Riceviamo e pubblichiamo la seguente lettera del Sig. Marco Annoni con delle osservazioni a margine .

Gentile Comandante ,
prendo spunto dalla ripubblicazione sul Suo sito delle lettere circolari in data 28.5.2012  a firma del Dott. PUJIA  per renderLe noto il quesito che ho posto al Ministero dei trasporti in merito alla validità dei cosiddetti titoli del diporto in campo nazionale ed internazionale: in buona sostanza, argomentando che norme successive e/o di “rango” superiore al  DM 121/2005 , quali  il codice della nautica da diporto, il Regolamento al codice della nautica da diporto, il codice STCW e il D.Lvo 136 del 7 luglio 2011, dettano disposizioni in contrasto con il suddetto Decreto 121/2005, ho chiesto lumi al riguardo, pregando che detti chiarimenti fossero supportati da puntuali argomentazioni giuridiche.In particolare ho espresso alcuni dubbi in merito alla validità della  citata LETTERA CIRCOLARE del 28-05-2012 -titolo:  Abilitazioni estere-Comando di unità da diporto da parte di marittimi italiani atteso che:
1- dalla lettura della convenzione STCW e del D.Lvo 136/2011 appare chiaro che per il comando di unità da diporto di bandiera di stati contraenti e/o comunitari adibite ad uso commerciale necessitano le abilitazioni previste dalla suddetta normativa che non introduce abilitazioni specifiche per il diporto commerciale;
2- per quanto attiene il comando di navi da diporto non adibite ad uso commerciale , invece, l’allegato III(di cui art.33 del Regolamento suddetto) al Decreto Ministeriale 146/2008 (Regolamento di attuazione al codice della nautica da diporto)   prevede che le persone munite di abilitazioni professionale, ivi incluse quelle del diporto,  possano assumere il comando di navi ed imbarcazioni da diporto “purchè a titolo gratuito”;
3-sembra pacifico dalla lettura dell’art.36 del Codice della nautica da diporto, approvato con D.Lvo 18 luglio 2005 successivo , quindi, al DM 121del 10 maggio 2005 , che il personale marittimo munito di patente nautica possa comandare e/o condurre imbarcazioni ed unità da diporto nei limiti della patente posseduta, infatti i commi 2 e 4 dell’art. suddetto recitano:
–2. I servizi di bordo delle navi da diporto sono svolti dal personale iscritto nelle matricole della gente di mare e della navigazione interna.
–4. Al personale appartenente alla gente di mare ed a quello della navigazione interna che presti servizio a bordo di imbarcazioni o di navi da diporto avvalendosi della patente nautica, non è riconosciuta la navigazione compiuta solo agli effetti professionali previsti dal codice della navigazione e dai relativi regolamenti di esecuzione.
4-il Codice della nautica da diporto, sopra richiamato , all’art. 37 , ignorando l’esistenza del DM 121/2005, prevedeva :” Con decreto del Ministro delle infrastrutture e dei trasporti, di concerto con il Ministro del lavoro e delle politiche sociali, adottato ai sensi dell’articolo 17, comma 3, della legge 23 agosto 1988, n. 400, entro novanta giorni dalla data di entrata in vigore del presente decreto legislativo, sono stabiliti i titoli e le qualifiche professionali per lo svolgimento dei servizi di bordo di imbarcazioni e navi, da diporto impiegate in attività di noleggio.”
In riscontro ai quesiti proposti , ricevevo le allegate  risposte a firma del Dott. Puccini che confermavano la validità dei titoli del diporto in quanto conformi alla STCW e l’interpretazione secondo la quale “il comando di unità da diporto da parte di titolati marittimi  che si avvalgono della patente nautica (sic) è da intendersi a titolo puramente amichevole” : a fronte di mia specifica   richiesta  di conoscere sulla scorta di quale normativa fossero state formulate le suddette risposte, in particolare in merito alla conformità delle abilitazioni di cui al  DM 121/2005 alla STCW , a tutt’oggi, nonostante i numerosi solleciti  non ho ricevuto risposta, : come comunicato al suddetto Dicastero , è evidente che il mancato riscontro a quest’ultimo quesito,  mi porterebbe a credere che le risposte in questione non abbiamo fondamento giuridico.
Nella speranza che la questione introdotta possa essere di interesse per i frequentatori del Suo sito,
La saluto cordialmente
Marco Cannoni

