso, riceviamo e pubblichiamo

Leggo su Levante news che mercoledì 29 il consiglio comunale di Santa si appresta a discutere tra i tanti il seguente punto:

2) Adozione variante del Piano regolatore generale vigente, relativo sia alla disciplina urbanistica sia delle strutture ricettive oggetto di eliminazione del vincolo. Controdeduzioni alle osservazioni presentate entro il termine.

Non vorrei che queste ‘contro deduzioni ‘ non siano quelle relative alle osservazioni presentate ai due progetti di cementificazione e speculazione edilizia relative al porto ed il retro porto.

Oppure che nelle varianti al piano regolatore si pongano le basi per ulteriori scempi del territorio.

Ha molto il sapore della fregatura, tipico dei nostri giorni e governi inserire l’argomento in un contesto generale e liquidarlo tra l’attonito stupore delle opposizioni.

Il mio invito tutte le minoranze che seggono in consiglio comunale e’ quello di fare il loro mestiere fino in fondo senza sconti a nessuno e di portare innanzi quel messaggio che la popolazione di Santa ha chiaramente espresso con circa 4000 firme contro qualsiasi progetto che distrugga per sempre ambiente e paesaggio attuale, ponendo a serio rischio di inondazione il territorio. Che s’ innalzino le barricate…noi non faremo mancare il nostro supporto.

Una volta sventato definitivamente questo attentato speculativo, ci aspettiamo delle proposte serie da parte di amministrazione e/o opposizione per una messa in sicurezza del porto ed una gestione pubblica o mista del porto che proietti i benefici economici sui cittadini ed sulla comunità in termini di minori tasse e maggiori e migliori servizi , invece che utili solo per gli speculatori.

In poche parole i dine’ le palanche che il porto produce devono andare ai cittadini!!!!!

LETTERE/ “Il dovere di vigilare contro la mafia”

Dal capitano di lungo corso Dario Savino riceviamo e pubblichiamo

La Liguria , come altre regioni del nord sembra omologarsi come territorio ad alta penetrazione mafiosa, cammorristica e ndranghetista, basta leggere la cronaca sui maggiori quotidiani.

Una classe di politici che negli ultimi decenni non ha saputo dire di no a voti e soldi facili, oggi governa, facendo scelte che irrimediabilmente cambieranno il destino dei cittadini.

Quando una societa’ viene infiltrata , apparentemente sono soldi a valanga che piovono sul territorio , ma in realta’ e’ la morte di tutte le attivita’ onesta, il ricatto di tutti quei lavoratori che non si piegano a cedere, svendere o subire il ricatto politico -mafioso.

Non e’ certamente un bene vedere che all’improvviso su una delle piu’ piccole regioni d’italia si sia riversato l’interesse di tantissimi imprenditori carichi di milioni da spendere in progetti di dubbia capacita’ retributiva e di forte impatto speculativo.

Anche i bambini sanno che la mafia , sempre intesa in senso lato , non si presenta solo con il gessato e le machine gun tipo AL Capone , ma che troppo spesso ha una faccia imprenditoriale pulita e affidabile .

Quindi sono i Cittadini, i comitati spontanei , i lavoratori e la cosidetta societa’ civile che hanno l’onere gravoso di vigilare il proprio territorio , di diffidare di qualunque imprenditore benefattore dalle oscure fortune economiche, di denunciare alla procura della Repubblica qualsiasi vento di mafia soffi sul proprio territorio.

Un onere gravoso , una grossa responsabilita’ su dei cittadini che votando hanno delegato ai politici l’amministrazione del territorio, ma di tanto in tanto e’ necessario regolare l’orologio della democrazia, la pendola della legalita’ affinche’ segni l’ora giusta non due volte al giorno ma tutto il giorno , tutto l’anno.

Dario Savino Capitano di lungo corso.

LETTERE/ ‘Santa’: dall’ospedale all’imposizione del Puc

Da Dario Savino, capitano di lungo corso, riceviamo e pubblichiamo

Erano anni che molto ingenuamente mi domandavo che significato avesse cambiare simbolo e nome ai partiti quando poi in realtà restavano le stesse facce e le stesse logiche di potere di sempre. I recenti scandali mi hanno folgorato; è semplice: si cambia nome al partito e si moltiplicano i rimborsi elettorali anche se il partito non esiste più e la legislatura è terminata in anticipo. I rimborsi elettorali continuano a piovere sui partiti in vita o estinti con abbondanza e precisione svizzera moltiplicati all’infinito.

Recentemente abbiamo assistito allo scandalo della Margherita, dove ci si domanda come è possibile che i dirigenti fossero all’oscuro della sottrazione di ben tredici milioni di euro. O sapevano, ed allora erano complici, o non sapevano, e allora non sono all’altezza delle cariche che ricoprono.

Dalle nostre parti, in piccolo, succede lo stesso con la vicenda dell’Ospedale di Santa Margherita Ligure; adesso tutti a stracciarsi le vesti e intonare alti lai, con ricorsi al Tar e Class Action per qualcosa che è già stato destinato ad essere venduto.

E chi governa (passato e presente, maggioranza ed opposizione) non poteva non sapere cosa si stava organizzando a spese dei cittadini. Adesso si fa anche bella figura schierandosi come Don Chisciotte de la Mancia contro i mulini a vento, per il popolo che finalmente vede qualcuno cavalcare la battaglia e magari ci crede anche.

Ma il ragionamento è sempre lo stesso: chi c’era (passati e presenti, maggioranza ed opposizione) non poteva non sapere e se non si è reso conto che gli vendevano un Ospedale, anche abbastanza grande ed ingombrante direi, sotto il naso, allora forse è nel posto sbagliato.

Ed è contraddittorio cercare l’approvazione dei cittadini nella battaglia dell’ospedale e far cadere dall’alto il Puc senza dare alcuna possibilità di partecipare ai cittadini; eppure anche il Puc riguarda da vicino tutti i cittadini ed il futuro del territorio che abitiamo

LETTERE/ Prima donne e bambini, ultimo il capitano

Da Dario Savino, capitano di lungo corso, riceviamo e pubblichiamo

Il Comandante è sempre l’ultimo a lasciare la nave in caso di abbandono??? In questi giorni ho fatto una piccola ricerca per capire se in tutto il mondo vige la stessa norma che obbliga il Comandante di una nave in pericolo ad essere l’ultimo ad abbandonarla. Della Costa Concordia si è lungamente parlato e credo che sia chiaro a tutti che secondo il Codice della Navigazione, ovvero il Codice che raggruppa tutte le norme e leggi relative all’ambito marittimo, decisamente è un reato perseguibile con anni di galera. E fin qui non ci piove.

Ma cosa succede in atri paesi europei? Anche per Francia, Belgio, Lussemburgo, Lettonia e Croazia è un reato codificato dalle leggi nazionali e perseguibile. Per i paesi anglofoni, Regno Unito e Stati Uniti, è una tradizione, una condizione posta dall’onore e dall’onere del rango di Capitano.

Così la descrive Paul Owen, Assistant Secretary General Ifsma (International Federation of Shipmasters’ Associations): “All countries with a seafaring heritage have this Code of Honour that is passed down from generation to generation. It can be said that the term “noblesse oblige” applies – the old phrase of “rank imposes obligations” – is being lost in the modern world”.

Addirittura dice che l’unica scusante potrebbe essere se il Comandante fosse incapace di gestire l’emergenza fino alla fine in quanto ferito o morto; allora l’Ufficiale secondo in comando deve assumere il ruolo ed assicurarsi che tutte le persone affidate alla sua responsabilità vengano portare in salvo.

Molto interessante, nella storia della marineria anglosassone, due casi giuridici: il primo è quello dell’equipaggio dello Yacht Mignonette che nel 1880, in seguito ad un naufragio, si ritrovava a passare 24 giorni su un tender di 4 metri, e dopo giorni di terribili privazioni il comandante ed altri due membri dell’equipaggio uccidevano e si nutrivano del giovane steward di bordo, che era in pessime condizioni di salute. Cannibalismo ai fini della sopravvivenza, quando si dice ”mors tua vita mea”: dopo qualche giorno venivano recuperati e rientrati a Southampton ammettevano le loro mancanze convinti di aver fatto la cosa giusta e di non essere perseguibili. Dopo diversi gradi di giudizio venivano infine condannati e la sentenza tra le motivazioni diceva cosi’: ”Preservare la vita è un dovere, a volte il dovere è di sacrificarla. Per esempio in guerra, dove il dovere di un uomo è di morire e non di vivere. Il dovere in caso di naufragio del Comandante e del suo equipaggio nei riguardi dei passeggeri, delle donne e dei bambini, come nel nobile caso del Birkenhead; questi doveri impongono la necessità morale , non della semplice conservazione della vita, ma del sacrificio della propria vita per gli altri”……

To preserve one’s life is generally speaking a duty, but it may be the plainest and the highest duty to sacrifice it. War is full of instances in which it is a man’s duty not to live, but to die. The duty, in case of shipwreck, of a captain to his crew, of the crew to the passengers, of soldiers to women and children, as in the noble case of the Birkenhead; these duties impose on men the moral necessity, not of the preservation, but of the sacrifice of their lives for others, from which in no country, least of all, it is to be hoped, in England, will men ever shrink, as indeed, they have not shrunk.

E vi siete mai chiesti da dove viene la storia di prima le donne e poi i bambini?? Altro caso giudiziario quello della fregata inglese Hms Birkenhead che nel 1852 trasportava truppe e passeggeri; si incagliava ed affondava nel giro di mezz’ora vicino alla costa del Sud Africa. Il Comandante, resosi conto che poteva usare solo alcune delle scialuppe di salvataggio e che non ci sarebbe stato spazio sufficiente per tutti, ordinava di mettere in mare quelle che potevano essere usate con donne e bambini . I cavalli vennero spinti in mare con la speranza che potessero raggiungere la costa a circa 3 miglia. I soldati ed i membri dell’equipaggio restarono perfettamente disciplinati in attesa di ordini, eseguendo le manovre necessarie. Resosi conto che non ci sarebbero state sufficienti scialuppe per tutti il Comandante ordinò di buttarsi in mare e raggiungere le scialuppe dove erano imbarcate donne e bambini. Tuttavia il Comandante del reggimento, nel timore che l’affollamento delle scialuppe ed il panico potesse far ribaltare le scialuppe e mettere così in pericolo donne e bambini, ordinò ai suoi uomini di restare immobili sul ponte. E così fu fino a quando l’Hms Birkenhead affondò con il suo prezzo di vite umane scarificate con onore a quell’ordine di evacuazione che nei secoli è diventato un’imperativo di civiltà: “Prima le donne ed i bambini”. Si aprì un processo in seguito, ma venne immediatamente archiviato, non essendo sopravvissuto al naufragio nessun Ufficiale della nave né dei militari. Si salvarono solo donne, bambini, qualche cavallo, un paio di civili e qualche marinaio che era riuscito a raggiungere la riva a nuoto a dispetto degli squali. Decisamente storie di altri tempi.

