Per il marittimo troppa burocrazia
Come già più volte segnalato dal sottoscritto e denunciato anche dalle varie associazioni sindacali, in Italia abbiamo bisogno a mio avviso, di una grande riforma, atta a sburocratizzare, le applicazioni delle disposizioni marittime internazionali e comunitarie. Como è ben noto a tutti, nel nostro paese, le varie normative sono aggravate dal grado di burocrazia e rese molto più severe e restrittive rispetto ad altri paesi europei ed extraeuropei.
Questo problema pone i marittimi italiani, in una condizione di grandissimo disagio e svantaggio nei confronti di altri colleghi comunitari e non. Aldilà dei costi della formazione, di cui se ne deve fare carico il marittimo, in un sistema deregolamentato dei centri di addestramento, molto dei quali di proprietà degli armatori stessi, il problema principale rimane quello, sui requisiti per l’ottenimento ed il mantenimento dei COC e COP. La STCW stabilisce i requisiti minimi richiesti ai fini della formazione e al mantenimento della certificazione che deve possedere un marittimo per poter svolgere la propria mansione, dopodiché vengono discussi in sede europea e vengono emanate le varie direttive. Poi ogni paese aderente, tra cui l’Italia, li recepisce e li attua tramite i decreti nazionali.
Ora il problema sta proprio qui. In Italia anziché applicare la direttiva per cosi come è, viene appesantita ed aggravata proceduralmente, giustificata dal fatto che, ogni stato può chiedere ai propri marittimi, requisiti maggiori a quanto prevede la direttiva, ma tutto questo “viola” l’art.32 comma 1 lettera C della legge 234 del 22 Dicembre 2012 nella quale ci dice che : gli atti di recepimento di direttive dell’Unione europea non possono prevedere l’introduzione o il mantenimento di livelli di regolazione superiori a quelli minimi richiesti dalle direttive stesse, ai sensi dell’articolo 14, commi 24‐bis, 24‐ter e 24‐quater, della legge 28 novembre 2005, n. 246; il cosiddetto divieto di gold plating (placcatura in oro). Infatti tutto quanto sopra descritto, trova conferma sul fatto che, ultimamente l’Italia è sempre più sotto pressione da parte della commissione europea, rischiando addirittura di essere deferita alla Corte di Giustizia, per il modo confusionale in cui tratta il rinnovo e l’aggiornamento della certificazione dei marittimi, nella quale si evidenziano le preoccupazioni per il divario esistente tra, i regolamenti internazionali e la severa e restrittiva legislazione nazionale. Quindi faccio un appello alle istituzioni e agli organi preposti, di semplificare quanto più possibile la macchina burocratica ai fini del rilascio e/o del rinnovo di un certificato, che ci permette di poter lavorare e di poter competere ad armi pari con i colleghi europei, che allo stato attuale, per le politiche attuate dai loro paesi di appartenenza, risultano essere avvantaggiati rispetto a noi.
Qui bisogna capire una cosa molto importante, di cui le istituzioni dovrebbero prenderne atto: e che le persone devono andare a lavorare e non possono essere ostacolate in tutti i modi per l’ottenimento di un documento che gli permette di poter portare avanti onestamente e con tanti sacrifici una famiglia.

CLC Mario Collaro

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