La replica :

Buon giorno sig.Cannoni
A mio parere, che poi sia stata una scelta felice e’ tutto da dimostrare, i titoli del diporto come da Dl 121 hanno ragione di esistere in quanto tale prerogativa e’ data ad uno stato membro firmatario IMO veda capitolo vii della convenzione STCW  ‘ alternative certification’  infatti quasi tutti i parametri sono rispettati, il programma e’ identico ai titoli imo STCW ed i periodi di imbarco anche. L’unica parte che risulta non propriamente applicata e’ reg. Vii/3  par 3 intercambiabilità dei titoli alternativi ( Dl 121) e quelli Imo STCW in quanto il passaggio da titoli del diporto a quelli mercantili subisce delle restrizioni.
Appena ho un momento pubblico comunque il suo carteggio con il Mit.
Cordiali saluti
Dario Savino c.l.c

Il sig. Cannoni risponde :

Buongiorno Comandante,
Lei , naturalmente, ha toccato il punto cruciale.
L’Amministrazione può  rilasciare certificati alternativi a precise condizioni, non ultima quella della notifica all’Organizzazione. 
Se tale parametro fosse stato rispettato e l’Organizzazione  avesse valutato  la conformità dei Titoli alla Regola da Lei citata, non vedo come,  non ci sarebbe stato bisogno di trattare con la Gran Bretagna per farseli riconoscere….non so se gli altri Stati contraenti, Francia ad esempio, li riconoscano, forse Lei, al riguardo mi può dar notizia.
Non sono da sottacere , inoltre l’incongruenza con il Codice della nautica da diporto che, pubblicato
successivamente, prevedeva l’emissione di un “nuovo” regolamento ad hoc, e lo strafalcione contenuto nell’allegato al Regolamento per la Nautica da diporto da me citato, che consente l’imbarco dei titolati “purché a titolo gratuito”.
Credo che un’amministrazione seria dovrebbe procedere ad una riformulazione della materia , emanando una norma veramente  adeguata alla reg.vii/3 della Convenzione che non penalizzi i marittimi come purtroppo sta avvenendo.
Mi scusi se approfitto della Sua cortesia, se dovessi avere una risposta dal MIT , cosa che non credo, in merito al fondamento giuridico delle asserzioni contenute nelle circolari del Dott.Pujia e nelle risposte inviatemi, sarà mia premura fagliele avere.
Vorrei, quanto prima, in una relazione peritale, poter scrivere , senza ombra di dubbio, che Tizio al comando di unita’ da diporto ad uso commerciale eramunito di titolo professionale del diporto rilasciato a norma della STCW…
Cordiali saluti
Marco Cannoni

La mia replica
Buon giorno Sig. Cannoni
quando anni fa mi sono occupato del problema e quando ancora  non esisteva alcun riconoscimento reciproco tra MCA e MIT , ricordo che il dott. Puccini sosteneva che l’istituzione dei  titoli del diporto  DL 121 era stata comunicata all’IMO. Cosa di cui mi ero personalmente accertato  scrivendo una semplice mail , al segretario generale dell’IMO e chiedendo come mai tali titoli non fossero riconosciuti dall’MCA .
la risposta fu abbastanza rapida ,  e per sommi capi diceva che si  avevano ricevuto la comunicazione del MIT , ma il riconoscimento tra UKe Italia era una questione bilaterale tra le due amministrazioni.
Con  questa risposta all’epoca e grazie al collega Messeri ed all’impegno della dott.ssa Ida De Felice,  si riusci’ a portare Roger Towner  dell’MCA  aroma ad incontrare il dott. Puccini.
Da li e’ poi nato il riconoscimento da parte dell’MCA dei titoli del diporto che si espleta con un endorsment , ovvero un CEC ( certificato di equivalente competenza) cosa che alcune delle nostre capitanerie ( La Spezia )gia’ rilasciavano ai possessori di titoli MCA Y ( yacht).
Se ha voglia e pazienza di cercare sul mio blog nel primo anno credo di aver pubblicato quasi tutto riguardo all’argomento .

 cordiali saluti
Dario Savino c.l.c

di seguito la corrispondenza del sig. Cannoni con il MIT al riguardo.

cannoni

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quesito MIT