LETTERE/ “Tassa di stazionamento taglia i posti di lavoro”

Dal capitano di lungo corso Dario Savino riceviamo e pubblichiamo

Tassa di Stazionamento, tassa necessaria per contribuire a risollevare i conti pubblici, è probabile ma così come concepita sembra una tassa miope che arrecherà più danno al settore che benefici alle casse dello stato.

Ucina ed altre associazioni hanno lanciato un grido di allarme inascoltato, preoccupandosi sopratutto di quelle unità che fanno charter o di quelle prodotte dai cantieri e non vendute o ritirare in permuta che dovranno comunque pagare la tassa di stazionamento.

Nessuno ha però parlato dell’effetto nefasto che questa ulteriore imposta può avere sull’occupazione dei nostri marittimi.

Ecco i primi due marittimi senza contare e quantificare l’indotto, che hanno perso o stanno per perdere il loro imbarco:

Dal Corriere della Sera , Riccardo Illy industriale del caffe’ Triestino dichiara: «Non porto la barca in Croazia, però sto cercando di venderla». Lo annuncia su Il Piccolo, l’imprenditore ed ex presidente del Friuli Venezia Giulia, Riccardo Illy, in un’intervista in cui critica alcuni provvedimenti contenuti nel decreto Salva Italia.

«Un impegno troppo grosso» – Smentendo le indiscrezioni su un presunto trasferimento della sua imbarcazione in un porto sloveno o croato («di posti non ce ne sono più»), Illy si scaglia contro la nuova tassa di stazionamento, e sottolinea che «tutte queste iniziative mi hanno fatto perdere interesse nella barca. È un impegno continuo, anche se dà grandi gioie. Se poi si viene anche criminalizzati mi vien da pensare: se non vogliono che la tenga, la vendo».

Sì, avete letto bene e non sarà l’unico che in vista di un sostanzioso balzello nella gestione di una barca penserà che forse, più che per motivi economici, ma per motivi di invidia sociale ed una specie di criminalizzazione di chi possiede una barca, per il futuro sarà meglio mantenere un low profile, vendere la barca o scappare all’estero e cambiare bandiera, è già successo in passato.

E se cambio bandiera perché dovrei mantenere dei marittimi italiani che mi costano circa il 46 % in più di contributi Inps e Ipsema ed il marittimo deve anche pagarsi l’Irpef ?

Prendo piuttosto degli stranieri 12 mensilità nette senza alcun versamento per oneri previdenziali e pensionistici (ancora per poco vedi Maritime Labor Convention 2006).

Il diporto italiano vive quella costante incertezza per cui viene percepito con l’alternarsi dei governi: un anno come la gallina dalle uova d’oro da spennare con le tasse e quello successivo una fiorente industria da incentivare. Decidetevi ma siate coerenti: questo è quello che ha tagliato le gambe allo sviluppo del Registro Internazionale Italiano, la costante incertezza in cui naviga il nostro sistema normativo relativo al diporto.

Quindi, facciamo un piccolo bilancio: perdiamo posti di lavoro tra i marittimi; perdiamo irpef sul lavoro dei marittimi e contributi previdenziali; perdiamo punti di Pil con l’ingente indotto che la nautica da diporto normalmente crea; perdiamo occupazione di posti barca , che chi puo’ andra’ sicuramente a lasciare la barca all’estero , dove spesso le marine costano anche meno; perdiamo accise sui carburanti , in quanto tutte le barche che stazionano in Italia e fanno gasolio pagano accise sul carburante.

Lo stato guadagna la tassa di stazionamento ma solo su quelli che restano, ma qualcuno ha fatto bene i conti??

Intanto amministratori e speculatori illuminati pensano a faraonici porti turistici a Santa Margherita Ligure a danno di un valore turistico e paesistico inestimabile e non replicabile.

Meditate… Se porti turistici, appena terminati come quello di Loano a Pietra Ligure, perfettamente identici a quello proposto a Santa, stanno facendo campagna acquisti offfrendo di pagare la tassa di stazionamento alle barche che si impegnano a mantenere l’ormeggio in Italia, ovviamente assumendosone l’immenso onere economico che comporta.

Forse qualche investitore del cemento dovrebbe rifarsi i conti, o qualche amministratore dovrebbe aprire gli occhi e capire che l’Affare porto è un affare cemento; speculazione edilizia tout court senza benefici alcuno per la comunità.

Santa’: “La gestione del porto affidata al Comune”

Dal capitano di lungo corso Dario Savino riceviamo e pubblichiamo la proposta di gestire il porto di Santa Margherita Ligure sul modello – ci pare di capire – di Chiavari

La storia delle Repubbliche Marinare e dei borghi di mare dovrebbe insegnarci che dovunque c’era un porto la popolazione si è sempre arricchita con traffici e scambi. Ma in nessun caso del passato quel porto era privato.

Decisamente avere il coraggio di prendere in mano la situazione Porto a Santa Margherita Ligure e portar avanti un discorso di gestione pubblica che non aggravi le spese comunali, che crei occupazione, che porti utili ma sopratutto non deturpi il paesaggio con inutili speculazioni edilizie è una impresa realistica, possibile, fattibile, molto utile ai cittadini di ‘Santa’ che in questo modo vedrebbero gli utili di questa impresa andare a diminuire le loro tasse .

Tuttavia per portare avanti un progetto così fatto c’è bisogno di molto coraggio da parte degli Amministratori, coraggio a scontentare i potenti investitori di turno, coraggio per sparigliare le rendite di posizione, coraggio di investire sul futuro della città in prima persona e non delegando a terzi.

Certo che, se l’amministrazione delega ai privati, i benefici resteranno ai privati che sono imprenditori e speculatori e non benefattori.

Il Comune invece ha un ulteriore vantaggio rispetto al privato; potrebbe permettersi di non fare utili per incentivare l’occupazione, oppure usare quegli stessi utili a favore della cittadinanza con una restituzione diretta.

Il Comune di Santa ha già investito e speso i soldi della comunità per l’allungamento della diga di sopra flutto, la passeggiata di corte, l’abbattimento del ex cantiere Spertini ed ha contratto un grosso debito per fare i servizi igienici del porto.

Sono tutte opere pagate dalla comunità che non possono essere trasferite a costo zero all’investitore privato.

Basta molto poco a completare il porto se il fine è quello della sicurezza e non quello della speculazione edilizia.

Basterebbe riorganizzare secondo i principi di sicurezza, sanciti dalle norme vigenti, il piano di ormeggio; provvedere le opportune colonnine di erogazione acqua ed elettricità; completare il sistema antincendio attualmente inesistente; localizzare in un punto strategico, per minimizzare i rischi di inquinamento, i distributori di carburante; assumere personale qualificato; creare un appropriato sistema di prenotazione e gestione del porto; effettuare un minimo di marketing ed incominciare ad incassare.

Nuovi box e posti auto no grazie, ci ha pensato la Coop Sette all’Hotel Miramare, risistemazione della spiaggia pubblica ex Spertini sì grazie, conservazione del paesaggio così com’è (tel quel) assolutamente sì senza nessun indugio.

Nota per gli operatori. Causa nuova tassa di stazionamento appena introdotta dal decreto Monti si prevede una sostanziale diminuzione delle presenze di imbarcazioni da diporto nelle acque territoriali italiane sia di unità estere che di unità nazionali.

I porti da Mentone a Marsiglia sono già pieni di yachts di armatori italiani in fuga. Questo significa una contrazione dell’occupazione, dell’indotto ,della vendita di carburanti e relative accise incassate dallo Stato.

Quindi si invitano gli Amministratori prima di dare il via a sconsiderate cattedrali nel deserto e porti fantasma a valutare attentamente la congiuntura economica attuale e le previsioni future.

LETTERE/ “E se il porto di ‘Santa’ lo gestisse il Comune?”

Dal Capitano di lungo corso Dario Savino riceviamo e pubblichiamo

”Temi dimenticati”, per qualcuno ma non per tutti , il porto di Santa Margherita Ligure , e’ una speculazione troppo ghiotta perche’ possa essere dimenticato da qualcuno e se c’e’ silenzio al momento, e’ che tutto quanto era possibile dire e commentare da una parte o dall’altra e’ stato gia’ detto e ripetuto fino alla noia .

Certo i fautori dei progetti , sono molto tranquilli e cercano di mantenere un low profile , mentre per giusta contrapposizione chi e’ contrario cerca la massima visibilta’ per affermare le sue ragioni. Gia’ qui forse la cittadinanza dovrebbe porsi qualche interrogativo chi opera nell’ombra e chi alla luce del sole!

Tuttavia in attesa che vengano esaminate le osservazioni , sia del progetto di Santa Benessere che di Porto Cavour , perche’ attenzione i progetti per cui sono state presentate centinaia di motivate osservazioni sono due e non soltanto uno , dicevo nell’attesa che il Comune riunisca un Consiglio per esaminare tutte queste osservazioni , sicuramente non potra’ limitarsi a un frettoloso e superficiale esame, ma dovra’ entrare approfonditamente nel merito delle osservazioni formulate ai progetti di speculazione sul porto di Santa.

In attesa ci si domanda perche’ il Comune non possa come gia’ si fa in altri comuni limitrofi , prendersi in carico la gestione del porto cosi’ com’e’ , razionalizzando e migliorando semplicemente il piano ormeggi ed i servizi, con una spesa minima ed un ritorno di utili per le casse comunali enorme, I numeri sono gia’ in possesso dei nostri amministratori , basti guardare agli introiti di quei posti barca al transito gestiti dal comune che producono un reddito sostanzioso.

Ricordiamoci che piu’ soldi incassa il comune e meno tasse pagano i cittadini o piu’ disponibilita’ ci sono per i servizi ai cittadini. Forse i cittadini di Santa dovrebbero chiedere uno studio , che dimostri in ” palanche” , quanto risparmierebbero di tasse se il porto fosse gestito direttamente dal Comune e quanto se fosse gestito dai privati !

Io non ho dubbi , volendo gestire il porto senza manie di grandezza , fornendo un servizio di ottima qualita’, creando occupazione senza deturpare il territorio , sicuramente il Comune vincerebbe sui privati , tre a zero per usare una metafora calcistica.

