Riceviamo e volentieri pubblichiamo dall’Avv.to Antolnello Meloni una interessante relazione sui titoli del diporto .

Inquadramento normativo.

Fino a pochi anni fa la nautica da diporto era considerata un settore di lusso, di nicchia, per pochi privilegiati. Di conseguenza non sortiva un grande interesse dal punto di vista normativo.

Dal 2000 in poi ci si è per resi conto che la nautica da diporto era un vero e proprio volano della nostra economia: nel 2010 si è stimato che tale settore abbia raggiunto un fatturato annuale pari a circa € 4.500.000,00, escluso l’indotto derivante dai c.d. “abusivi”.

Una tale presa di coscienza ci fu anche da parte legislativa, dovendosi adeguare a questa crescita esponenziale con l’emanazione, anzitutto, della Nuova Legge sulla Nautica, la L. 172/2003, rubricata “Riordino del settore nautico”, la quale ha raccolto tutte le norme emanate in materia del diporto (ad es. la legge 50 del ‘61, il decreto patenti, etc.), le ha abrogate e ha richiesto al Governo di emanare un nuovo codice, che è diventato poi il Codice della nautica del diporto, di cui in appresso.

L’attuale quadro normativo della nautica da diporto nel territorio italiano è rappresentato, inoltre, dalle seguenti tre fonti normative, i c.d. “tre pilastri”, e precisamente, secondo l’ordine cronologico:

1) Decreto Titoli, il decreto 10 maggio del 2005, n. 121, rubricato “Regolamento recante l’istituzione della disciplina dei titoli professionali del diporto”, che ha attuato la legge 172 del 2003.

2) Codice della nautica del diporto (d’ora in poi Codice), il D. Lgs. 18 luglio 2005, n. 171, il cui merito come detto è quello di aver raccolto tutte le norme esistenti in materia della nautica da diporto. È bene anticipare, inoltre, come vedremo, che il codice introduce delle novità normative in materia di responsabilità dei comandanti e dell’equipaggio.

3) Regolamento attuativo (d’ora in poi Regolamento), in attuazione all’articolo 65 del codice nel quale su richiedeva al Governo l’emanazione di un regolamento attuativo del codice, in quanto nello stesso codice vi erano delle norme che necessitavano di una corposa specificazione. È il decreto 29 luglio 2008, n. 146 rubricato “Regolamento di attuazione dell’articolo 65 del decreto legislativo 18 luglio 2005, n. 171, recante il codice della nautica da diporto”. Disciplina, come vedremo, la responsabilità del comandante (vi ritroviamo una serie di norme di sicurezza nuove ed assolute specialmente per le unità impiegate in attività di noleggio che prima non c’erano). È entrato in vigore il 21 dicembre 2008.

Decreto Titoli.

Com’è noto il comandante non può condurre le unità da diporto impiegate in attività di noleggio con la semplice patente nautica, ma deve essere in possesso di uno dei titoli professionali, istituiti col Decreto Titoli, il decreto del 10 maggio del 2005, n. 121, rubricato “Regolamento recante l’istituzione e la disciplina dei titoli professionali del diporto”, che ha attuato la legge 172 del 2003, rubricata “Riordino del settore nautico”.

Ratio.

I nuovi titoli nascono dall’esigenza del Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti di recepire le direttive comunitarie in tema di requisiti minimi per la formazione della gente di mare e di adeguarsi agli standard della Convenzione internazionale IMO STCW ‘78 e successivi emendamenti richiesti per la formazione professionale degli equipaggi a bordo delle unità che trasportano passeggeri paganti. La conseguenza principale è quella che i nuovi titoli consentono di poter imbarcare a bordo delle unità da diporto di qualsiasi bandiera.

Situazione precedente.

E’ evidente che la patente nautica, disciplinata dal d.p.r. 431/97 (ora abrogata dal regolamento attuativo al codice della nautica da diporto), non è un titolo idoneo per assumere il comando di unità da diporto nell’attività di noleggio; non lo era neppure prima di tale decreto. In passato, infatti, per il comando delle imbarcazioni era stato creato il titolo di Conduttore per imbarcazioni adibite a noleggio, mentre per comandare le navi da diporto era necessario il possesso di una qualifica professionale per il comando delle navi commerciali (il titolo minimo di Padrone Marittimo). Vedremo successivamente il valore attuale di questi titoli.

Ambito di applicazione del decreto titoli.

Leggendo l’articolo 1 del decreto [Articolo 1. Ambito di applicazione: “Il presente regolamento si applica al personale imbarcato sulle imbarcazioni e navi da diporto impiegate in attività di noleggio, sulle navi destinate esclusivamente al noleggio per finalità turistiche di cui all’articolo 3, comma 1, della legge 8 luglio 2003, n. 172, ed al personale che svolge attività lavorativa sulle navi da diporto, ferma restando la disciplina in materia di patente nautica per il comando di navi da diporto di cui all’articolo 4 del decreto del presidente della Repubblica 9 ottobre 1997, n. 431” ( ora abrogata perché c’è il regolamento)] si evidenzia che:

A) Si applica sia per la navigazione interna che per quella marittima; cadendo, in questo specifico settore, la distinzione tra titolo professionale per la navigazione marittima e quella interna. I titoli professionali del diporto realizzano, infatti, una disciplina unitaria dell’imbarco su un’unità da diporto destinata ad uso commerciale, coerentemente con il disposto dell’articolo 3 della legge n. 172/2003 che  prevede l’istituzione di titoli professionali per lo svolgimento dei servizi di bordo di unità da diporto senza distinguere tra navigazione marittima e  interna.

