Riceviamo dall’Avvocato Antonello Meloni e con piacere pubblichiamo il seguente commento alle recenti norme relative al ”NOLEGGIO OCCASIONALE”
E’ interessante rilevare come questo blog stia diventando un interessante punto di confronto tra marittimi, utenti del diporto e avvocati che si occupano di diporto.
Siamo sempre in attesa che l’Agenzia delle Entrate decida entro quando ed in quale forma debba essere pagata la tassa di possesso ( ex Tassa di Stazionamento) .
Appena ne avremo notizia vi informeremo.

PRIME RIFLESSIONI SUL NOLEGGIO OCCASIONALE
Nel Supplemento ordinario n. 53 della Gazzetta Ufficiale n. 19 del 24 marzo 2012 è stato pubblicato il Decreto Legge 24 gennaio 2012, n. 1, il c.d. “Decreto Liberalizzazioni”, convertito con modifiche nella Legge 24 marzo 2012, n. 27, recante “Disposizioni urgenti per la concorrenza, lo sviluppo delle infrastrutture e la competitività”.
Il suddetto Decreto, al Capo III, con rubrica “Misure per la portualità e l’autotrasporto e l’agricoltura”, introduce diversi provvedimenti di modifica e integrazione per il comparto nautico.
Tra le novità, merita un approfondito esame, l’art. 59-ter, rubricato “Semplificazione nella navigazione da diporto”, introdotto per l’appunto in sede di conversione.
Tale norma introduce nel D. Lgs. 18 luglio 2005, n. 171 (il c.d. Codice della nautica da diporto, d’ora in avanti il “Codice”), nel capo II del titolo III (dedicato al “Noleggio”), dopo l’articolo 49, un nuovo articolo, l’art. 49-bis, rubricato “Noleggio occasionale”.
Art. 59-ter. Semplificazione nella navigazione da diporto.
1. Al codice di cui al decreto legislativo 18 luglio 2005, n. 171, nel capo II del titolo III, dopo l’articolo 49 è aggiunto il seguente:
«Art. 49-bis. – (Noleggio occasionale). – 1. Al fine di incentivare la nautica da diporto e il turismo nautico, il titolare persona fisica, ovvero l’utilizzatore a titolo di locazione finanziaria, di imbarcazioni e navi da diporto di cui all’articolo 3, comma 1, può effettuare, in forma occasionale, attività̀ di noleggio della predetta unità. Tale forma di noleggio non costituisce uso commerciale dell’unità.
2. Il comando e la condotta dell’imbarcazione da diporto possono essere assunti dal titolare, dall’utilizzatore a titolo di locazione finanziaria dell’imbarcazione ovvero attraverso l’utilizzazione di altro personale, con il solo requisito del possesso della patente nautica di cui all’articolo 39 del presente codice, in deroga alle disposizioni recanti l’istituzione e la disciplina dei titoli professionali del diporto. Nel caso di navi da diporto, in luogo della patente nautica, il conduttore deve essere munito di titolo professionale del diporto. Qualora sia utilizzato personale diverso, le relative prestazioni di lavoro si intendono comprese tra le prestazioni occasionali di tipo accessorio di cui all’articolo 70, comma 1, del decreto legislativo 10 settembre 2003, n. 276, e ad esse si applicano le disposizioni di cui all’articolo 72 del citato decreto legislativo n. 276 del 2003.
3. Ferme restando le previsioni di cui al presente titolo, l’effettuazione del noleggio è subordinata esclusivamente alla previa comunicazione, da effettuare mediante modalità telematiche, all’Agenzia delle entrate e alla Capitaneria di porto territorialmente competente, nonché all’Inps ed all’Inail, nel caso di impiego di personale ai sensi dell’ultimo periodo del comma 2. L’effettuazione del servizio di noleggio in assenza della comunicazione alla Capitaneria di porto comporta l’applicazione della sanzione di cui all’articolo 55, comma 1, del presente codice, mentre la mancata comunicazione all’Inps o all’Inail comporta l’applicazione delle sanzioni di cui all’articolo

3, comma 3, del decreto-legge 22 febbraio 2002, n. 12, convertito, con modificazioni, dalla legge 23 aprile 2002, n. 73.