LETTERE/ “Il Tigullio e i vantaggi della eco-ricerca”

Dal capitano di lungo corso Dario Savino riceviamo e pubblichiamo

E’ fine anno e tutti bene o male facciamo dei resoconti sul passato, tiriamo le somme, facciamo progetti.

Recentemente mi è capitato di imbattermi in una intervista televisiva di un signore, un economista, imprenditore e scrittore belga Gunter Pauli, il primo produttore di detersivi biodegradabili al mondo, che sostiene che la green economy, quella di cui si parla tanto in Italia ma si fa molto poco, è una economia d’elite difficilmente attuabile .

In pratica è un po’ come il cibo biologico che invece di costare meno, costa più di quello a cui vengono aggiunti conservanti antibiotici anabolizzanti, coloranti etc. Basti pensare che per fare un tetto fotovoltaico un cittadino deve spendere più di 25000 euro e sperare di ammortizzarlo in circa 10/15 anni, ma a mio parere dovrebbe essere sposorizzata ed incentivata quasi per intero dallo Stato, in quanto darebbe l’opportunità al paese di affrancarsi dal giogo dei combustibili minerali. La green economy necessita di un grande finanziamento pubblico per essere efficiente, e quindi diventa anti-economica.

Gunter Pauli sostiene che osservando attentamente la natura , possiamo scorgere delle forme di produzione di energia alternative, che non sono né combustibili minerali, né solare, né eolico.

La chiamano blue economy e l’esempio più immediato è quello delle balene che per 90 anni producono corrente a 12 volts per far circolare il loro sangue per svariati chilometri nel loro sistema venoso. Ma non si limita qui, scienziati da tutto il mondo, hanno aderito a questo progetto e se avete curiosità di andare a leggere sul sito, http://www.community.blueeconomy.de/m/news/index/ , ci sono già 75 progetti per vivere in maniera che la nostra impronta energetica sia ridotta al minimo.

Si va dal riciclaggio dell’asfalto in loco ai telefoni cellulari e peace-makers alimentati dal semplice differenziale di energia termica sviluppata dal nostro corpo e l’oggetto stesso e dalle vibrazioni della nostra voce. Usare quello che già abbiamo, spesso sotto gli occhi da sempre, per consumare meno risorse e produrre maggior energia , questo sembra essere lo slogan della blue economy. In Colombia si estrae la resina dei pini e viene usata come carburante pulito per le macchine agricole e miscelato a benzina o diesel per le automobili con emissioni zero. I 75 progetti riportati sinteticamente sono estremamente interessanti, non so se tutti reali o realizzabili, ma credo che vale la pena leggerli. Forse tra 75 progetti, potremmo adottarne due tre tanto per incominciare a cambiare il nostro futuro.

A questo punto, mi immagino il giusto commento del Direttore di Levante News, che relazione c’è con la cronaca locale.

C’è a mio parere, in un panorama politico dove la porgettualità langue e non è in grado di fornire risposte adeguate che non siano altro che speculazione edilizia, tasse e vendita dei beni comuni, nei momenti di crisi, la necessità che i cittadini si facciano promotori di idee e portatori di proposte per gli amministratori nella pia speranza che siano abbastanza illuminati da provare a guardare un po’ oltre il proprio naso ed orizzonte. A mio parere questa dovrebbe essere la politica, cercare le soluzioni ed i progetti che possano fare il bene ed il progresso della comunita’ e non di pochi.

La mia proposta di cittadino, andiamo ad indagare se la nostra città possa diventare un portabandiera di eccellenza su un progetto di una portata rivoluzionaria come quella descritta. Aggiungiamo al valore della nostra incomparabile natura il valore della ricerca e dell’ecologia e creiamo eccellenza. Voltiamo pagina, reagiamo alla crisi senza piangerci addosso, ma innovando in maniera consapevole e rispettosa delle persone e della terra sulla quale siamo solo di passaggio.

Buon anno a tutti.

Dario Savino

LETTERE/ Le proposte per rilanciare ‘Santa’
del 19-12-2011
Dal capitano di lungo corso Dario Savino riceviamo e pubblichiamo. In realtà citando l’esempio dello Spezzino, parlavamo di un mondo dove a gestire la promozione c’erano persone capaci. Per attirare turisti basterebbe avere un ambiente straordinario, ma occorre la persona che sappia venderlo all’estero. Ciò non è facile. Pensiamo alla presidente dell’Ascom di Rapallo che ha avuto un’idea brillante per rilanciare il commercio natalizio e il successo dell’iniziativa ha subito suscitato critiche. (m.m.).

Ho assistito per la mia prima volta alla cerimonia del Confuego a Santa ed ho ascoltato anche in questa manifestazione pubblica le espressioni di grande preoccupazione relativa alla decrescita demografica della citta’. La scorsa settimana in risposta ad una lettera del sig. Bena che lamentava la scarsa affluenza turistica per il ponte dell’ Immacolata , rispondevo sulle pagine virtuali di questo giornale, lanciando delle proposte , alcune immediatamente realizzabili con poca spesa altre piu’ impegnative.

A parte l’opinione del Direttore di Levante News che faceva notare che risollevare il turismo a Santa non e’ operazione semplice, mi sarei aspettato dei commenti , delle proposte o delle critiche da parte della societa’ civile , da parte dei commercianti o della Pubblica Amministrazione.

Di tutti coloro che sperano che qualcosa venga fatto per risollevare una affluenza turistica agonizzante nei mesi invernali ed un turismo sempre meno qualificato e redditizio in quelli estivi . Nessuno ha ritenuto di discutere il contenuto delle proposte fatte , lettera morta. Allora forse bisogna interrogarsi sul perche’ non si riesce a considerare nessuna proposta oltre quelle che promettono cemento e speculazione edilizia , che sono ricette vecchie e decotte , che non risolvono il probelma ma lo aggravano .

Basterebbe leggere gli articoli del quotidiano ”Repubblica” di venerdi’ e sabato u.s. relativi ai capitali di dubbia provenienza che sono pronti ad essere investiti nella cementificazione delle coste Italiane, Santa compresa e del risultato fallimentare di porti turistici del ponente ligure dove i debiti contratti dagli Investitori ”benefattori” che promettevano mari e monti , adesso gravano anche sui Comuni e quindi sui citttadini per centinaia di milioni di euro.

Bisognerebbe chiedere conto e ragione , del perche ‘ se a parole si invoca una politica attenta alla tutela del territorio , alla crescita demografica allo sviluppo delle opportunita’ per il giovani alla edilizia per residenti nei fatti poco o nulla si faccia. Vorrei riproporre il contenuto della mia Lettera della scorsa settimana sperando che qualcuno colga l’occasione di affrontare l’argomento.

Sicuramente qualche mente illuminata , qualche addetto ai lavori del porto, del settore alberghiero ,di quello turistico o commerciale ha idee migliori e piu’ efficaci , perche’ non proporle alla comunita’ ?? E’ del futuro della nostra citta’ che si parla , del futuro dei nostri figli .

Capitano di lungo corso Dario Savino

LETTERE/ “Come rilanciare il turismo a ‘Santa’”
del 11-12-2011
Dal capitano di lungo corso Dario Savino riceviamo e pubblichiamo. Precisando che, a nostro avviso, la ricetta per rilanciare il turismo non è affatto semplice. L’esempio e il successo delle Cinque Terre, ma anche di Porto Venere e Lerici, è legato alla fu Apt, alla sua bravissima direttrice Lucia Solaro e alla sua équipe (m.m.)

Premessa: non sono un operatore turistico e non ho idea di quali siano i canali che l’ Amministrazione Comunale usi per promuovere il turismo a Santa , quindi prendete questa mia come una semplice proposta o uno sproloquio…..

Ho letto sulle pagine di questo giornale la lettera del sig. Bena che giustamente lamenta il poco afflusso di turisti in questa stagione.

Forse dovremmo incominciare , specialmente da parte di quegli operatori che hanno piu’ conoscenza ed esperienza del settore , a fare delle proposte concrete alla amministrazione cittadina per cercare di resucitare , pur non dimenticando l’attuale tetra congiuntura economica , il nostro turismo.

Partiamo da un dato di fatto , Santa nel suo contesto paesistico , e culturale aspira ad essere una meta turistica di eccellenza. Quindi scartati quei progetti faraonici che la stravolgerebbero per sempre senza nessun apporto per la cittadinanza cerchiamo di fare delle proposte.

Volgiamo il nostro sguardo nelle vicinanze , Le Cinque Terre hanno saputo catturare un turismo di basso impatto ambientale ma costante durante tutto l’anno , un modello che potremmo provare ad imitare , grazie al territorio che abbiamo a disposizione .

A Camogli, leggevo che il Sindaco si occupa di eco compatiibilita’ dell’intera citta’ aderendo al Patto dei Sindaci , cercando di rendere piu’ efficiente energeticamente e meno inqinante la sua citta’ . Perche’ non imitarlo?

Altrove si prova ad avere delle eccellenze ricettive e sicuramente a Santa non mancano le strutture che poi vengono promosse a livello internazionale alle borse del turismo o su settori specifici di clientela piu’ adatatta al target di turista che si vuole far arrivare , oggi magari sono i Russi , gli Americani. Domani potrebbero essere i Cinesi senza mai dimenticare o trascurare gli Europei .

Un Cittadino di Santa molto esperto del settore suggeriva di far diventare la citta’ ed il suo sterminato patrimonio immobiliare, troppo spesso vuoto o sfitto , in una specie di nursery per neomamme di citta’ limitrofe inquinate come Milano o Torino , far crescere il prorpio neonato almeno nei primi anni in un posto idilliaco e tuttavia non lontano alla citta’ di origine potrebbe essere una proposta allettante? Quale papa’ o mamma non vorrebbe almeno per i primi mesi di vita del prorpio figlio, avendone le possibilita’ regalargli aria pulita , tranquillita’ e sicurezza? Ovviamente sarebbero necessari servizi socio sanitari di eccellenza per attirare questo tipo di turismo .

Succursali di Universita’ di eccellenza , Italiane e straniere , che porterebbero un flusso ininterrotto sopratutto durante i mesi invernali di giovani , che hanno necessita’ di allogiare e vivere e svecchierebbe sicuramente l’immagine della citta’.

Oltre al convegno di confindustria , si potrebbe cercare di portare a Santa altre manifestazioni di risalto internazionale durante i mesi invernali.

Si potrebbe magari chiedere a brand di case automobilistiche di operare un progetto pilota di citta’ sostenibile , chiedendo la fornitura di autobus ed auto ad idrogeno da mettere a disposizione dei turisti , e nel contempo creare scuole di formazione professionale per operatori delle energie del futuro sia in campo civile , automobilistico che navale . La marca automobilistica ci ricaverebbe una immensa campagna pubblicitaria protatta nel tempo e nello spazio.

