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L’avvocato Roberto Neglia , rappresentante istituzionale di UCINA  presso il Parlamento Italiano ,  con il supporto di ITALIANYACHTMASTERS e dell’avvocato Giuseppe Loffreda  (studio Gianni, Origoni, Grippo, Cappelli & Partners),  ha presentato due interrogazioni Parlamentari  grazie all’intervento degli ONOREVOLI , ARLOTTI Tiziano e TULLO Mario .  Le interrogazioni , chiedono al Ministro chiarimenti in merito alla applicazione  arbitraria che si intende fare della STCW emendata Manila 2010 e dei ritardi epocali  di cui sono vittime i marittimi Italiani, mancano  11 mesi dalla scadenza di tutti i certificati di competenza e ancora si naviga nella nebbia piu’ fitta  , ma sopratutto  se non ritenga il Ministro che la stesura dei suddetti decreti attuativi del decreto legislativo 71 del 2015 debba avvenire previa formale consultazione delle categorie interessate, avocando questo compito presso il suo gabinetto; 
se non ritenga, infine, opportuno verificare come mai, da anni, presso la direzione competente del Ministero prevalga quella che gli interroganti giudicano una politica di interpretazione unilaterale e restrittiva della normativa europea e internazionale, che penalizza i lavoratori italiani del mare. 

A tale proposito vorremo  ricordarvi di aderire numerosi alla manifestazione del 3 febbraio   per dare un segno concreto del malcontento dei sea farers italiani .

FINE DELLA MARINERIA ITALIANA
Mercoledì 3 febbraio alle ore 10:00
Piazzale Candi Porto Santo Stefano (GR) 

 

 

