Tassa di Stazionamento ,
tassa necessaria per contribuire a risollevare i conti pubblici , e’ probabile ma cosi’ come concepita sembra una tassa miope che arrechera’ piu’ danno al settore che benefici alle casse dello stato.
UCINA ed altre associazioni hanno lanciato un grido di allarme inascoltato, preoccupandosi sopratutto di quelle unita’ che fanno charter o di quelle prodotte dai cantieri e non vendute o ritirare in permuta che dovranno comunque pagare la tassa di stazionamento.
Nessuno ha pero’ parlato dell’effetto nefasto che questa ulteriore imposta puo’ avere sull’occupazione dei nostri marittimi.

Ecco i primi due marittimi senza contare e quantificare l’indotto, che hanno perso o stanno per perdere il loro imbarco :
Dal Corriere della Sera , Riccardo Illy industriale del caffe’ Triestino dichiara : ”MILANO – «Non porto la barca in Croazia, però sto cercando di venderla». Lo annuncia su Il Piccolo, l’imprenditore ed ex presidente del Friuli Venezia Giulia, Riccardo Illy, in un’intervista in cui critica alcuni provvedimenti contenuti nel decreto Salva Italia.

«UN IMPEGNO TROPPO GROSSO» – Smentendo le indiscrezioni su un presunto trasferimento della sua imbarcazione in un porto sloveno o croato («di posti non ce ne sono più»), Illy si scaglia contro la nuova tassa di stazionamento, e sottolinea che «tutte queste iniziative mi hanno fatto perdere interesse nella barca. È un impegno continuo, anche se dà grandi gioie. Se poi si viene anche criminalizzati mi vien da pensare: se non vogliono che la tenga, la vendo».

Si avete letto bene e non sara’ l’unico che in vista di un sostanzioso balzello nella gestione di una barca pensera’ che forse , piu’ che per motivi economici , ma per motivi di invidia sociale ed una specie di criminalizzazione di chi possiede una barca ,per il futuro sara’ meglio mantenere un low profile, vendere la barca o scappare all’estero e cambiare bandiera , e’ gia’ successo in passato.
E se cambio bandiera perche’ dovrei mantenere dei marittimi italiani che mi costano circa il 46 % in piu’ di contributi INPS e IPSEMA ed il marittimo deve anche pagarsi l’IRPEF ?
Prendo piuttosto degli stranieri 12 mensilita’ nette senza alcun versamento per oneri previdenziali e pensionistici ( ancora per poco vedi MLC2006).

Il diporto italiano vive quella costante incertezza per cui viene percepito con l’alternarsi dei governi, un anno come la gallina dalle uova d’oro da spennare con le tasse e quello successivo una fiorente industria da incentivare . DECIDETEVI ma siate coerenti questo e’ quello che ha tagliato le gambe allo sviluppo del Registro Internazionale Italiano , la costante incertezza in cui naviga il nostro sistema normativo relativo al diporto .

Quindi , facciamo un piccolo bilancio:

perdiamo posti di lavoro tra i marittimi,
Perdiamo irpef sul lavoro dei marittimi e contributi previdenziali.
Perdiamo punti di PIL con l’ingente indotto che la nautica da diporto normalmente crea,
Perdiamo occupazione di posti barca , che chi puo’ andra’ sicuramente a lasciare la barca all’estero , dove spesso le marine costano anche meno.
Perdiamo accise sui carburanti , in quanto tutte le barche che stazionano in Italia e fanno gasolio pagano accise sul carburante .
Lo stato guadagna la tassa di stazionamento ma solo su quelli che restano , ma qualcuno ha fatto bene i conti??

Meditate …..