Si potrebbe chiedere alla Accademia della Marina Mercantile ed all’Istituto Nautico di Camogli e di Genova, alle associazioni di Broker agli Armatori di Confitarma di aprire una sede in citta’ dove tenere i vari corsi obbligatori e poterne creare di nuovi per formare il personale navigante sia di coperta che di macchina ma sopratutto dei servizi albeghieri ( Chefs ed Hostess) che operano nella nautica da diporto e sulle navi da crociera , cercando di creare uno standard di eccellenza di formazione professionale facilmente spendibile anche con i marittimi stranieri.

Bisognerebbe cercare in pratica di ampliare l’offerta e sopratutto diversificarla , in modo tale da poter trovare risorse a monte quando scarseggiano a valle e viceversa.

Avete altre ideee proponetele chissa’ che qualcuno ascolti

LETTERE/ Ecco cosa è il “Patto dei sindaci”
del 08-12-2011
Dal capitano di lungo corso Dario Savino riceviamo e pubblichiamo quanto segue. Del resto quasi ogni giorno nascono nuove espressioni che diventano luoghi comuni (Filiera corta, chilometro zero, bio) per non parlare delle sigle (Puc, Tar, etc) e pur rendendoci conto che non tutti ne conoscono appieno il significato, la cronaca ci impedisce di fornire ogni volta la spiegazione (ne abbiamo scritto in passato in modo esaustivo). Motivo di più per ringraziare il nostro lettore.

Ho letto questa mattina l’articolo di Consuelo Pallavicini ”Camogli ed il Patto dei Sindaci” sul suo giornale e credo che per molti di noi il Patto dei Sindaci sia qualcosa di poco conosciuto

Troppo abituati ai patti delle crostate , ci sfugge che a volte il mettere insieme le capacita’ e le competenze puo’ essere una strada per creare occupazione , rispetto ambientale e sviluppo.

Per cui mi sono periziato di andare a leggere qualcosa sul Patto dei Sindaci ed in rete all’indirizzo http://www.campagnaseeitalia.it/il-patto-dei-sindaci ho trovato quanto segue :

Il Patto dei Sindaci

Il consumo di energia è in costante aumento nelle città e ad oggi, a livello europeo, tale consumo è responsabile di oltre il 50% delle emissioni di gas serra causate, direttamente o indirettamente, dall’uso dell’energia da parte dell’uomo. Una nuova azione risulta quindi necessaria al fine di contribuire al raggiungimento degli obiettivi che l’Unione Europea si è posta al 2020 in termini di riduzione delle emissioni di gas ad effetto serra, di maggiore efficienza energetica e di maggiore utilizzo di fonti energetiche rinnovabili.

A questo proposito, il 29 Gennaio 2008, nell’ambito della seconda edizione della Settimana europea dell’energia sostenibile (EUSEW 2008), la Commissione Europea ha lanciato il Patto dei Sindaci (Covenant of Mayors), un’iniziativa per coinvolgere attivamente le città europee nel percorso verso la sostenibilità energetica ed ambientale.

Questa nuova iniziativa, su base volontaria, impegna le città europee a predisporre un Piano di Azione con l’obiettivo di ridurre di oltre il 20% le proprie emissioni di gas serra attraverso politiche e misure locali che aumentino il ricorso alle fonti di energia rinnovabile, che migliorino l’efficienza energetica e attuino programmi ad hoc sul risparmio energetico e l’uso razionale dell’energia. Nell’ambito della Campagna SEE in Italia, il Ministero dell’Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare coordina le azioni al fine di coinvolgere un numero sempre maggiore di città che si vorranno impegnare in obiettivi ambiziosi da realizzare entro il 2020. Permaggiori informazioni, leggi il testo del Patto dei Sindaci, anche nella versione inglese del Covenant of Mayors.

Quindi la domanda che dobbiamo porci e’ perche’ i cittadini di Santa Margherita Ligure non sono a conoscenza dei vantaggi che un adesione del Comune potrebbe portare a tutti in qualita’ di risparmio energetico , economico e salute dovuta al minor inquinamento e perche’ la nostra Amministrazione, sempre molto attiva , su questi temi non si spende ne’ si sente o se lo fa non lo comunica adeguatamente , mentre comuni limitrofi sono molto attivi su questo fronte?

Cordiali saluti

Dario Savino Capitano di lungo corso.

LETTERE/ ‘Santa’: se la polemica diventa insulto
del 25-11-2011
Il capitano di lungo corso Dario Savino ci chiede di ospitare questa sua replica al sindaco di Santa Margherita. Glielo dobbiamo e ci scusiamo (m.m.).

Come nella peggiore polica urlata nei talk show televisivi degli ultimi anni, anche il nostro caro Sindaco ha imparato a spostare l’attenzione dall’oggetto del contendere al soggetto, evitando di rispondere.

Domandare è lecito rispondere è cortesia, ma questa qualità sembra mancare totalmente così come lo stile e la creanza.

Se io posso permettermi di definirmi ”cornuto’ ‘Lei sig, Sindaco non può farlo, se non per rispetto ad un suo elettore ma per decenza e rispetto verso mia Moglie che per logica deduzione lei ha appena pubblicamente apostrofato come una donna dai facili costumi.

Riguardo al dibattito alla casa del Mare ricorda molto bene che mi sono alzato insofferente alle sue argomentazioni, ma dimentica che alla fine del dibattito me ne sono anche scusato con Lei.

Altro non aggiungo per non abbassarmi al suo livello.

‘Santa’: “Il rispetto del ruolo è un dovere”
del 24-11-2011
Dal capitano di lungo corso Dario Savino riceviamo e pubblichiamo

Mi dispiace ma devo ancora importunare e chiedere di replicare al sindaco De Marchi. Le domande poste da un cittadino, al Sindaco ed alla Amministrazione della citta’ in cui vive, per quanto scomode sono sempre lecite, anche se per meglio articolarle si usa un paragone facile, magari leggero ma mai irriverente.

Le risposte di un Sindaco , a mio parere, dovrebbero attenersi alla dignita’ della carica istituzionale che ricopre , cosi’ come dovrebbero fare i suoi Assessori. Le risposte degli Amministratori, devono essere sobrie, complete, circostaziate ed esaustive, non possono concedersi il lusso di essere piccate,ironiche , seccate annoiate o stufe!!

I Parlamentari , i Sindaci , gli Amministratori sono cariche elettive e chi le ricopre dovrebbe aver ben chiaro il concetto di ” Public Servant ”, ovvero impiegato pubblico, impiegato dai cittadini ed al servizio dei cittadini.

Cosa direste se vi recaste da un vostro dipendente, qualcuno a cui pagate lo stipendio tutti i mesi , chiedendogli di svolgere il suo lavoro o di darvi un’informazione di carattere professionale e questi vi rispondesse mettendola in burletta?

La mia sincera speranza che una nuova classe politica e dirigente con comportamenti degni delle cariche ricoperte, sobri, competenti e cortesi si affacci presto sulla scena politica nazionale e locale.

‘Santa’: “Soluzione porto anticipata ai bambini”
del 24-11-2011
Dal capitano di lungo corso Dario Savino riceviamo e pubblichiamo

Si è tenuto ieri un incontro tra Sindaco di Santa il dott. De Marchi e alcuni genitori di allievi dell’ist. Rossi, relativamente al problema della minore disponibilità economica del Comune a sponsorizzare i corsi di teatro tenuti dal Baule delle Meraviglie, che negli anni passati hanno offerto ai nostri ragazzi una splendida opportunità creativa e formativa.

A margine di quest’incontro un giovane allievo della scuola media, ha chiesto al Sindaco De Marchi ” Sig. Sindaco, visto che Lei dice che il panorama di Santa è tutto e che senza Santa non sarebbe nulla, perché volete realizzare un progetto di porto con un grande casermone sulla spiaggia?” Ed il Sindaco gli ha risposto, che quel progetto non si farà più ma che adesso vogliono solo allungare la passeggiata sugli scogli di Sant’Erasmo.

La mia posizione sull’argomento è nota, mettere in sicurezza senza aggiungere nemmeno un secchio di cemento, ma sarebbe interessante chiedere al Sig Sindaco dott. De Marchi se quanto affermato risponde a vero e se come sembra l’Amministrazione ha già un indirizzo definito in merito ai progetti porto presentati, cosa aspetta a rendere edotta la Cittadinanza.

La cittadinanza di Santa, pro o contro che sia , non vorrebbe essere considerata come il marito cornuto, sempre l’ultimo a sapere quello che anche i bambini sanno già…

LETTERE/ “Santa, l’area ex Spertini sia libera”
del 17-11-2011
Dal capitano di lungocorso Dario Savino (Santa Margherita Ligure)riceviamo e pubblichiamo

Ancora una volta le auto prevalgono sugli uomini, i parcheggi i box hanno più potere. Leggo stupefatto che l’Amministrazione Comunale ha deciso di rinnovare per più tempo possibile la concessione dell’area degli ex Cantieri Spertini ed allargare il parcheggio una volta finiti i lavori della passeggiata di Corte e addirittura da 750 mq. a 1200 mq.

Non vorrei sembrare quello che avversa a priori qualsiasi decisione o iniziativa dell’Amministrazione Comunale ma non posso fare a meno di notare di come questa Amministrazione sia completamente sorda alle istanze ed alle richieste dei cittadini.

Da anni si chiede che quello spazio sia restituito all’uso della comunita’ con una spiaggia libera che possa essere fruita da tutti coloro , spesso cittadini di Santa, che non possono permettersi i costi di uno stabilimento balneare o una spiaggia attrezzata.

Un tempo si faceva il bagno a Corte tra le reti dei pescatori ed i gozzi alati a terra, poi venne il porto i pontili e le spiagge a pagamento ed ai cittadini non resta altro che il panorama.

A quando una politica della tutela e dell’uso del territorio rispettosa dell’ambiente e dei cittadini??

In questi giorni per fortuna stiamo assistendo ad un cambio epocale nella politica nazionale, speriamo che arrivi presto un cambio anche nelle Amministrazioni Comunali.

Dario Savino, Capitano di lungo corso

LETTERE/ Alluvioni e lacrime di coccodrillo
del 05-11-2011
Dal capitano di lungo corso Dario Savino riceviamo e pubblichiamo

Sono ormai anni che puntualmente ci ritroviamo a guardare con stupore le crude immagini dei disastri naturali , che purtroppo sono quasi sempre catastrofi indotte dall’incuria del territorio , l’eccessivo uso, consumo e sfruttamento della terra su cui dimentichiamo di abitare come ospiti.

