….Luciano Panizzutt commented on I cosiddetti titoli del diporto un argomento che continua a nutrire dubbi

Mi permetto di intervenire nella discussione portando un parere puramente personale e di carattere generale.
Le argomentazioni del Sig. Cannoni, se pur molto puntuali nell’aspetto giuridico, sono molto simili alle molteplici che abbiamo già ascoltato negli anni, a seguito dell’introduzione del DM 121/2005, provenienti da tutti coloro che si sono sentiti in qualche maniera toccati o penalizzati da detto provvedimento.
Non essendo io un legale ma un semplice “pratico” del settore non voglio addentrarmi in aspetti che il Sig. (o probabilmente Avv.) Cannoni conosce meglio di me, vorrei però arrivare alla sostanza della questione: per comandare (a titolo lucrativo) unità da diporto, commerciali o no, occorre (e soprattutto è giusto) possedere un titolo professionale? Il mio parere è SI’. Alla fine degli anni ’90, con l’entrata in vigore della Convenzione STCW si è sentita l’esigenza, anche per stare al passo con marinerie ben più sviluppate (almeno nel mondo dello yachting), di adottare normative comuni e di fornire il marittimo di strumenti che potessero un giorno essere confrontati ed accettati internazionalmente.
Come il Sig. Cannoni sa bene, la STCW non può e non vuole occuparsi del diporto non commerciale, tuttavia sia il Regno Unito che l’Italia hanno ritenuto opportuno (a mio avviso molto saggiamente) prevedere delle certificazioni destinate al diporto che fossero conformi alla convenzione di riferimento per i titoli professionali.
In tale situazione di legittimazione professionale del marittimo del diporto, che fino ad allora viveva in una sorta di zona grigia, dove era tollerato l’uso della patente nautica per comandare una unità da diporto (ricordo che da sempre la patente nautica è una abilitazione che esclude l’utilizzo a fini lucrativi), è divenuto doveroso ancorchè qualificante per il marittimo attenersi alle nuove normative.
Il DM 121/2005, ben lungi dall’essere uno strumento perfetto (l’Associazioni Marittimi Diporto sta da tempo dialogando con il MIT per cercare di migliorarne alcuni aspetti) segna a mio avviso il riconoscimento professionale di una categoria che fino a tempi recenti è stata popolata (oltre che da tanti seri professionisti) anche da personaggi folcloristi che nella bella stagione si improvvisavano “Comandanti”.
I moderni yachts sono oggetti estremamente complessi ed il loro utilizzo, quando questo comporta delle responsabilità verso equipaggio e soprattutto passeggeri, siano questi paganti o meno, deve essere affidato a personale qualificato e munito di tutte le certificazioni necessarie.
Credo che anche il Sig. Cannoni, in quanto consulente marittimo nel campo delle assicurazioni navali, debba convenire su questo punto, con buona pace dei possessori di patente nautica.
Se invece ho frainteso le intenzioni del commento del Sig. Cannoni, chiedo scusa a tutti gli interessati.
Luciano Panizzutt

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