LETTERA CIRCOLARE del 28-05-2012 – Abilitazioni estere-
Comando di unità da diporto da parte di marittimi italiani

Sono pervenute presso questa Direzione generale alcune richieste di chiarimento in merito alle legittimità del comando di unità da diporto da parte di marittimi italiani, utilizzando abilitazioni straniere (ad es. lo Yachtmaster britannico).
Per meglio definire la problematica è opportuno analizzare le singole fattispecie ipotizzabili.
1) Abilitazione necessaria al comando di unità, anche di bandiera estera, destinate al diporto “puro” (uso privato), che si verifi ca quando il comando viene assunto direttamente dal proprietario o da altro soggetto a titolo amichevole in possesso di abilitazione.
Nella suindicata fattispecie il possesso dell’abilitazione è regolato dal combinato disposto dell’art. 39 Codice della nautica (D.Lgs. 171/2005) e dell’art.34 del D.M. 146/2008 ed in particolare al comma 2, dove si stabilisce che, per gli stranieri e i cittadini italiani residenti all’estero l’obbligo di patente nautica è regolato dalla legge dello Stato di bandiera dell’unità. Per i cittadini italiani non residenti all’estero quando navigano in acque territoriali italiane (sempre nell’ipotesi di diporto “puro”)
l’obbligo della patente nautica è quindi regolato dalla legge italiana, anche se comandano unità di
bandiera estera, ed è evidente che debba essere così altrimenti tutti i cittadini italiani potrebbero comunque navigare senza conseguire la
patente nautica, quando prevista, semplicemente assumendo il comando di barche estere,
appartenenti a Stati che non prevedono il possesso di un’abilitazione per il comando di unità da diporto.
2) Abilitazione necessaria sia nel caso di uso commerciale del diporto (ad es. charter) sia nel caso in cui nel diporto “puro” ad uso privato alla funzione di comando sia preposto un marittimo regolarmente ingaggiato dal proprietario/armatore.
Nel caso l’unità batta bandiera nazionale dovranno essere seguite tutte le procedure previste per l’imbarco dei marittimi professionali con l’osservanza delle disposizioni relative ai titoli professionali del diporto previste dal D.M. 121/2005.
Nel caso invece in cui l’unità batta bandiera estera si fa riferimento in via generale alle disposizioni
previste dalle Convenzioni internazionali in materia.
Pertanto il comando dell’unità viene disciplinato sulla base della legislazione dello Stato di bandiera considerando quindi valida l’abilitazione rilasciata dallo Stato dell’unità e ciò anche nel caso in cui il comando sia attribuito ad un cittadino di nazionalità diversa da quella dell’unità stessa. Tale principio deve quindi ritenersi applicabile anche nel caso in cui preposto al comando sia un cittadino
italiano. Il cittadino italiano per essere abilitato al comando di un’unità da diporto commerciale
battente bandiera estera dovrà essere munito o dell’abilitazione ritenuta necessaria dallo Stato dell’unità estera ovvero avere ottenuto dalle competenti autorità di quel medesimo Stato il riconoscimento (endorsement) del proprio titolo professionale italiano.
Si ribadisce che -sia per lo svolgimento dell’esercizio commerciale del diporto sia per gli arruolamenti a carattere privato l’impegno di figure professionali, che può essere dimostrato attraverso la sussistenza di un contratto di arruolamento con presenza di buste paga eventualmente
corredato da crew list, attiene alla regolamentazione dello Stato di bandiera e quindi l’arruolamento deve necessariamente tener conto dei requisiti previsti dallo Stato di bandiera medesimo, che
potrebbero, per quanto il titolo professionale, talvolta anche derogare dai dettami delle Convenzioni
internazionali (ad es. il titolo italiano di “conduttore di imbarcazioni da diporto adibite al noleggio per le acque marittime” ovvero lo Yachtmaster britannico).
Nella fattispecie in cui al punto 2) si esula quindi dal campo del diporto “puro” pertanto, nel caso che fosse al comando un cittadino italiano, egli dovrà essere considerato come un professionista che presta la sua opera a bordo di una nave battente bandiera estera e quindi in possesso del titolo professionale previsto dallo Stato di bandiera.

Seguito circolare del 28.5.2012
Pro t. n. 77 45

OGGETTO: Abilitazioni estere. Comando di unità da diporto da parte di marittimi
italiani.

LETTERA CIRCOLARE
Sono pervenute alla scrivente alcune segnalazioni in merito all’applicazione della
lettera circolare cui si fa seguito.
In particolare, alcuni Uffici periferici hanno richiesto delle ulteriori precisazioni in
merito al punto 2, laddove si afferma che per l’imbarco sulle unità nazionali occorre
l’osservanza delle disposizioni relative ai titoli professionali del diporto di cui al d.m.
121/2005.
Al riguardo, si chiarisce che nel succitato punto si è inteso sottolineare che per
l’attività professionale a bordo delle unità nazionali non può essere utilizzata la sola
patente nautica, il personale, infatti, deve necessariamente essere munito di un titolo
professionale rilasciato o riconosciuto valido ai sensi del d.m. 121/2005 oppure di un
titolo professionale estero, rilasciato conformemente onvenzione internazionale
STCW e debitamente endorsato.

DIRETTORE GENERALE
Dott. Enrico Maria Pujia