Qualche giorno , due settiamane, forse un mese , di scoop televisivi, un offerta con il sistema dell’sms e la nostra coscienza e’ pronta a dimenticare quello che altre persone le cui vite vengono spezzate dalle catastrofi ”naturali indotte dall’uomo ” non dimenticheranno mai se hanno avuto la fortuna di sopravivere.

Ma noi non impareremo mai , e siamo ogni giorno pronti ad appoggiare un nuovo porto, un nuovo centro di talassoterapia, un insediamento a margine di un corso d’acqua , un nuovo consumo del territorio, una nuova urbanizzazione dove non dovrebbe esserci , dimenticando che prima o poi la natura reclama il prezzo ed e’ quasi sempre un prezzo molto ,troppo alto.

Le autorita’ sono pronte a balbettare qualche scusa quando le disgrazie occorrono , a stanziare fondi che poi troppo spesso non hanno altro scopo che continuare l’incessante opera di cemantificazione e disastroso consumo del territorio.

Ma loro , le autorita’ , non impareranno mai , tanto tocca sempre a qualcun altro restare senza casa , senza figli , sradicato o deportato …

Una cosa non dimenticano mai , di apporre la loro bella firma in calce a quelle licenze edilizie , concessioni di Beni comuni e demaniali che autorizzano lo scempio , e gettano le premesse alle catastrofi ”naturali. Naturalmente mai.

LETTERE/ “Il Porto di ‘Santa’ e i 3.300 no”
del 22-10-2011
Dal capitano di lungo corso Dario Savino riceviamo e pubblichiamo

Tremilatrecento (3.300) sono i radical chic (modo desueto di descrivere intellettuali annoiati e benestanti) che hanno firmato per dire un chiaro No a qualsiasi speculazione sul porto di Santa Margherita, meno di 200 quelli che hanno risposto Sì all’idea che il porto necessiti un cambiamento, proposto da un sondaggio vago. Altrettante persone in un secondo sondaggio hanno risposto No a domande specifiche e circostanziate sugli interventi proposti relativi al porto.

Quindi se la matematica non è un opinione 3300 No al porto proposto da S.B & S. e similari + un sondaggio favorevole – un sondaggio sfavorevole = a 3300 No……………

Questo dovrebbe far riflettere che spesso cercare di ridicolizzare chi non ha la stessa idea sull’uso dei beni comuni, puo’ essere un sottovalutare le circostanze oggettive che un avvedudto imprenditore non può e non deve lasciar accadere.

Quello che l’imprenditore illuminato chiama miope resistenza per tutelare gli interessi privati di pochi , è considerato in una societa’ sana, partecipazione alla vita civica e sociale, difesa del territorio e dell’ambiente, tutela dell’interesse pubblico.

Al giorno d’oggi solo le scelte largamente condivise, sull’uso e la tutela dei beno comuni hanno qualche possibilità di vedere realizzati progetti che vadano nell’interesse della comunità.

Fortunatamente sono finiti i tempi delle Mani sulla città o del sacco di Palermo, e la gente e’ disposta anche a farsi pestare a sangue dalla polizia per affermare i propri diritti.

La cittadinanza si è evoluta dal rango di suddito a quello di cittadino pensante e ha ben chiaro il concetto che non ci può essere tassazione senza rappresentanza, e che aria acqua mare terra territorio ambiente e natura sono di tutti e non possono essere dati ai privati per le loro speculazioni, ma devono essere tutelate e usate in modo giudizoso a vantaggio della comunità.

Tutto questo non è accaduto a Santa e non accade oggi alla luce della ferma presa di posizione di larga parte della popolazione resisdente e non.

Manca la volontà politica di portare avanti progetti a benficio dei cittadini piuttosto che di privati imprenditori, pur tuttavia cedendo assets e territorio che sono di proprietà dei cittadini.

LETTERE/ ” La trave nell’occhio del Comune” (2)
del 11-10-2011
Da Dario Savino mriceviamo e pubblichiamo

I professionisti, ”politici” di Gente per Santa , ed il Sindaco che da mesi e’ ormai silente , si rifanno vivi per festeggiare qualcosa che non c’e’.

Il vero problema e’ che prima di guardare al biblico ”buscolino nell’occhio degli altri , meglio farebbero a guardare al trave nel proprio di occhio.”

Il vero assente nella concertazione , nel civile confronto , nella proposta di idee e’ sopratutto l’Amministrazione comunale e la lista civica di GPS.

I cittadini di Santa Margherita hanno le idee chiare e lo hanno dimostrato in piu’ modi ,( sondaggi, firme , manifestazioni pubbliche ) non vogliono che il paesaggio della loro citta’ sia stravolto ne’ sul porto ne’ sul retro porto.

Se il Comune fosse in grado di proporre un riordino dell’area ,senza aggiungere un solo secchio di cemento , mettendo in sicurezza il porto con l’attuale numero di posti barca senza aggiungerne altri.

Se fosse in grado di riqualificare senza stravolgere l’area ex Spertini , mantenendone l’uso pubblico e la fruizione dei cittadini.

Se fosse in grado di far rispettare i regolamenti di sicurezza e far pagare dei canoni demaniali congrui.

Se il tanto agognato dialogo e confronto fosse portato avanti , con la necessaria umilta’ e partecipazione e non calato dall’alto .

Allora si potrebbe dire di vivere in un paese correttamente amministrato , dove l’interesse cittadino e la tutela dei beni comuni viene prima di ogni altro interesse.

LETTERE/ La crisi del settore nautico
del 08-10-2011
Dal capitano di lungo corso Dario Savino riceviamo e pubblichiamo

Il piu’ accurato studio di settore edito dall’Ucina, (la confidustria della nautica) , ha appena pubblicato i numeri della nautica 2010.

Sono questi numeri , al posto di quelli obsoleti presentati nei proggetti relativi al porto di Santa , che andrebbero seriamente presi in considerazione dagli Amministratori della citta’

prima svendere il territorio per faraonici progetti che resteranno cattedrali nel deserto di una modernita’ ed un consumismo dell’ambiente che mal si sposa con l’identita’ della citta’ di Santa Margherita Ligure.

Cosa dice il Presidente di Ucina Albertoni:

Fatturato di 3,3 miliardi di euro, il 20,9% in meno, e un contributo al Pil nazionale di 2,8 miliardi, in calo del 23,4%..

«La crisi c’è e si sente», ammette Anton Francesco Albertoni.

Nel 2010, infatti, l’export ha rappresentato – secondo lo studio di Ucina – il 67% della produzione globale, per un valore di 1,61 miliardi.

«Se questo Paese ci condanna a fare barche solo per gli stranieri – ribadisce Albertoni – le nostre aziende saranno costrette ad andare a farle direttamente a casa loro». ( all’estero n.d.r.)

Un comparto che negli ultimi due anni ha subito una contrazione del fatturato del 45,7%. Soffrono la cantieristica, il cui fatturato è diminuito del 27,2% e il refitting (-28.4%), mentre tengono gli accessori (-5,8%) e i motori (-5,7%). In controtendenza, invece, il segmento dei megayacht, nel quale l’Italia mantiene la leadership incontrastata con 309 ordini nel 2011 su un totale di 749.

La domanda sorge spontanea , in una regione Liguria , dove e’ gia’ certificata dal Presidente della Regione Claudio Burlando ,un eccesso di offerta di posti barca , un’ industria nautica con vendite sul mercato nazionale in costante declino dal 2007 al 2010 -45,7 %. certificato dall’Ucina, un territorio dove le maggiori associazioni culturali ambientaliste etc hanno dichiarato la loro contrarieta’ ad un tale stravolgimento, dove piu’ di 3.000 cittadini ( residenti e frequentatori ) hanno espresso la loro completa avversione al cambiamento del porto , ci si domanda perche’ gli amministratori non riescono a vedere che forse sarebbe opportuno cambiare rotta prima di finire sugli scogli.

Dario Savino (Capitano di lungo corso)

LETTERE/ “Un Eden chiamato Portofino”
del 04-10-2011
Da Dario Savino, Capitano di lungo corso, riceviamo e pubblichiamo

Questa mattina nella Baia dell’Olivetta ho visto una lancetta condotta a remi da un signore brizzolato. Di Buona lena, remava a torso nudo godendosi la calda carezza del sole e il paesaggio. Sembrava avesse una missione da compiere ma passandoci vicino, con la consueta breve ed incisiva parlata dei Liguri ha esclamato: ‘dopo di questo c’e’ solo il paradiso’.

Ho scoperto dopo che il distinto signore e’ il vicesindaco di Portofino, Sig. Matteo Viacava e mi ha fatto pensare seriamente a quanta lungimiranza ci fosse in quelle poche asciutte parole.

La coscienza di avere in affidamento ed in tutela un piccolo Eden da conservare intatto affinché tutti possano gioirne.

Chissà se un pensiero simile sia mai passato per la testa degli amministratori di Santa Margherita Ligure con i loro progetti che stravolgono il nostro Eden

LETTERE/ “Basta progetti a ‘Santa’ calati dall’alto”
del 30-09-2011
Da Dario Savino, Capitano di lungo corso, riceviamo e pubblichiamo

Ho preso visione dell’intervista del Sindaco De Marchi e non posso non commentare brevemente.

Credo che ormai la cittadinanza di Santa sia stufa di progetti calati dall’alto a prescindere che essi siano di società private o dell’amministrazione comunale .

E’ cosa chiara a tutti , che l’identità della citta e del suo porto cosi’ come sono, non sono in vendita né in affitto .

Quello che risulata realmente sconcertante è come il Sindaco De Marchi possa dopo mesi di immobilismo e dopo aver evidentemente strizzato l’occhio al progetto proposto da Santa e Benessere , uscirsene con un fantomatico terzo progetto proposto dall’amministrazione comunale come unica cura per il rilancio della città aggiungendo dopo una evidente ulteriore colata di cemento , seppur piu’ modesta , soltanto 20 posti barca.

Mi sorprende anche come possa indignarsi del fatto che sulla diga foranea esistano dalla notte dei tempi tre container che provvedono ai servizi igienici , ed il Comune non abbia investito nemmeno un euro per modificare lo status quo così come non si è mai preoccupato della attuale situazione degli ormeggi dati in concessione .

Latitante il Comune ed i suoi amministratori nell’azione propositiva di un rilancio della città che non passi attraverso lo stravolgimento dell’immagine e dell’ambiente, nella mera speculazione edilizia , cosa peraltro già fermamente stabilita dalla conferenza dei servizi quando fu deciso l’allungamento della diga foranea appena concluso.

