Riceviamo e volentieri pubblichiamo dal com.te Gianni Enas la seguente lettera che esprime il disagio e la condizione di inferiorita’ in cui troppo spesso si trova un Marittimo Italiano a causa del sistema antiquato e farraginoso della nostra marina mercantile .
Le norme internazionali ( IMO ILO CE ETC..) si susseguono e bisogna recepirle , alcuni paesi riescono a farlo meglio di altri.
Purtroppo , la causa del nostro male siamo noi Marittimi incapaci di fare fronte comune ,di rappresentare le nostre esigenze con istanze univoche e condivise da proporre alle nostre Autorita’ con le cure normative di cui avremmo bisogno.
La Biennale e’ una visita medica richiesta dalle normative IMO , anzi in alcuni paesi come UK e’ addirittura annuale, ma basta un medico autorizzato a fare la visita.
E’ meno accurata , della nostra Biennale che comunque fa un check up gratuito , utile al marittimo stesso , ma di questi tempi, oltre a fare una radiografia al torace in cerca di tubercolosi, forse varrebbe la pena aggiungere anche un test antidroga per esempio.


di seguito la lettera del com.te Enas

Buongiorno Comandante,
Prendo spunto dalla disavventura capitatami ieri per cercare di aprire
una discussione in merito tra noi marittimi e cercare di coinvolgere le
associazioni e le autorità competenti con dei suggerimenti costruttivi
da proporre al MIT per migliorare il servizio e il rapporto con l’utente
marittimo.
Per fare ciò parto dal presupposto che la grande tradizione marinara del
nostro paese non debba necessariamente rimanere legata a visioni
anacronistiche della realtà per conservare il suo valore storico e
formativo, prendendo atto che il nostro attaccamento a certe questioni
puramente formali e burocratiche ci sta penalizzando nei confronti di
paesi con una visione della regole più agile e più improntata al
pragmatismo e alla realtà dei fatti.
Ritengo perciò di fondamentale importanza il fatto che noi
professionisti del settore ci adoperiamo per trovare delle forme e
suggerire dei miglioramenti che disingarbuglino il nostro settore dalle
pastoie burocratiche e lo rendano più efficiente.
Ora di suggerimenti da fare ce ne sarebbero moltissimi e probabilmente
ognuno di noi ha i suoi, mi pare anche di percepire che non ci sia una
cattiva volontà da parte delle autorità ad ascoltare le richieste del
settore, il problema maggiore mi pare sia trovare l’accordo tra di noi,
perciò propongo una discussione a tema, magari sul forum o su facebook
per riuscire a individuare delle posizioni comuni su degli argomenti da
poter proporre alle autorità in modo collettivo.
Ora vengo al punto e racconto la mia disavventura che ha dato lo spunto
per questo articolo.
Io come tutti, quando si tratta di dovere fare la famosa biennale,
dobbiamo andare in Capitaneria, lasciare il libretto di navigazione,
prendere il foglio con la richiesta e poi presentarsi in Cassa Marittima
a digiuno e possibilmente con largo anticipo. Avendo fatto tutto questo,
ed avendo pensato ahimè con la mia logica di comune mortale di potere
anticipare la visita per mia convenienza, arrivato a Genova, da Sanremo
dopo 160Km e a digiuno, dopo 2 ore di sala d’aspetto mi sento dire che
non si può fare la visita perché sono previsti al massimo 15 giorni in
anticipo, ed oltretutto che l’addetto della capitaneria aveva segnato
sulla richiesta “mozzo” invece del titolo acquisito.
A questo punto le mie rimostranze si scontrano contro quella logica
borbonica che noi tutti ben conosciamo, con il rimpallo delle
responsabilità :_ se la prenda con la sua Capitaneria_, ma nonostante
tutto con la mia logica, forse non sufficientemente illuminata, non sono
riuscito a capire il perchè di tutti quei cavilli, cosa c’entra se c’è
scritto mozzo o ammiraglio, è solo una visita medica, poi capisco al
limite farla dopo la scadenza, ma prima, cosa importa? forse uno non sa
cosa fare e nel tempo libero va a farsi una biennale così, tanto per
passare una mattinata? e chi ti restituisce il tempo perso e i soldi?
Bene, per farla breve, io penso che tutta quella struttura messa in
piedi con la scusa della visita biennale, sia un grande spreco di
risorse pubbliche ed un disservizio per il cittadino, retaggio di un
passato dove a Genova c’erano le compagnie di Navigazione, c’era un
grande movimento di imbarchi, esisteva la Cassa Marittima come ente
previdenziale dedicato e perciò aveva una sua logica.
Ora mi pare di poter affermare che i tempi abbiano superato questa
esigenza e che una visita medica, pur improntata ad indirizzo marittimo,
possa essere fatta da qualsiasi struttura nel territorio con risultati
almeno simili.
La mia proposta è aprire una discussione per portare davanti alle
autorità una proposta di miglioramento del servizio e di risparmio di
denaro pubblico.