4. Con decreto del Ministro delle infrastrutture e dei trasporti, di concerto con il Ministro dell’economia e delle finanze ed il Ministro del lavoro e delle politiche sociali sono definite le modalità di attuazione delle disposizioni di cui al comma 3.
5. I proventi derivanti dall’attività di noleggio di cui al comma 1 sono assoggettati, a richiesta del percipiente, sempreché di importo non superiore a 30.000 euro annui, a un’imposta sostitutiva delle imposte sui redditi e delle relative addizionali, nella misura del 20 per cento, con esclusione della detraibilità̀ o deducibilità̀ dei costi e delle spese sostenute relative all’attività di noleggio. L’imposta sostitutiva è versata entro il termine stabilito per il versamento a saldo dell’imposta sul reddito delle persone fisiche. L’acconto relativo all’imposta sul reddito delle persone fisiche è calcolato senza tenere conto delle disposizioni di cui al presente comma. Per la liquidazione, l’accertamento, la riscossione e il contenzioso riguardanti l’imposta sostitutiva di cui al presente comma si applicano le disposizioni previste per le imposte sui redditi. Con provvedimento del direttore dell’Agenzia delle entrate sono stabilite modalità semplificate di documentazione e di dichiarazione dei predetti proventi, le modalità̀ di versamento dell’imposta sostitutiva, nonché ogni altra disposizione utile ai fini dell’attuazione del presente comma. La mancata comunicazione all’Agenzia delle entrate prevista dal comma 3, primo periodo, preclude la possibilità di fruire del regime tributario sostitutivo di cui al presente comma, ovvero comporta la decadenza dal medesimo regime”.
1) Inquadramento sistematico, legittimati all’esercizio e ambito di applicazione.
a) E’ doveroso, in apertura dell’esame dell’art. 49-bis, inquadrare sistematicamente il nuovo istituto. Sebbene si differenzi dal noleggio – per il fatto di non essere suscettibile di applicazione, come vedremo in appresso, dell’art. 2 del Codice – il noleggio occasionale è da considerare una species del più grande genus noleggio, e pertanto a lui si applica la relativa disciplina (1). Riprova di tale inquadramento sono il volontario inserimento da parte del legislatore dell’art. 49-bis immediatamente dopo le norme relative al noleggio e l’inciso contenuto in principio del comma 3 (“Ferme restando le previsioni di cui al presente titolo”) che considera applicabili le previsioni del titolo III sui contratti di utilizzazione.
b) Al comma 1 il legislatore indica i soggetti legittimati all’esercizio del noleggio occasionale, e precisamente il “titolare persona fisica”, ovvero “l’utilizzatore a titolo di locazione finanziaria”.
Colpisce, immediatamente, l’utilizzo in senso atecnico, da parte del legislatore, della dicitura “titolare persona fisica”, che nel linguaggio comune s’identifica col proprietario persona fisica, mentre, giuridicamente, deve identificarsi con qualsiasi soggetto legittimo di un rapporto giuridico, non semplicemente col proprietario. Perché il legislatore non ha utilizzato la parola
“proprietario”? E’ stata una mera imprecisione? Oppure perché nel concetto di titolare intende far confluire tutti i soggetti che hanno una titolarità di diritti sul bene, e precisamente il proprietario, il conduttore, il comodatario, etc. Aderendo a questa ricostruzione si realizzerebbe anche la finalità della norma, ovvero “incentivare la nautica da diporto e il turismo nautico”!