Quella è stata la definitiva messa in sicurezza del porto che Santa Margherita potesse sostenere.

Troppo facile adesso aumentare i posti barca per poi dire che sono soggetti alla risacca e quindi giustificare nuove opere a mare artistiche o meno.

Il risveglio economico e sociale di questa città passa per altre strade ed altri mari, per una concezione alta dei beni comuni e della cosa pubblica e probabilmente attraverso più illuminati amministratori.

La popolazione si è già resa conto di questo , gli amministratori continuano a rincorrere chimeri a spese nostre.

LETTERE/ ancòra sul porto di ‘Santa’
del 24-09-2011
Da Dario Savino, Capitano di lungo corso, riceviamo e pubblichiamo

Dopo la tempesta… in barca si accertano i danni, si controlla che tutto sia ancora efficiente, si prova a riparare quello che la forza del mare ha violentato. Nel rapporto tra istituzioni e cittadinanza, intorno al progetto porto di Santa Margherita Ligure, si è consumanta una dolorosa lacerazione del confronto civile tra amministrazione e cittadinanza. La sensazione bruciante di essere costantemente violentati e svenduti nel territorio all’imprenditore di turno ci ha accompagnato come uno scomodissimo sasso nella scarpa per gli ultimi mesi, ma ancor più doloroso è stata la anonima ed a volte partigiana gestione della politica rispetto a questo progetto. Quando qualcosa, il porto le spiagge ed il retro porto, che è un bene di tutti i cittadini, viene alienata per sempre (99 o 49 anni di concessione sono un periodo lunghissimo) forse gli amministratori dovrebbero premurarsi di capire e chiedere prima ai cittadini cosa ne pensano. Quando un progetto stravolge e modifica per sempre la fisionomia, l’ecologia, il tessuto socio economico della città forse gli amministratori non possono nascondersi dietro un fragile paravento della terzietà, troppo spesso parziale, ma a mio parere dovrebbero essere coloro che indirizzano l’eventuale sviluppo della città o la conservazione dello status quo, coloro che mettono i limiti invalicabili alla possibilita’ dei privati di acquisire e gestire i beni comuni. Addirittura quelli che con uno sprezzante coraggio possano affermare, no grazie, la nostra città vale molto di più conservata così com’è, senza essere asservita dal giogo della speculazione edilizia e dal falso miraggio dello sviluppo a tutti i costi.

Oggi in attesa di vedere quale sia il progetto del Porto Cavour, ci si domanda perché l’amministrazione che comunque oggi gestisce e trae sostanziose entrate dalla gestione della banchina che vorrebbe cedere ai privati è incapace di presentare un semplicissimo progetto di riorganizzazione del porto, della messa in sicurezza secondo le norme vigenti dei pontili esistenti, di abbellimento e razionalizzazione degli ormeggi senza un solo metro cubo di cemento in più, visto che il porto è in sicurezza con le opere già esistenti. Certo se aumentiamo i posti barca immancabilmente ci sarà prima o poi la necessità di ingrandire le dighe foranee e di sotto flutto. Chi paga, il comune e poi al momento di rinnovare le concessioni a chi opera nel porto potrà chiedere un prezzo di mercato che rifonda il comune dagli investimenti fatti e dia agli operatori la possibilità di fare un onesto guadagno dal loro lavoro.

Ieri sera ero a cena con il Ministro del Turismo di Antigua, persona illuminata, che ha capito perfettamente che cosa i numerosissimi super yachts e turisti vengono a cercare in quel paradiso dei Caraibi, non certo un marina parcheggio, che possono trovare dovunque, ma l’unicità delle baie incontaminate dove ancorare, il porto storico di English Harbour, conservato identico a se stesso dai tempi di Nelson, (c’e’ ancora il suo letto) e non crediate che non ci sia stato anche lì l’imprenditore pronto a spendere e spandere per trasformare la baia in un bel marina attrezzato.

Il mio invito al Sndaco ed alla giunta è quello di prendere iniziativa, verificare la volonta’ popolare e promuovere un progetto alternativo che coniughi la conservazione dei beni comuni ed il miglioramento della città. A volte restare fermi è il modo di evitare i disastri che la smania di protagonismo e la voglia di fare qualcosa a tutti i costi ci fa commettere. E’ ormai un fatto assodato che gli amministratori pubblici vengono giudicati su cose molto semplici, la manutenzione delle strade, lo smaltimento dei rifiuti, i servizi di trasporto pubblici, le scuole e la conservazione e la gestione dei beni comuni quali il territorio. Gli imprenditori passano i cittadini restano e sono loro il vero domine in democrazia.

Porto di ‘Santa’: le osservazioni al primo progetto
del 07-09-2011
Secondo quanto appreso in Comune, sarebbero “una dozzina” i soggetti (associazioni o privati) che hanno presentato osservazioni sul progetto relativo al porto di Santa Margherita Ligure presentato da “Santa Bessere Social”. Di seguito quelle presentate da un privato, Dario Savino

Relatore: Com.te Dario Savino , Capitano di lungo corso , membro della commissione esami dei titoli professionali della Capitaneria di Porto di Genova, rappresentante e responsabile del Collegio Nazionale Capitani Lungo Corso e Macchine negli anni 2008 e 2009 , Rappresentante del Collegio Nazionale Capitani Lungo Corso e Macchine presso i tavoli normativi del settore del Ministero delle Infrastrutture e Trasporto . Attualmente Comandante di una delle 10 navi da diporto superiori a 50 mt. Con bandiera italiana.

1) Manca nel progetto qualsiasi riferimento alla societa’ proponente Santa Benessere e Social che da s.r.l. Solo in seguito ai dubbi esprssi dalla cittadinanza si e’ trasformata in s.p.a. , ma non e’ stato espilcitato nella presentazione del progetto alcun dettagli di questa societa’, amministratori , capitale versato, oggetto societario .

2) Manca inoltre qualsivoglia riferimento alle precedenti esperienze di detta societa’ Santa Benessere e Social su esperienze precedenti analoghe , relative alla messa in sicurezza di porti . E’ evidente che un progetto di tale impatto per la cittadina di Santa Margherita e i suoi abitanti merita un imprenditore che abbia ul lungo e specchiato curricula in operazioni simili .

3) Manca qualsivoglia riferimento su come e con quali mezzi finanziari la societa’ proponente intenda finanziare il progetto proposto.

4) Il comune non ha ancora approntato un piano di messa in sicurezza del porto , cosa indispensabile per riorganizzare e mettere a norma di sicurezza cosi’ come previsto dalle RACCOMANDAZIONI TECNICHE PER LA PROGETTAZIONEDEI PORTI TURISTICI in vigore ,che prescive :” A6. Canali di manovra

Larghezza raccomandata:

minimo 1,3 volte la lunghezza del posto barca più grande a cui si accede dal canale con dispositivi d’ormeggio anche laterali (briccole, finger o cat-way, minifinger.);

minimo 1,7 volte la lunghezza del posto barca più grande a cui si accede dal canale, con dispositivi d’ormeggio solo longitudinali (corpi morti con trappe o pendini o simili).

Nel dimensionamento della larghezza, comunque, si deve tener conto della maggiore manovrabilità delle piccole imbarcazioni da diporto rispetto a quelle più grandi.

A7. Cerchio di evoluzione

Diametro raccomandato: almeno 1,5 volte la lunghezza della più grande imbarcazione ospite del porto (minimo 50 m ).

A8. Pontili e banchine

I pontili, fissi e galleggianti, e le banchine devono sopportare in condizioni di sicurezza, oltre al peso proprio e agli altri carichi permanenti, le azioni trasmesse dal moto ondoso residuo, dalle correnti, dai tiri d’ormeggio, dai venti, da eventuali sollecitazioni sismiche, dai sovraccarichi variabili verticali e dalle azioni orizzontali da determinarsi, di volta in volta, in relazione alle destinazioni d’uso, alle condizioni meteorologiche locali, all’agitazione interna, alle variazioni del livello marino, alle caratteristiche delle imbarcazioni, al sistema di ormeggio adottato e alle caratteristiche geotecniche dei terreni.

La scelta tra pontili fissi o galleggianti è legata non solo agli aspetti tecnici ma anche a quelli economici ed ambientali, oltre ai problemi di uso, di gestione e di manutenzione programmata nel tempo di vita utile delle opere.

Si rammenta, laddove si mostra necessario per il contenimento dell’agitazione interna, il conferimento del requisito di parziale antiriflettenza alle banchine. ”

Considerato che i pontili attualmente esistenti sono assolutamente fuori da qualsivoglia prescrizione di sicurezza relativamente a distanze minime , canali di evoluzione etc. Si evince inoltre che una volta messi a norma le concessioni gia’ esistenti, lasciati i posti barca o il piano boe necessari ai pescherecci , lo sviluppo di ulteriori posti barca cosi’ come presentato nel progetto tav. 9 e tav. 25 e’ praticamente impossibile. Si notino anche le interferenze dei posti barca dei pontili 5 e 6 e dei posti barca di 45 e 50 mt dove in pratica le prue delle imbarcazioni per orientamento dei posti si toccherebbero.

5) Alla pagina 13 dello studio di inserimento ambientale e paesaggistico , all. R3 del progetto presentato si legge:

Lo schema di Orientamento al PTC della Costa introduce come unità di misura standard per confrontare le varie strutture esistenti il PE 12 (posto barca equivalente da 12 m), cioè quanti posti barca da 12 metri di lunghezza (tipici dell’utenza mediterranea) possano trovare spazio, almeno geometricamente, all’interno di ogni porto, considerando che mediamente un tale posto barca richiede 150 metri quadrati di specchio acqueo e 4 metri di fronte di accosto.

Nell’ambito AP 28, in particolare, dovranno essere affrontate le seguenti problematiche:

– Riordino e riqualificazione del porto da realizzarsi anche con un contenuto ampliamento del bacino e che preveda la tutela della funzione peschereccia;

– Ristrutturazione, o laddove possibile, la ricollocazione del Cantiere Navale alle spalle del porto, al fine di destinare le relative aree ad attività turistico ricreative e di balneazione

 Realizzazione del parcheggio di interscambio di Punta Pedale in attuazione del PTC dell’accessibilità di Portofino, da coordinarsi con l’adeguamento del depuratore fognario.

Non si evince da nessuna parte nel progetto presentato la sistemazione e la conservazione della flotta di pescherecci ( 22 unita’ con tutto il loro indotto ed occupati come descritto a pag. 71 ) che per la nautica sociale sono destinati solo ormeggi da 6 mt. Nessuna ristrutturazione o riqualificazione o ricollocazione del Cantiere Navale.

