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Inquadramento fiscale del dipendente marittimo italiano che presta la propria attività lavorativa a bordo di imbarcazione battente bandiera estera (ad es. di armatore inglese).
Esiste il problema delle acque territoriali italiane ?
L’art. 51, comma 8-bis del TUIR stabilisce, quale regola generale che «…il reddito di lavoro dipendente prestato all’estero in via continuativa e come oggetto esclusivo del rapporto da dipendenti che nell’arco di dodici mesi soggiornano nello Stato estero per un period superiore a 183 giorni, è determinato sulla base delle retribuzioni convenzionali, definite annualmente con il Decreto del Ministro del lavoro e della previdenza sociale…».
L’art.5, comma 5, della legge 16 marzo 2001, n. 88 stabilisce che il citato comma 8-bis deve interpretarsi nel senso, che per i lavoratori marittimi italiani imbarcati su navi battenti bandiera estera, per i quali, ai sensi dell’art. 4, comma 1 e dell’art. 5 comma 3 del decreto legge 31 luglio 1987, n. 317, convertito, con modificazioni, dale legge 3 ottobre 1987, n. 398, non è applicabile il calcolo sulla base della retribuzione convenzionale, continua ad essere escluso dalla base imponibile fiscale il reddito derivante dall’attività PRESTATA SU TALI NAVI per un periodo superiore a 183 gg. nell’arco di dodici mesi.
La suddetta norma di interpretazione autentica assume carattere di “specialità”, in quanto a determinazione reddituale del marittimo italiano imbarcato su nave battente bandiera estera, sia rispetto alla normativa interna del TUIR e sia sulle altre norme di carattere generale tra cui si può annoverare il richiamato art. 2 del codice della navigazione in tema di sovranità italiana sul c.d. mare territoriale.
C’è da dire inoltre che la citata norma d’interpretazione autentica è stata resa dal legislatore in perfetta aderenza con l’art. 15, comma 3 della Convenzione bilaterale Italia-Regno Unito (ratificata con legge 329/1990) a mente del quale “… Nonostante le disposizioni precedenti del presente articolo, le remunerazioni relative al lavoro subordinato SVOLTO A BORDO di navi o di aeromobili impiegati in traffico internazionale sono imponibili nello Stato contraente nel quale è situate la sede della direzione effettiva dell’impresa.” A ben vedere, anche questa norma assume il carattere di prevalenza sulla normativa interna italiana.
La più volte richiamata norma interpretativa è altresì allineata al principio generale internazionale della navigazione secondo cui a bordo delle navi battenti banidera estera, ancorchè ancorate in porti italiani, vige il principio della extraterritorialità per cui si rendono applicabili le leggi del Paese estero. Infatti, i contratti di lavoro della gente di mare, del personale navigante della navigazione anche interna e del personale di volo, sono regolati dalla legge nazionale della nave o dell’aeromobile, o da diversa volontà delle parti nel solo caso che la nave o l’aeromobile sono di nazionalità straniera. (art. 9 del Codice della navigazione).

Ciò posto, la norma avente carattere di “specialità” dispone non soltanto l’esenzione reddituale in Italia dal lavoro prestato A BORDO DI TALI NAVI ma anche la non applicabilità della determinazione reddituale su base convenzionale, e ciò a prescindere dalla presenza della nave nelle acque territoriali italiane o in quelle extraterritoriali; concetto che nessuna delle leggi citate sembra disciplinare al proprio interno.
Il legislatore (nazionale ed internazionale), infatti, nel disciplinare la particolare materia reddituale, pone l’accento sull’attività lavorativa “prestata a bordo di tali navi”, disinteressandosi completamente della posizione della nave o della sua navigazione nelle tratte interne o internazionali.
Avv. Massimiliano Sammarco

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