Considerando, invece, l’”utilizzatore a titolo di locazione finanziaria”, il legislatore non distingue tra persona fisica e persona giuridica: ci si chiede, in questo caso, se si tratti di una mera dimenticanza, oppure se il legislatore abbia voluto estendere l’esercizio del noleggio occasionale anche agli utilizzatori persone giuridiche? Un’interpretazione letterale della norma dovrebbe far propendere per tale ultima ricostruzione; ma, è anche possibile che il legislatore abbia voluto indicare, per simmetria con l’inciso “titolare”, che anche l’utilizzatore dovesse essere una persona fisica.
Nessun cenno della norma, invece, sulla bandiera battuta dall’unità. Così costruita la fattispecie sembrerebbe possibile applicare il noleggio occasionale anche in caso sia esercitato su unità che battono bandiere non italiane.
c) Altro aspetto da considerare è il concetto di occasionalità: il noleggio è occasionale se viene effettuato di rado, di tanto in tanto? Qual è il limite che separa l’occasionalità dall’abitualità?
Non è agevole dare una risposta esaustiva, giacché non esistono regole che, facendo riferimento a criteri temporali o ad altri parametri, consentano di individuare in maniera netta le differenze che distinguono le attività abituali da quelle occasionali. Gli enti preposti hanno più volte precisato che, essendo molto incerta la distinzione tra “abitualità” e “occasionalità”, la valutazione circa l’esistenza dell’uno o dell’altro elemento deve essere fatta “caso per caso sulla base delle situazioni di fatto riscontrabili in concreto”. In linea generale “per attività svolta in forma abituale deve intendersi un normale e costante indirizzo dell’attività del soggetto che viene attuato in modo continuativo: deve cioè trattarsi di un’attività che abbia il particolare carattere della professionalità”. In sostanza, l’elemento dell’abitualità abbinato a quello della professionalità sta a delimitare un’attività caratterizzata da ripetitività, regolarità, stabilità e sistematicità di comportamenti. Per contro, il significato di occasionale traduce i caratteri della contingenza, della eventualità e della secondarietà. Parrebbe, quindi, che il limite debba essere rinvenuto nel carattere della professionalità.
d) Il primo comma precisa, altresì, su quali unità si possa esercitare il noleggio occasionale, ovvero sulle imbarcazioni e sulle navi. In questo inciso il legislatore si è allineato all’ambito di applicazione del Decreto Titoli (2).
e) L’ultimo periodo del comma 1, art. 49-bis in commento stabilisce che tale forma di noleggio non costituisce uso commerciale dell’unità (il c.d. “diporto commerciale”).
Le unità da diporto adibite a noleggio occasionale non sono, pertanto, soggette all’applicazione dell’art. 2 del Codice (3) e, in particolare, al regime di annotazione dell’utilizzazione a fini commerciali nei relativi registri di iscrizione e riportati nella licenza di navigazione, nonché́,

soprattutto, al regime di esclusività̀ dell’utilizzo delle unità adibite a fini commerciali di cui all’ultimo comma del medesimo art. 2. Non potrà neppure avere le agevolazioni in tema di detraibilità o deducibilità dei costi e delle spese sostenute per tal esercizio, e precisamente, tra le altre, la non imponibilità IVA, ex art. 8-bis del d.P.R. 633/1972, alla fornitura di carburante di cui beneficiano le unità da diporto impiegate in attività di noleggio e l’esenzione dall’imponibilità IVA in caso di acquisto o l’importazione di unità da diporto destinate ad attività commerciali.
A questo punto ci si chiede se imbarcazioni e/o navi utilizzate esclusivamente per fini commerciali possano svolgere attività di noleggio occasionale? Dal tenore della norma non si riscontra alcun impedimento in tal senso.