A tale proposito si fa notare che nel piano regolatore del Comune art.46 Bis e successivi ZONA PORTUALE si legge:

L’area individuata dovrà prevedere una equilibrata distribuzione delle diverse attività portuali e di servizio.

2. Dovranno essere ripartiti all’interno dello specchio acqueo gli spazi relativi alle varie attività presenti nel porto. Dovrà inoltre essere prevista una adeguata ripartizione fra i vari tipi di natanti sulla base di adeguate previsioni di utilizzo.

3. Dovrà essere coordinato in termine di previsioni urbanistiche degli spazi pubblici l’inserimento tra la città, il tessuto viario, e le attrezzature portuali 4. Lo S.U.A. dovrà in particolare darsi carico delle previsioni urbanistiche

degli spazi pubblici l’inserimento tra la città, il tessuto viario e le

attrezzature portuali.

Tale intervento di ricomposizione è subordinato ad uno SUA convenzionato volto alla realizzazione all’interno delle stessa zona di uno spazio “museale tematico” interattivo che abbia come contenuto il cantiere navale, la storia delle barche e della loro costruzione con l’obiettivo di far conoscere come si realizza una barca a vela o da pesca attraverso sistemi interattivi.

Art 46 ter

Nell’ambito di tale ristrutturazione deve essere trovato uno spazio particolare per la proiezione di film sulle tematiche del mare, della barca, ed ecc., uno spazio per esposizione di modelli, reperti, arnesi da lavoro inerenti a questo argomento.

Tale intervento di ristrutturazione deve essere prevalentemente impostato sulla riqualificazione del cantiere. L’attività che dalle barche deve essere messa in piena visibilità per il visitatore è l’attività artigianale, attraverso un percorso del tipo “vetrina”.

Per la realizzazione dello spazio museale è consentito l’incremento del 10% di superficie e/o volume da destinarsi nell’ambito della convenzione a standard urbanistico del tipo “attrezzature comuni”.

……..

Per la scelta del colore ci si dovrà attenere alle “strutture cromatiche” esistenti a Santa Margherita Ligure. Una grande tenda in teflon dovrà coprire il cantiere mentre per i locali di servizio, uffici ed in particolare lo spazio museale, è annessa la realizzazione di una struttura tradizionale.

L’intervento dovrà essere realizzato per il 70% con una tensostruttura o con strutture portanti in legno lamellare (studiata in modo da aprirsi interamente attraverso l’uso di una copertura mobile) mentre per il restante 30% in materiale tradizionale.

I manufatti non dovranno superare l’altezza massima di mt 9,50 e rimanere comunque all’interno dell’inviluppo geometrico indicato nell’allegata scheda tecnica. Sono escluse particolari strutture tecnologiche che possono raggiungere anche altezze maggiori.

La superficie di detti manufatti non potrà eccedere quella delle strutture attualmente esistenti, fatto salvo l’aumento del 10% di superficie e/o volume aggiuntivo destinato alle attrezzature comuni “area museale”. Per le distanze dai fabbricati, dalla strada e dai confini vengono mantenute quelle esistenti con i relativi allineamenti per le parti di nuovo impianto.

Prescrizioni completamente disattese dal progetto presentato.

6) Alla pagina 11 dello studio di inserimento ambientale e paesaggistico , all. R3 del progetto presentato si legge:

che idati usati per lo studio sono quelli del censimento del 1997 evidentemente dati non in grado di stabilire una seria relazione tra realta’ e progetto .

7) Alla pagina 24 e 27 dello studio di inserimento ambientale e paesaggistico , all. R3 del progetto presentato si legge:

Come sopra esposto non sono presenti nell’area direttamente interessata al progetto in oggetto Siti di Importanza Comunitaria o aree protette.

Per fornire un inquadramento più dettagliato dell’area si descrivono comunque i due Siti di Importanza Comunitaria marino e terrestre presenti nel Parco di Portofino nonché le caratteristiche salienti del Parco naturale regionale del Monte di Portofino stesso……..

…….All’area protetta vera e propria (1200 ha) è associata un’area cornice di 3400 ha circa. Nel complesso il territorio del Parco si estende sui comuni di Recco, Camogli, Portofino, Santa Margherita Ligure, Rapallo, Zoagli, Chiavari.

E’ evidente che il relatore non ha assolutamente preso in considerazione l’inquinamento dell’aria dovuto alla nautica da diporto che solo recentemente e solo per alcune tipologie e’ stata recentemente sottoposta ad una piu’ stringente normativa antiinquinamento dell’aria. Ma visto che il parco di barche attualmente navigante ha un’eta’ media superiore a 5 anni non rientra in questi parametri antinquinamento. Il voler astrarre Santa Margherita Ligure dai limitrofi Parchi Naturali del Monte di Portofino , e dalla Riserva Marina, siti di importanza comunitaria e protetti , distanti poche centinaia di metri in linea d’area e’ assolutamente arbitrario dal punto di vista di un eventuale impatto ambientale.

E’ innegabile che qualsivoglia incremento di posti barca e turismo di massa comportera’ un pregiudiziale aumento del traffico di imbarcazioni ed auto con conseguente pregiudizio per tutto il comprensorio e l’ambiente dei Parchi .

E’ assolutamente infondato considerare trascurabile l’inquinamento apportato all’aria ed al mare dovuto all’aumento del numero di natanti. Cosi’ come enunciato a pag. 50 :

4.3.1.3 Aria – impatti in fase di esercizio

In fase di esercizio non si prevedono impatti negativi dovuti alle nuove costruzioni, infatti l’area risulta già ampiamente urbanizzata.

In ambito portuale si prevede un aumento del numero dei natanti previsti con effetti trascurabili; per quanto attiene alle emissioni dei veicoli su strada si prevede un miglioramento della qualità dell’aria dovuta alla presenza di veicoli meno inquinanti in base alle nuove normative europee.

8) Alla pagina 33 dello studio di inserimento ambientale e paesaggistico , all. R3 del progetto presentato si legge:

E’ classificato come Porto Rifugio di Prima Categoria – di cui al Regio Decreto 5053 del 07/08/1887.

Originariamente il porto era utilizzato come rifugio per pescherecci, nel corso degli ultimi decenni l’utenza si è modificata e trasformata ed in oggi le imbarcazioni destinate a pesca e turismo sono diminuite lasciando via via maggiore spazio a quelle destinate alla nautica da diporto; il porto ha assunto quindi nuova connotazione senza le adeguate e necessarie opere di protezione.

Il porto di Santa Margherita e’ attualmente ancora classificato come porto rifugio , di prima categoria ( Classifica porti L .28/1/94 n 84 par 4 , e norme relative alla sicurezza dei porti D.Lvo . 6 nov. 2007 n 203 ) in quanto non ancora modificato in seguito alle leggi relative al federalismo demaniale. Un porto rifugio , come descritto dal Portolano vol.P1 edito dall’istituto idrografico della Marina , recita riguardo a quello di Santa Margherita Ligure ” e’ frequentato da navi da diporto e da motopescherecci e da qualche nave maggiore di rilascio essendo l’unico rifugio tra Genova e La Spezia . Vi si trova ridosso dai venti da N e da quelli del III e IV quadrante.”

Il progetto presentato manca completamente delle previsioni affinche’ una nave maggiore possa entrare e trovare rifugio , sottraendo cosi’ alla navigazione l’unico porto rifugio esistente tra Genova e La Spezia.

9) Alla pagina 33 dello studio di inserimento ambientale e paesaggistico , all. R3 del progetto presentato si legge:

E’ classificato come Porto Rifugio di Prima Categoria – di cui al Regio Decreto 5053 del 07/08/1887.Originariamente il porto era utilizzato come rifugio per pescherecci, nel corso degli ultimi decenni l’utenza si è modificata e trasformata ed in oggi le imbarcazioni destinate a pesca e turismo sono diminuite lasciando via via maggiore spazio a quelle destinate alla nautica da diporto; il porto ha assunto quindi nuova connotazione senza le adeguate e necessarie opere di protezione.

A tal eproposito si ritiene utile riportare quanto prescrive

La Legge 28 gennaio 1994, n. 84 (G.U. n. 28 del 4 febbraio 1994).

Oggetto: Riordino della legislazione in materia portuale

Art. 4.

Classificazione dei porti.

1. I porti marittimi nazionali sono ripartiti nelle seguenti categorie e classi:

a) categoria I: porti, o specifiche aree portuali, finalizzati alla difesa militare e alla sicurezza dello Stato;

b) categoria II, classe I: porti, o specifiche aree portuali, di rilevanza economica internazionale;

c) categoria II, classe II: porti, o specifiche aree portuali, di rilevanza economica nazionale;

d) categoria II, classe III: porti, o specifiche aree portuali, di rilevanza economica regionale e interregionale.

2. Il Ministro della difesa, con proprio decreto, emanato di concerto con i Ministri dei trasporti e della navigazione e dei lavori pubblici, determina le caratteristiche e procede alla individuazione dei porti o delle specifiche aree portuali di cui alla categoria I. Con lo stesso provvedimento sono disciplinate le attività nei porti di I categoria e relative baie, rade e golfi.

3. I porti, o le specifiche aree portuali di cui alla categoria II, classi I, II e III, hanno le seguenti funzioni:

a) commerciale;

b) industriale e petrolifera;

c) di servizio passeggeri;

d) peschereccia;

e) turistica e da diporto.

4. Le caratteristiche dimensionali, tipologiche e funzionali dei porti di cui alla categoria II, classi I, II e III, e l’appartenenza di ogni scalo alle classi medesime sono determinate, sentite le autorità portuali o, laddove non istituite, le autorità marittime, con decreto del Ministro dei trasporti e della navigazione, con particolare riferimento all’attuale e potenziale bacino di utenza internazionale o nazionale, tenendo conto dei seguenti criteri:

a) entità del traffico globale e delle rispettive componenti;

b) capacità operativa degli scali derivante dalle caratteristiche funzionali e dalle condizioni di sicurezza rispetto ai rischi ambientali degli impianti e delle attrezzature, sia per l’imbarco e lo sbarco dei passeggeri sia per il carico, lo scarico, la manutenzione e il deposito delle merci nonché delle attrezzature e dei servizi idonei al rifornimento, alla manutenzione, alla riparazione ed alla assistenza in genere delle navi e delle imbarcazioni;

c) livello ed efficienza dei servizi di collegamento con l’entroterra.

E all’art. 5

6. All’art. 88 del decreto del Presidente della Repubblica 24 luglio 1977, n. 616, il n. 1) è sostituito dal seguente:

“1) le opere marittime relative ai porti di cui alla categoria I e alla categoria II, classe I, e le opere di preminente interesse nazionale per la sicurezza dello Stato e della navigazione nonchè per la difesa delle coste”.