Atto Camera

 Interrogazione a risposta in commissione 5-07257
presentato da
ARLOTTI Tiziano

ARLOTTI, TULLO, PAGANI e GIACOBBE. — Al Ministro delle infrastrutture e dei trasporti . — Per sapere – premesso che: 
i lavoratori marittimi possono svolgere la propria attività lavorativa sulle navi solo se in possesso del cosiddetto certificato di competenza IMO STCW (anche solo CdC), che indica nello specifico le competenze (coperta o macchina) cui sono abilitati e che in Italia vengono rilasciati e rinnovati dalle capitanerie di porto e hanno durata 5 anni; 
i certificati trovano regolamentazione, a livello internazionale, nella convenzione STCW (Standard of training, certification and watchkeeping for seafarers), adottata a Londra il 7 luglio 1978; 
la convenzione STCW è stata da ultimo emendata in seno alla Conferenza diplomatica di Manila nel 2010 e che tali emendamenti sono entrati in vigore a decorrere dal 1o gennaio 2012; 
la regola I/15, numero 2, della convenzione STCW stabilisce che fino al 1o gennaio 2017 uno Stato può continuare a rinnovare e prorogare certificati e convalide in conformità con le disposizioni della convenzione stessa che si applicavano immediatamente prima del 1o gennaio 2012 («  Until January 2017, a Party may continue to renew and revalidate certificates and endorsements in accordance with the provisions of the Convention which applied immediately prior to 1st January 2012»), data quest’ultima di entrata in vigore degli emendamenti di «Manila 2010»; 
a livello europeo gli emendamenti «Manila 2010» alla STCW sono stati recepiti dalla Direttiva 2012/35/UE; 
nel nostro ordinamento, in recepimento e attuazione della direttiva 2012/35/UE, è stato emanato il decreto legislativo 71 del 2015 che ha stabilito, all’articolo 28 commi 2 e 5, che «2. Fino al 1 gennaio 2017, le autorità competenti possono continuare a rinnovare e prorogare certificati di competenza e convalide conformemente ai requisiti previsti dal decreto legislativo 7 luglio 2011, n. 136» e che «5. Fino alla data di entrata in vigore del decreto di cui all’articolo 13, comma 5» – decreto attuativo – «continuano ad applicarsi le disposizioni dell’allegato IV al decreto legislativo 7 luglio 2011, n. 136…», disposizioni – vigenti – che prevedono la rinnovabilità dei certificati IMO STCW per 5 anni dalla loro scadenza. Il parere favorevole della IX Commissione della Camera dei deputati contiene già le osservazioni in questione; 
a oggi, le amministrazioni competenti non hanno ancora provveduto a emanare i decreti attuativi del decreto legislativo 71 del 2015 e, quindi, a recepire nell’ordinamento gli emendamenti «Manila 2010» alla Convenzione STCW e nelle more, alcune capitanerie di porto rinnovano i certificati solo fino al 1o gennaio 2017, senza peraltro precisare cosa accadrà una volta arrivati a quella scadenza, mentre altre non provvedono ai rinnovi; 
nelle risposte riguardanti il personale navigante interessato la struttura ministeriale sostiene infatti che fino all’adozione dei decreti di attuazione del decreto legislativo 71/2015, quindi di recepimento degli emendamenti «Manila 2010», il rinnovo dei titoli non possa andare oltre il termine del 1 gennaio 2017; 
tale assunto, estremamente punitivo per i marittimi italiani, si basa sull’interpretazione restrittiva dello stesso decreto legislativo 71 del 2015, in particolare dell’articolo 28, comma 2, dove il richiamo ai «requisiti» previgenti viene, a giudizio degli interroganti irragionevolmente inteso come «requisiti» tecnici tout-court, nel senso che non vi sarebbe un rinvio all’applicazione dell’intera normativa, che prevede, fra l’altro, la durata di 5 anni del rinnovo dei certificati; 
se il legislatore avesse voluto far riferimento ai soli requisiti tecnici stricto sensu, non avendo ancora espressamente e compiutamente normato sulla durata dell’efficacia del rinnovo, lo avrebbe dovuto fare espressamente, non potendo rimettersi la definizione di un elemento di tale importanza all’attività interpretativa delle autorità chiamate ad applicare la normativa; 
nel silenzio della legge, dunque, deve continuare ad applicarsi il decreto legislativo 136 del 2011 e, in particolare, il rinnovo di 5 anni dalla scadenza come previsto dall’articolo 7, comma 8 di detto decreto legislativo; 
questa situazione non consente ai marittimi italiani di lavorare e di avere certezze sul proprio futuro, spingendoli a lasciare il Paese per andare a conseguire analoghi certificati professionali STCW presso altri Stati, segnatamente in Gran Bretagna –: 
quali iniziative il Ministro intenda promuovere al fine di assicurare anche ai marittimi italiani il rinnovo dei propri certificati per tutti i 5 anni di regolare durata e, più in generale, per riallineare la posizione dei lavoratori del mare italiani a quella dei colleghi europei, in particolare per quanto riguarda l’emanazione dei decreti attuativi del decreto legislativo 71 del 2015, affinché non accada, come in passato, che l’Italia si trovi ad adottare una normativa di recepimento meno favorevole ai propri cittadini, secondo indirizzi non dettati dal legislatore, ma frutto di interpretazioni di un’amministrazione poco attenta alle esigenze del lavoro; 
se non ritenga il Ministro che la stesura dei suddetti decreti attuativi del decreto legislativo 71 del 2015 debba avvenire previa formale consultazione delle categorie interessate, avocando questo compito presso il suo gabinetto; 
se non ritenga, infine, opportuno verificare come mai, da anni, presso la direzione competente del Ministero prevalga quella che gli interroganti giudicano una politica di interpretazione unilaterale e restrittiva della normativa europea e internazionale, che penalizza i lavoratori italiani del mare. (5-07257)
Classificazione EUROVOC:
EUROVOC (Classificazione automatica provvisoria, in attesa di revisione):
emendamento
personale di bordo
applicazione del diritto comunitario

 

 