2) Conduzione dell’unità adibita a noleggio occasionale e titolo abilitativo.
a) Il comma 2 dell’art. 49-bis prevede che il comando e la condotta dell’imbarcazione da diporto possano essere assunti dal titolare, dall’utilizzatore a titolo di locazione finanziaria dell’imbarcazione ovvero attraverso l’utilizzazione di altro personale, con il solo requisito del possesso della patente nautica di cui all’articolo 39 del Codice (4), derogando così alle disposizioni citate in tema di istituzione e disciplina dei titoli professionali del diporto.
Il titolo professionale è, tuttavia, necessario se il noleggio occasionale si esercita su navi da diporto.
E’ la grande novità istituita col noleggio occasionale. L’esigenza di liberalizzazione che ha spinto il legislatore a prescindere dai titoli professionali si sarebbe potuta assecondare in altro modo. In tal modo, infatti, consentendo alle persone fisiche di noleggiare in via “agevolata”, sono discriminate le società di charter, alle quali, invece, le norme sul decreto titoli si applicano. Sorge, pertanto, un nuovo caso di applicazione normativa difforme a fattispecie identiche!
b) Il comma 2 dell’art. 49, nell’ultimo capoverso specifica quale regime deve applicarsi per il caso in cui il titolare persona fisica o l’utilizzatore a titolo di locazione finanziaria nell’esercizio dell’unità si affidi a personale diverso, e precisamente tali prestazioni lavorative devono essere comprese tra le prestazioni occasionali di tipo accessorio di cui all’articolo 70, comma 1 (5), del decreto legislativo 10 settembre 2003, n. 276, e che ad esse si applicano le disposizioni di cui all’articolo 72 (6)del citato decreto legislativo n. 276/2003.
Nel caso in cui, pertanto, per la conduzione dell’unità si utilizzi ulteriore personale, per tali prestazioni di lavoro, considerate di tipo accessorio, il titolare o l’utilizzatore dovranno provvedere al pagamento delle spettanze al prestatore di lavoro occasionale ed effettuare il versamento per suo conto dei contributi per fini previdenziali all’INPS, alla gestione separata in misura pari al 13 per cento, e per fini assicurativi contro gli infortuni all’INAIL, in misura pari al 7 per cento.
Di contro, il prestatore di lavoro accessorio percepirà il proprio compenso, con esenzione da qualsiasi imposizione fiscale e non incide sul suo stato di disoccupato o inoccupato.

3) Adempimenti amministrativo-burocratici per l’esercizio del noleggio occasionale.
Il comma 3 dell’art. 49-bis prevede che l’esercizio del noleggio è subordinata esclusivamente alla previa comunicazione, da effettuare mediante modalità̀ telematiche, all’Agenzia delle Entrate e alla Capitaneria di Porto territorialmente competente, nonché́ all’Inps ed all’Inail, nel caso di impiego di ulteriore personale.
L’inciso posto in principio del comma in oggetto “Ferme restando le previsioni di cui al presente titolo” fa conseguire, anche per il noleggio occasionale, l’applicazione delle relative norme, e, tra le altre, l’obbligo di redazione di un contratto redatto per iscritto a pena di nullità e tenuto a bordo in originale o in copia conforme, nonché l’ammissibilità del contratto di subnoleggio.
Alla violazione dell’obbligo di comunicazione conseguono sanzioni, e precisamente se si effettua noleggio occasionale in assenza della comunicazione alla Capitaneria di porto si applica la sanzione di cui all’articolo 55, comma 1, del Codice (7); mentre in assenza di comunicazione all’Inps o all’Inail si l’applicano le sanzioni di cui all’articolo 3, comma 3 (8), del decreto-legge 22 febbraio 2002, n. 12, convertito, con modificazioni, nella legge 23 aprile 2002, n. 73 in tema di emersione del lavoro irregolare.
4) Rimando normativo.