7. Sono di competenza regionale le funzioni amministrative concernenti le opere marittime relative ai porti di cui alla categoria II, classi II e III.

8. Spetta allo Stato l’onere per la realizzazione delle opere nei porti di cui alla categoria I e per la realizzazione delle opere di grande infrastrutturazione nei porti di cui alla categoria II, classi I e II. Le regioni, il comune interessato o l’autorità portuale possono comunque intervenire con proprie risorse, in concorso o in sostituzione dello Stato, per la realizzazione delle opere di grande infrastrutturazione nei porti di cui alla categoria II, classi I e II. Spetta alla regione o alle regioni interessate l’onere per la realizzazione delle opere di grande infrastrutturazione nei porti di cui alla categoria II, classe III. Le disposizioni di cui al presente comma si applicano alle regioni a statuto speciale nei limiti dei rispettivi statuti. Le autorità portuali, a copertura dei costi sostenuti per le opere da esse stesse realizzate, possono imporre soprattasse a carico delle merci imbarcate o sbarcate, oppure aumentare l’entità dei canoni di concessione.

10) Alla pagina 51 dello studio di inserimento ambientale e paesagistico , all. R3 del progetto presentato si legge:

.2.2 Traffico – implicazioni in fase di costruzione – misure mitigative

Come già riportato ai capitoli precedenti, in fase di costruzione si registrerà solo un lieve aumento del traffico dovuto alla circolazione dei mezzi pesanti.

Per l’attività temporanea del cantiere nella zona interessata dal progetto la stima della rumorosità verrà effettuata attraverso modelli matematici empirici.

3.3.2.3 Traffico – implicazioni in fase di esercizio

Per quanto attiene alla stima del traffico in fase di esercizio si prevede un maggior numero di veicoli relativamente alle nuove attività insediate.

L’accessibilità e la fruibilità del comparto vengono garantite con percorsi carrabili di adeguata dimensione, inoltre la modifica dell’assetto portuale, contribuisce a snellire i flussi di traffico in entrata ed in uscita.

L’aumento di traffico interno all’area di intervento incide quindi in modo trascurabile sul traffico cittadino e quindi sui relativi livelli di inquinamento atmosferico ed acustico.

Si evince che nessuno studio e’ stato fatto ne richiesto parere ai comuni limitrofi che evidentemente subiranno le ricadute negative in termini di traffico ed inquinamento di tale progetto , cosa che gia’ attualmente e’ oggetto di costanti e continui dissapori tra i due comuni si Santa e Rapallo.

Cosi’ come si evince che nessun tipo di intervento , in quanto non ne esistono di fattibili , e’ stato studiato e predisposto per la viabilita’ cittadina con grave nocumento di tutta la comunita’.

11) Alla pagina 64 dello studio di inserimento ambientale e paesaggistico , all. R3 del progetto presentato si legge:

L’area di intervento risulta già destinata ad attività diportistica, pertanto non si ravvisano elementi di scompenso sull’ecosistema marino.

Evidentemente l’estensore della relazione non ha mai provato a trovare un punto di fonda (ancoraggio ) nelle pochissime baie accessibili del golfo del Tigullio, molto limitate a causa degli alti fondali e delle restrizioni dovute alla Riserva Marina , durante un fine settimana tra i mesi di Giugno e Settembre. Attualmente ci sono giornate in cui e’ difficile ancorarsi a Paraggi, o all’Olivetta a Punta Pedale senza correre il rischi di urtare la barca vicina. Sarebbe corretto dire che l’ ecosistema marino , e’ gia’ sfruttato al massimo dallla attivita’ diportistica , e aggiungere altri posti barca

12)

Alla pagina 10 della ricerca socio economica, all. R9 del progetto presentato si legge:

A tal proposito è emerso sempre più chiaramente negli ultimi anni, lo stretto rapporto tra la qualità del patrimonio ambientale e la maggiore attrattività del sistema turistico, anche in termini di fruizione e valorizzazione economica per l’indotto.

Nello specifico, i dati rilevati circa il reddito medio pro capite e l’andamento del mercato immobiliare, indicano infatti un contesto di alto livello L’impatto della crisi economica però ha avuto le sue ripercussioni anche nel Tigullio, in particolare per quel che riguarda l’andamento delle piccole e medie imprese ; dato significativo a riguardo, è la dichiarazione del tribunale di Chiavari ove si evidenzia come le procedure di fallimento registrate nel primo quadrimestre del 2010 siano il doppio rispetto a quelle del medesimo periodo dell’anno precedente.

Non viene assolutamente preso in considerazione il possibile impatto negativo sul valore degli immobili , in seguito alla massificazione dell’offerta turistica, dell’immancabile aumento di presenze e quindi di auto , rumore inquinamento etc. ma sopratutto non si tiene in considerazione che l’attuale valorizzazione degli

immobili e’ dovuto sopratutto alla peculiarita’ ed esclusivita’ di Santa Margherita Ligure che immancabilmente e’ destinato a svanire grazie al progetto presentato

13)

Alla pagina 11 della ricerca socio economica, all. R9 del progetto presentato si legge:

Per quel che riguarda Santa Margherita Ligure l’accesso tramite il casello di Rapallo e di conseguenza la connessione alle reti A10 (litoranea Genova – Livorno) e la prossimità alla rete A26 (Genova – Milano) ed alla rete A15 (La Spezia – Parma), fa si che la maggior parte degli spostamenti da e per il territorio comunale avvenga tramite la rete autostradale. Dal punto di vista del traffico su gomma la maggior criticità risulta essere il collegamento tra Rapallo e Santa Margherita. Il traffico tra i due comuni avvienetramite la strada provinciale dell’Aurelia, che non arriva direttamente nel centro ma in prossimità di esso, e la strada comunale che passa nei pressi di San Michele di Pagana che rimane la maggiore via di accesso al comune. Tale strada presenta un percorso tortuoso e critico che, soprattutto in alta stagione o in presenza di mezzi pesanti, rende la circolazione difficoltosa.

E’ evidente che la gia’ critica situazione viaria , tra il casello autostradale di Rapallo e la citta’ di Santa Margherita Ligure in nessun modo potra’ sostenere un aumento di affluenza previsto in alcune decine di migliaia di nuovi ospiti per la parte talassoterapia 20.000 balneazione 25.000 e alcune migliaia per il nuovo porto 2.000. Non sarei affatto sorpreso se l’approvazione di tale progetto portasse poi all’approvazione del famoso tunnel e viadotti tra il casello ed il Covo di Nord Est su cui la popolazione della citta’ si e’ chiaramente espressa negativamente in passato.

14) Alla pagina 33 della ricerca socio economica, all. R9 del progetto presentato si legge:

creazione di circa 150 posti barca di dimensioni variabili e riorganizzazione funzionale degli attuali 104 ormeggi dedicati alla nautica sociale….

…….realizzazione di un’area wellness spa e centro benessere talassoterapico, con una capienza prevista pari a circa 20.000 presenze annue,

riqualificazione delle spiagge circostanti, con una presenza cautelativamente stimata intorno alle 25.000 persone annue,

realizzazione di attività di ristorazione nell’area portuale turistica con un numero massimo di coperti pari a circa 200 unità,…….Santa Margherita Ligure è caratterizzata come una località estremamente esclusiva, con un turismo di alto livello, sia in termini di domanda che di offerta ricettiva.

A tale fine sia la struttura alberghiera che l’impianto di wellness spa e centro benessere talassoterapico, propongono un’offerta con servizi esclusivi ed innovativi. Questo risulta essere un elemento particolarmente qualificante in quanto non sono presenti attualmente sul territorio servizi analoghi che, per conoscenza diretta hanno portato in altre zone risultati significativi sia in termini di redditività che di ampliamento dell’utenza, con conseguente riduzione della stagionalità turistica.

La realizzazione di nuovi ormeggi , creati razionalizzando un impianto già esistente, non modifica il panorama costiero e presenta un impatto ambientale contenuto, dando una risposta alle esigenze del territorio che, come dimostrato dalle ultime rilevazioni ufficiali , vede aumentare la richiesta dei posti barca esistenti.

Dalla lettura del paragrafo in questione sembra che il redattore mentre da un lato esalti l’esclusivita’ del territotio di Santa Margherita Ligure e della relativa offerta turistica, e dall’altro non si renda conto che e’ prorio la mancanza di una fruizione massificata del territorio , la strenua difesa delle caratteristiche paesaggistiche fin qui perseverata dalle precedenti aministrazioni , la mancata globalizzazione e standardizzazione dell’offerta turistica il reale motivo che rende questa cittadina cosi’ ambita ed esclusiva. Tutti i piu’ recenti ed avanzati studi relativi all’offerta turistica hanno evidenziato che il consumo del territorio , la globalizzazione portano un turismo magari numeroso ma poco redditivo.

15) Alla pagina 36 della ricerca socio economica, all. R9 del progetto presentato si legge:

Pubblicazioni di settore (rif CENSIS – Federazione del Mare “Rapporto sull’economia del mare” 2006, Osservatorio Nautico Nazionale “Rapporto sul turismo nautico”)

In particolare, sulla base della tipologia prevista e delle dimensioni dei servizi offerti dalla nuova struttura, sono stati individuati gli indicatori economici che consentissero di effettuare una stima delle risorse complessive impiegate per tutta la durata dei lavori, in modo da desumerne un indotto occupazionale di massima.

Per analizzare l’impatto economico sul territorio del nuovo impianto, si è utilizzato un moltiplicatore di reddito che consentisse di valutarne l’effetto globale in termini di aumento della domanda, quantificandone gli effetti economici sul territorio. Il parametro applicato alle varie categorie di intervento, ha permesso di evidenziarne gli effetti sul territorio, anche in termini d’indotto a monte ed a valle.

Per la nautica da diporto, secondo l’ultimo Rapporto sull’Economia del Mare redatto dalla Federazione del mare – Censis, il moltiplicatore è pari a 4,55, che indica che investendo 1.000 nel comparto nautico, si viene a generare un indotto pari a 4.550 riferito al diportismo nel suo complesso – Fig. 2.1 –.

Tale moltiplicatore risulta essere – se si considera la nautica nel suo insieme – il più alto di tutto il comparto marittimo, che è pari a 2,317, con 1,18 punti riferiti all’indotto cosiddetto a monte, per la catena di fornitura di servizi e beni e 0,2.

E’ evidente che qualsiasi studio si basi su dati del 2006 non puo’ essere obbiettivo, la crisi finanziaria mondiale del 2008 e attualmente ancora in corso , ha completamente stravolto la fisionomia della nostra societa’

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