LA REALTA’ E’ CHE FINO A QUANDO IL MARITTIMO ITALIANO NON HA PERSONALMENTE UN PROBLEMA , TENDE A DISINTERESSARSI DELLE PROBLEMATICHE DELLA CATEGORIA E QUINDI DEL SUO PROPRIO FUTURO PROFESSIONALE .
DI SEGUITO UN ULTERIORE AMARO SFOGO DEL COM.TE ENAS CHE CON MOLTO OTTIMISMO SPERAVA BASTASSE UN POST E FACEBOOK PER RISVEGLAIRE LA CATEGORIA DA UN ATAVICO SONNO !!!!!!!

Buongiorno Comandante
La mia polemica a cui ti avevo accennato è già finita nell’indifferenza
e nell’apatia alla quale ormai dovevamo esserci abituati ma alla quale
non riesco a rassegnarmi. Scrivo a te perché posso testimoniare
l’energia, l’entusiasmo e la competenza che hai messo in questa
battaglia per risolvere le problematiche del settore.
I problemi che abbiamo come categoria sono ancora tanti, certamente
quello di dovere andare a fare una visita medica ed essere costretti al
gioco dell’oca dei cavilli burocratici e delle inutili regolette, è un
problema marginale, un problema al quale ci siamo ormai assuefatti.
Ho bene in mente cosa significhi uno stato democratico, non pretendo di
avere ragione e non voglio dare ragione per partito preso, ma la
discussione, la proposizione, il mettersi in gioco fanno parte delle
regole della democrazia, la rassegnazione fa il gioco dei potenti e
della burocrazia, vuol dire porsi come sudditi e non come cittadini
partecipi. E’ questo un paese purtroppo in crisi, in forte decadenza
morale e culturale, interpretiamo la politica come i tifosi di calcio,
mentalità inculcataci nel tempo dalle classi dirigenti, panem et
circensis, ma abbiamo perso il senso di appartenenza, l’amore e
l’entusiasmo per quello che si fa.
E in questa situazione ci troviamo da soli, mestamente e con il capo
chino, davanti al funzionario di turno, che magari fa solo il suo
mestiere, interpreta le leggi polverose e farraginose, e aspettiamo la
sentenza, mitte o iugula?,e poi ,magari al bar ci indigniamo e ci
dimeniamo inutilmente come le bestie in gabbia.
Eppure io sono e rimango convinto che il problema siamo noi, che non sia
poi così impossibile arrivare ad un tavolo di discussione con il
legislatore, certo con delle proposte serie, fattibili e condivise.
Ma nessuno o pochissimi che spendano un poco di energia, basta anche un
poco di attenzione, per discutere, parlarne, proporre, niente… e se lo
fai tu ti guardano come un esemplare raro uno al massimo da compatire.
Beh io intanto lunedì vado a fare un corso con gli Inglesi e
intanto…Auguri.

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