Nel comma 4 dell’art. 49-bis, troviamo un rimando normativo attraverso il quale il legislatore demanda al Ministro delle infrastrutture e dei trasporti, di concerto con il Ministro dell’economia e delle finanze e il Ministro del lavoro e delle politiche sociali, di emanare un decreto ministeriale al fine di definire le modalità di attuazione delle disposizioni di cui al comma 3, il quale dovrebbe chiarire, per esempio, tra i tanti dubbi interpretativi del comma 3, se la comunicazione debba essere effettuata una sola volta, oppure precedentemente ad ogni esercizio dell’unità sotto forma di noleggio occasionale
Si spera vivamente che il decreto sia emanato altrimenti ci si troverebbe di fronte ad un ulteriore caso di lacuna normativa (9).
5) Aspetti fiscali e impositivi.
La disciplina del noleggio occasionale è completata da una serie di disposizioni che tracciano il suo regime fiscale e impositivo.
a) Il comma 5 dell’art. 49-bis prevede che i proventi derivanti dall’attività di noleggio di cui al comma 1 sono assoggettati, a richiesta del percipiente, sempreché di importo non superiore a 30.000 euro annui, a un’imposta sostitutiva delle imposte sui redditi e delle relative addizionali, nella misura del 20 per cento.
Che tipo di limite è questo dei 30.000,00 euro? Se si supera si abbandona il noleggio occasionale a beneficio del noleggio normale? E’ semplicemente un limite oltre al quale si perde la possibilità di usufruire dell’imposta sostitutiva del 20%? La norma, anche in questo punto, è poco
chiara: ma, considerando l’inciso di cui all’ultimo capoverso del comma 5 – dove è prevista quale sanzione in caso di mancata comunicazione all’Agenzia delle Entrate, prevista dal comma 3, la preclusione al percipiente della possibilità̀ di fruire del regime tributario sostitutivo citato, o la decadenza dal medesimo regime – si è propensi ad orientarsi verso quest’ultima strada, e precisamente che il limite dei 30.000,00 euro annui non sia un elemento costitutivo della fattispecie, ma semplicemente il limite superato il quale il soggetto perde l’agevolazione tributaria citata (cedolare secca).
b) Non essendo una manifestazione dell’esercizio commerciale del diporto è bene ribadire che l’esercizio avviene con esclusione di detraibilità o deducibilità dei costi e delle spese sostenute relative all’attività di noleggio.
c) L’imposta sostitutiva è versata entro il termine stabilito per il versamento a saldo dell’imposta sul reddito delle persone fisiche. L’acconto relativo all’imposta sul reddito delle persone fisiche è calcolato senza tenere conto delle disposizioni di cui al presente comma. Per la liquidazione, l’accertamento, la riscossione e il contenzioso riguardanti l’imposta sostitutiva di cui al presente comma si applicano le disposizioni previste per le imposte sui redditi.
In sostanza, la norma indica, semplicemente, come termine per il pagamento quello del 16 giugno. In merito al resto rimanda alle norme dettate in tema di imposte sui redditi (10).
Con provvedimento del direttore dell’Agenzia delle Entrate sono stabilite modalità̀ semplificate di documentazione e di dichiarazione dei predetti proventi, le modalità̀ di versamento dell’imposta sostitutiva, nonché́ ogni altra disposizione utile ai fini dell’attuazione del presente comma.
Vi è, infine, riguardo a tali modalità di documentazione (eventuale fattura) e dichiarazione delle somme percepite e di versamento delle imposte, un altro rimando normativo, con il quale il direttore dell’Agenzia dell’Entrate dovrà provvedere in tal senso.
Avv. Antonello Meloni
Tel: 334.7079840
Web: http://www.studiolegalemeloni.eu Mail: melonistudiolegale@tiscali.it
(1) Cfr. Artt. 47, 48 e 49 del Codice in tema di noleggio di unità da diporto.
(2) D.M. 10 maggio 2005, n. 121, rubricato “Regolamento recante l’istituzione e la disciplina dei titoli professionali del diporto”, in Gazzetta Ufficiale Serie gen. – n. 154 del 7 luglio 2005. E’ evidente che il legislatore abbia perso una preziosa occasione per riprendere e definire l’annosa questione del noleggio su natanti, che, a parere dello scrivente, presenta un tipico caso di applicazione normativa difforme a fattispecie identiche, utilizzando come oggetto del discrimine la mera lunghezza dell’unità da diporto utilizzata!