Atto Camera

Interrogazione a risposta in commissione 5-07256
presentato da
TULLO Mario
testo di
TULLO, ARLOTTI, PAGANI, GIACOBBE e MOGNATO. — Al Ministro delle infrastrutture e dei trasporti. — Per sapere – premesso che: 
i lavoratori marittimi possono svolgere la propria attività lavorativa sulle navi solo se in possesso del cosiddetto certificato di competenza disciplinato dalla convenzione internazionale STCW, recepita dalla direttiva 2008/106/CE, che indica nello specifico le competenze (coperta o macchina) cui sono abilitati e che in Italia vengono rilasciati e rinnovati dalle capitanerie di porto e hanno durata 5 anni; 
ai fini del rinnovo dei suddetti certificati, è necessario, tra le altre cose, che il marittimo dimostri una continuità nella competenza professionale attraverso il compimento di un periodo di navigazione per un lasso di tempo determinato ex lege; 
il Ministero delle infrastrutture e dei trasporti, in maniera a giudizio degli interroganti del tutto arbitraria, ha manifestato per iscritto l’intenzione di non più riconoscere quale navigazione utile ai fini del rinnovo anche quella effettuata su navi da diporto per uso non commerciale (pleasure yacht); 
il Ministero, in particolare, fonda tale impostazione sulla circostanza che la Convenzione STCW escluda dal proprio ambito di applicazione gli yacht non destinati ad uso commerciale. Tale assunto a giudizio degli interroganti è errato in quanto ciò riguarda esclusivamente il rilascio dei certificati e non anche il rinnovo degli stessi; 
ciò è pacifico ed era stato precedentemente confermato anche dallo stesso Ministero con circolare n. 17 del 17 dicembre 2008, prot. n. 20963 che ha espressamente sancito che «il riconoscimento della navigazione da diporto è utile solo ai fini del rinnovo del certificato»; 
la stessa circolare sullo specifico tema della navigazione utile ai fini del rinnovo ha disposto, al punto D.2.2, che «è valida la navigazione effettuata su unità da diporto adibite a noleggio, sulle navi destinate a noleggio per finalità turistiche e del personale che svolge attività lavorativa su unità da diporto purché dimostrata con le apposite crew list timbrate dalle Autorità Marittime nazionali o estere nei vari luoghi d’approdo delle unità»; 
il decreto legislativo n. 136 del 2011, di recepimento della direttiva 2008/106/CE, al punto 2 dell’allegato IV, considera navigazione utile ai fini del rinnovo anche quella effettuata su pleasure yacht; 
gli emendamenti apportati alla Convenzione STCW dalla conferenza di Manila non hanno introdotto alcuna modifica alla questione de qua e, pertanto, anche gli emanandi provvedimenti di attuazione delle modifiche introdotte (di cui all’articolo 13.5 decreto legislativo n. 71 del 2015), non potranno che essere formulati considerando a tutti gli effetti valida, ai fini dei rinnovo, la navigazione effettuata su qualsiasi tipo di yacht, anche se non destinato a uso commerciale; 
soprattutto, la maggior parte degli altri ordinamenti giuridici (europei ed extra-europei) ha recepito le disposizioni inerenti la convenzione STCW, considerando a tutti gli effetti valida, ai fini del rinnovo, la navigazione effettuata su qualsiasi tipo di yacht; 
ulteriore aggravante del sistema italiano è che l’ordinamento italiano, ad oggi, non riconosce i corsi professionali che un marittimo italiano abbia seguito e completato all’estero, ed accetta unicamente quelli seguiti in Italia ai fini dell’aggiornamento dei suddetti certificati; 
le autorità marittime straniere, invece, riconoscono tutti i corsi (purché in ambito IMO – International maritime organization), seguiti dai propri marittimi, anche all’estero. E, poiché tali corsi si affiancano e in parte possono sostituire i mesi di imbarco ai fini del rinnovo dei certificati, ancora una volta i lavoratori italiani si trovano penalizzati rispetto ai colleghi di altre nazionalità; 
per tutti i sopra elencati motivi è in corso un’emorragia di marittimi italiani, costretti, a fronte di gravi sacrifici economici, a recarsi all’estero e sottoporsi a una certificazione di altra nazione –: 
quali iniziative il Ministro interrogato intenda promuovere al fine di assicurare che anche ai marittimi italiani venga considerata utile qualsiasi tipo di navigazione, compresa quella effettuata su navi da diporto per uso non commerciale (pleasure yacht), ai fini del rinnovo dei propri certificati IMO STCW; 
se non ritenga il Ministro che i decreti attuativi del decreto legislativo n. 71 del 2015, di recepimento degli aggiornamenti di Manila della Convenzione STCW, non debbano prevedere espressamente che i corsi di aggiornamento, ovunque seguiti e completati (anche all’estero), siano ritenuti validi ai fini del rinnovo dei certificati STCW; 
se non ritenga il Ministro che la stesura dei suddetti decreti attuativi del decreto legislativo n. 71 del 2015 debba avvenire previa formale consultazione delle categorie interessate, avocando questo compito presso il suo gabinetto; 
se non ritenga, infine, opportuno verificare come mai, da anni, presso la direzione competente del Ministero prevalga quella che gli interroganti giudicano una politica di interpretazione unilaterale e restrittiva della normativa europea e internazionale, che penalizza i lavoratori italiani del mare. (5-07256)
Classificazione EUROVOC:
EUROVOC (Classificazione automatica provvisoria, in attesa di revisione):
IMO
imbarcazione da diporto
personale di bordo

 

 

 

 

 

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