dal MEDITELEGRAPH 8.10.2016

BY ALBERTO GHIARA

SEA TRANSPORTStcw, i “lupi di mare” tornano a scuola / IL CASOGenova – L’auspicio è che alcuni moduli possano essere effettuati a bordo.ALBERTO GHIARA – OTTOBRE 07, 2016
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Sea Transport – Shipowners – Sea Transport – Regulation
Genova – E’ attesa nei prossimi giorni la circolare del ministero delle Infrastrutture e Trasporti sul rinnovo dei certificati marittimi e sul cosiddetto corso direttivo, ormai obbligatorio anche in Italia per chi intende diventare comandante o direttore di macchina. La circolare, che dovrà chiarire i molti dubbi che ancora rimangono sull’applicazione delle nuove norme, potrebbe introdurre misure come la possibilità di regolarizzare entro il 2018 i certificati in scadenza nel 2016 e nel 2017. Inoltre, per quanto riguarda il corso direttivo, il Cosmar, associazione guidata dal comandante Giorgio Blandina, anticipa che molti dei moduli già previsti in cui è suddiviso «potranno essere effettuati a bordo durante il periodo d’imbarco».

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Nell’attesa, molti marittimi restano disorientati e preoccupati su quelle che potranno essere le conseguenze. «Sembra confermato – afferma Dario Savino di Italian Yacht Masters, una delle associazioni del Coordinamento 3 febbraio che parteciperanno alla manifestazione indetta a Roma per il prossimo 15 novembre – che il corso direttivo sarà obbligatorio per tutto lo stato maggiore, ufficiali e comandanti di coperta e di macchina, circa 20 o 30 mila persone». Savino è molto critico verso il ministero delle Infrastrutture e Trasporti, a cui per altro rimprovera di aver disatteso la sentenza favorevole a un suo ricorso in materia di titoli pronunciata dal Tar del Lazio.

Savino spiega che il corso direttivo, introdotto dal 2014, è difficile da seguire per chi è imbarcato e comunque non è sufficiente a venire incontro alle richieste dell’Unione europea, che sulle carenze formative dell’Italia aveva aperto negli scorsi anni una procedura d’infrazione. Il comandante pone anche il problema della tracciabilità, la cui mancanza costringerebbe a tornare sui banchi anche chi ha esperienze professionali decennali. «Chi si è diplomato in un istituto nautico prima della riforma Gelmini – afferma – dovrebbe essere in regola, ma purtroppo il recordbook della formazione, che permette la tracciabilità del percorso formativo svolto, esiste soltanto da pochi anni. Io stesso ho fatto il nautico trent’anni fa e poi ho fatto tutti i passaggi fino all’esame di capitano di lungo corso. Ma questi passaggi non sono tracciabili. Il ministero aveva emanato una circolare in cui sembrava che l’obbligo del corso avrebbe riguardato soltanto chi ha acquisito il certificato dopo il 2014. Ma evidentemente l’Europa ha detto al ministero che il corso lo devono fare tutti. E così, per gli errori del ministero che per anni ha fatto poco e male, i certificati sono tutti a rischio».

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Del tutto opposta la posizione di Giorgio Blandina, almeno per quanto riguarda le responsabilità. Blandina conferma che attualmente le Capitanerie non stanno rinnovando i certificati di competenza in scadenza naturale, in attesa che esca la circolare del ministero delle Infrastrutture e Trasporti. Ma spiega come la responsabilità di questa situazione sia del ministero della Pubblica istruzione e della trasformazione degli ex-istituti nautici, in conseguenza della riforma Gelmini.

«La convenzione internazionale Stcw – dice Blandina – in pratica rappresenta il minimo standard di formazione per i marittimi, diciamo del valore di 6 su una scala da 1 a 10. Ogni Stato che ha aderito alla convenzione può dire che 6 non gli basta, e vuole una formazione da 7 o 8. In Italia, con la riforma che ha introdotto gli istituti tecnici logistici, i migliori diplomati possono arrivare al massimo al 4. L’Emsa, l’agenzia privata che per conto dell’Unione europea controlla il grado di formazione, ha imposto che questo minimo, troppo basso, debba essere compensato. Perciò sono stati introdotti i corsi. Credo che il ministero dei Trasporti stia cercando di rendere meno doloroso possibile quello che è stato imposto coi tagli ai nautici della riforma Gelmini, per colpa della quale la marineria italiana rischiava di finire». Il comandante è anch’egli critico sul fatto che il corso sia esteso a comandanti e direttori di macchina già attivi prima del 2014, quando è entrata in vigore l’obbligatorietà. «Non siamo convinti – afferma – ma come lavoratori marittimi non spariamo contro il ministero dei Trasporti, perché così si fa l’interesse dei soli armatori»

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