(3) Art. 2. Uso commerciale delle unità da diporto. – “1. L’unità da diporto è utilizzata a fini commerciali quando: a) è oggetto di contratti di locazione e di noleggio;
b) è utilizzata per l’insegnamento professionale della navigazione da diporto;

c) è utilizzata da centri di immersione e di addestramento subacqueo come unità di appoggio per i praticanti immersioni subacquee a scopo sportivo o ricreativo.
2. L’utilizzazione a fini commerciali delle imbarcazioni e navi da diporto è annotata nei relativi registri di iscrizione, con l’indicazione delle attività̀ svolte e dei proprietari o armatori delle unità, imprese individuali o società̀, esercenti le suddette attività̀ commerciali e degli estremi della loro iscrizione, nel registro delle imprese della competente camera di commercio, industria, artigianato ed agricoltura. Gli estremi dell’annotazione sono riportati sulla licenza di navigazione.
3. Qualora le attività̀ di cui al comma 1 siano svolte con unità da diporto battenti bandiera di uno dei Paesi dell’Unione europea, l’esercente presenta all’autorità̀ marittima o della navigazione interna con giurisdizione sul luogo in cui l’unità abitualmente staziona una dichiarazione contenente le caratteristiche dell’unità, il titolo che attribuisce la disponibilità̀ della stessa, nonché̀ gli estremi della polizza assicurativa a garanzia delle persone imbarcate e di responsabilità̀ civile verso terzi e della certificazione di sicurezza in possesso. Copia della dichiarazione, timbrata e vistata dalla predetta autorità̀ , deve essere mantenuta a bordo.
4. Le unità da diporto di cui al comma 1, lettera a), possono essere utilizzate esclusivamente per le attività̀ a cui sono adibite.”
(4) Art. 39. Patente nautica. – 1. La patente nautica per unità da diporto di lunghezza non superiore a ventiquattro metri è obbligatoria nei seguenti casi, in relazione alla navigazione effettivamente svolta:
• per la navigazione oltre le sei miglia dalla costa o, comunque, su moto d’acqua;
• b) per la navigazione nelle acque interne e per la navigazione nelle acque marittime entro sei miglia dalla costa, quando a
bordo dell’unità sia installato un motore avente una cilindrata superiore a 750 cc se a carburazione a due tempi, o a 1.000 cc se a carburazione a quattro tempi fuori bordo o se a iniezione diretta, o a 1.300 cc se a carburazione a quattro tempi entro bordo, o a 2.000 cc se a ciclo diesel, comunque con potenza superiore a 30 kw o a 40,8 cv.
2. Chi assume il comando di una unità da diporto di lunghezza superiore ai ventiquattro metri, deve essere in possesso della patente per nave da diporto.
3. Per il comando e la condotta delle unità da diporto di lunghezza pari o inferiore a ventiquattro metri, che navigano entro sei miglia dalla costa e a bordo delle quali è installato un motore di potenza e cilindrata inferiori a quelle indicate al comma 1, lettera b), é richiesto il possesso dei seguenti requisiti, senza obbligo di patente:
• a) aver compiuto diciotto anni di età, per le imbarcazioni;
• b) aver compiuto sedici anni di età, per i natanti;
• c) aver compiuto quattordici anni di età, per i natanti a vela con superficie velica, superiore a quattro metri quadrati nonché per
le unità a remi che navigano oltre un miglio dalla costa.
4. Si prescinde dai requisiti di età di cui al comma 3, per la partecipazione all’attività di istruzione svolta dalle scuole dì avviamento agli sport nautici gestite dalle federazioni nazionali e dalla Lega navale italiana, ai relativi allenamenti ed attività agonistica, a condizione che le attività stesse si svolgano sotto la responsabilità delle scuole ed i partecipanti siano coperti dall’assicurazione per responsabilità civile per i danni causati alle persone imbarcate ed a terzi.
5. I motoscafi ad uso privato di cui al regio decreto-legge 9 maggio 1932, n. 813, convertito dalla legge 20 dicembre 1932, n. 1884, sono equiparati, ai fini dell’abilitazione al comando, alle unità da diporto.
6. La patente nautica si distingue nelle seguenti categorie ed abilita al comando o alla direzione nautica delle unità da diporto indicate per le rispettive categorie:
• a) Categoria A: comando e condotta di natanti e imbarcazioni da diporto;
• b) Categoria B: comando di navi da diporto;
• c) Categoria C: direzione nautica di natanti e imbarcazioni da diporto.
(5) Art. 70. Definizione e campo di applicazione. Per prestazioni di lavoro accessorio si intendono attività lavorative di natura meramente occasionale rese da soggetti a rischio di esclusione sociale o comunque non ancora entrati nel mercato del lavoro, ovvero in procinto di uscirne, nell’ambito:
a) dei piccoli lavori domestici a carattere straordinario, compresa la assistenza domiciliare ai bambini e alle persone anziane, ammalate o con handicap;
b) dell’insegnamento privato supplementare;
c) dei piccoli lavori di giardinaggio, nonché di pulizia e manutenzione di edifici e monumenti;
d) della realizzazione di manifestazioni sociali, sportive, culturali o caritatevoli;
e) della collaborazione con enti pubblici e associazioni di volontariato per lo svolgimento di lavori di emergenza, come quelli dovuti a calamità o eventi naturali improvvisi, o di solidarietà
e bis) dell’impresa familiare di cui all’art. 230 bis del CC, limitatamente al commercio, al turismo e ai servizi.
e ter) dell’esecuzione di vendemmie di breve durata e a carattere saltuario, effettuata da studenti e pensionati.
(6) Art. 72. Disciplina del lavoro accessorio. – 1. Per ricorrere a prestazioni di lavoro accessorio, i beneficiari acquistano presso le rivendite autorizzate uno o più̀ carnet di buoni per prestazioni di lavoro accessorio il cui valore nominale è fissato con decreto del Ministro del lavoro e delle politiche sociali, da adottarsi entro trenta giorni e periodicamente aggiornato.
2. Tale valore nominale è stabilito tenendo conto della media delle retribuzioni rilevate per le attività̀ lavorative affini a quelle di cui all’articolo 70, comma 1, nonché́ del costo di gestione del servizio.
3. Il prestatore di lavoro accessorio percepisce il proprio compenso presso il concessionario, di cui al comma 5, all’atto della restituzione dei buoni ricevuti dal beneficiario della prestazione di lavoro accessorio. Tale compenso è esente da qualsiasi imposizione fiscale e non incide sullo stato di disoccupato o inoccupato del prestatore di lavoro accessorio.
4. Fermo restando quanto disposto dal comma 4-bis, il concessionario provvede al pagamento delle spettanze alla persona che presenta i buoni, registrandone i dati anagrafici e il codice fiscale, effettua il versamento per suo conto dei contributi per fini previdenziali all’INPS, alla gestione separata di cui all’articolo 2, comma 26, della legge 8 agosto 1995, n. 335, in misura pari al 13 per cento del
valore nominale del buono, e per fini assicurativi contro gli infortuni all’INAIL, in misura pari al 7 per cento del valore nominale del buono, e trattiene l’importo autorizzato dal decreto di cui al comma 1, a titolo di rimborso spese.
4-bis. Con riferimento all’impresa familiare di cui all’articolo 70, comma 1, lettera g), trova applicazione la normale disciplina contributiva e assicurativa del lavoro subordinato.
5. Il Ministro del Lavoro e delle Politiche Sociali, con proprio decreto, individua le aree e il concessionario del servizio attraverso cui avviare una prima fase di sperimentazione delle prestazioni di lavoro accessorio e regolamenta criteri e modalità per il versamento dei contributi di cui al comma 4 e delle relative coperture assicurative e previdenziali. Il termine per l’adozione del decreto di cui al comma 1, dell’art. 72, del decreto legislativo 10 settembre 2003 n. 276, decorre dalla data di entrata in vigore del presente decreto legislativo.
(7) Art. 55. Esercizio abusivo delle attività di locazione, noleggio, appoggio per le immersioni subacquee ed insegnamento della navigazione da diporto. – 1. Chiunque esercita le attività̀ di locazione, noleggio, appoggio per le immersioni subacquee ed insegnamento della navigazione da diporto senza l’osservanza delle formalità̀ di cui all’articolo 2, comma 2, ovvero utilizza imbarcazioni da diporto per attività̀ diverse da quelle a cui sono adibite, è soggetto alla sanzione amministrativa del pagamento di una somma da euro duemilasessantasei a euro ottomiladuecentosessantatre.
(8) Art. 3. Modifiche alle disposizioni in materia di lavoro irregolare. 3. Ferma restando l’applicazione delle sanzioni già̀ previste dalla normativa in vigore, in caso di impiego di lavoratori subordinati senza preventiva comunicazione di instaurazione del rapporto di lavoro da parte del datore di lavoro privato, con la sola esclusione del datore di lavoro domestico, si applica altresì̀ la sanzione amministrativa da euro 1.500 a euro 12.000 per ciascun lavoratore irregolare, maggiorata di euro 150 per ciascuna giornata di lavoro effettivo. L’importo della sanzione è da euro 1.000 a euro 8.000 per ciascun lavoratore irregolare, maggiorato di euro 30 per ciascuna giornata di lavoro irregolare, nel caso in cui il lavoratore risulti regolarmente occupato per un periodo lavorativo successivo. L’importo delle sanzioni civili connesse all’evasione dei contributi e dei premi riferiti a ciascun lavoratore irregolare di cui ai periodi precedenti è aumentato del 50 per cento.
(9) Si ripeterebbe una situazione simile a quella accaduta in ambito di sicurezza del lavoro. Com’è noto, dal 16 Maggio 2011 ogni nave/imbarcazione da diporto, (non è chiaro se solo a quelle che sono impiegate in uso commerciale o anche a quelle in uso privato), è soggetta al Decreto Legislativo 81/2008 (testo unico della sicurezza del lavoro).
Questa è stata la conseguenza della mancata emissione del Decreto previsto dall’articolo 3 comma 2 del D.Lgs. 81/2008, che avrebbe dovuto dettare le disposizioni necessarie a consentire il coordinamento tra il D.Lgs. 81/2008 ed il D.Lgs. 272/99, concernente la sicurezza e salute dei lavoratori nell’ambito delle operazione e servizi portuali. Ai sensi dell’articolo 3, comma 3 D.Lgs. 81/2008, alla scadenza del termine previsto per l’emanazione del suddetto Decreto, previsto per il 15 Maggio 2011, il D.Lgs. 272/99 si intende abrogato. Di conseguenza, sono venute meno le norme speciali che riconoscono le particolari condizioni per imprese e lavoratori che operano a bordo alle navi.
Si possono ben immaginare le conseguenze – sia nell’organizzazione di bordo, che nella possibilità di un’applicazione funzionale e non soltanto formale della norma intesa a tutelare la salute del lavoratore – dell’applicazione a bordo delle navi da diporto del D.Lgs. 81/2008, senza tener conto delle esistenti specificità, riconosciute fino ad adesso dall’ordinamento.
(10) D.P.R. 22 dicembre 1986, n. 917, rubricato “Approvazione del testo unico delle imposte sui redditi”, e modifiche successive.