B) Destinatarie della normativa sono le seguenti unità:

– imbarcazioni da diporto in caso di esercizio commerciale; (perché per essere assunti nelle imbarcazioni impiegate nel diporto puro, non a scopo commerciale, non sono necessari i titoli);

– navi da diporto sia in caso di esercizio commerciale sia in caso di diporto puro che svolge attività lavorativa non commerciale.

Classificazione dei titoli.

Articolo 2. Titoli professionali del diporto.

Settore coperta: – ufficiale di navigazione del diporto

                             – capitano del diporto

                             – comandante del diporto.

Settore macchina: – ufficiale di macchina del diporto

                                – capitano di macchina del diporto

                                – direttore di macchina del diporto.

Rinnovo Titoli.

In materia di rinnovo si riscontrava un problema in merito alla tipologia di navigazione effettuata, ovvero vi era il dubbio se fosse navigazione idonea solo quella effettuata su unità adibite a diporto commerciale o anche su unità adibite a diporto puro. Al fine di chiarire questi dubbi interpretativi è intervenuto il Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti (Circolare 23.9.2010) che ha precisato che per il riconoscimento della navigazione utile per il rinnovo dei certificati IMO è da considerarsi utile anche quella effettuata su unità da diporto non impiegate in attività commerciali.

Conversione bilaterale MCA e Titoli professionali italiani del diporto nautico.

Anticipando due degli aspetti critici del decreto titoli, e precisamente:

– difficile transitare tra diporto e mercantile, ma soprattutto accedere al mercato del lavoro sotto bandiera non italiana, visto che i titoli non sono riconosciuti all’estero. I TITOLI SONO INUTILI FUORI DALLA BANDIERA ITALIANA;

– equiparazione con i titoli inglesi, perché si rimane basiti nel rendersi conto che i titoli italiani sono prevaricati a livello internazionale –- Yacht Master;

due notizie discordanti sono state presentate pochi giorni fa:

La Prima: “Carissimi Comandanti e operatori del settore della Nautica del Diporto,
venerdì scorso il dirigente della MCA, Mr. Roger Towner, ha avuto un incontro con il Ministero dei Trasporti. All’appuntamento, come rappresentanti della ns. Amministrazione, non era presente il Dott. Pujia, ma hanno presenziato il Dott. Puccini, responsabile della sezione Yachting e la Dott.ssa Moltoni, responsabile della sezione Shipping. Sono felice di comunicarVi che, in occasione di tale incontro, è stato stabilito che dalla data odierna I TITOLI PROFESSIONALI DEL DIPORTO ITALIANI SARANNO RICONOSCIUTI DALLA MCA (Marittime Coastguard Agency), e sarà quindi possibile ottenere dalla stessa Amministrazione il CEC (Certificate of Equivalent Competency) dando finalmente un’operatività ai nostri Certificati professionali del diporto all’interno della Comunità Europea.

Notizia confermata dalle News di Amadi:  ULTERIORE CONFERMA A PROPOSITO DEL RICONOSCIMENTO MCA DEI CERTIFICATI DEL DIPORTO. Nel caso ce ne fosse bisogno ecco un’ulteriore conferma di quanto affermato in precedenza su questo sito. A precisa domanda, l’Agenzia Marittima Inglese risponde (vedi testo della mail sotto riportato) che le richieste per ottenere l’equivalente inglese dei Certificati del Diporto verranno accettate. Prima di procedere con l’Application, viene richiesto di inviare copia scannerizzata del Certificato.

La seconda  notizia Dal Tirreno dell’9 aprile 2011.

Bufala la patente inglese per capitani di nave: invito alla cautela da Cna e Lmct.
Corsa alla patente inglese per i capitani di navi: ma la scorciatoia si rivela una “bufala”. Non hanno trovato riscontro le notizie pubblicate su mezzi d’informazione e blog nautici che hanno provocato, tra i capitani di navi della Versilia, e della Toscana – sono circa 45 mila in Italia – molta confusione e disorientamento. Notizie che successivamente si sono rivelate infondate e fuorvianti con la nota del Ministero dei Trasporti che ha provveduto anche a informare che non esiste alcun riconoscimento bilaterale tra certificati del diporto italiani e le patenti Inglesi. Ma fino a quel momento erano stati in molti a correre ad iscriversi ai corsi, tra l’altro molto costosi, per ottenere la patente inglese, innescando una vera e propria corsa dei capitani italiani al certificato internazionale. “La situazione, in verità, è la stessa di questi mesi – spiega Mattia Bandoni, Presidente Lavoratori Marittimi Costa Tirrenica – La notizia che si è diffusa non è corretta. È  l’ennesima situazione incresciosa che va ad aggravare il panorama normativo di settore spesso poco chiaro, e denso di contraddizioni.

Considerata questa contraddizione ho provveduto allora a scrivere personalmente al Ministero, il quale, nella persona del funzionario responsabile, mi ha cortesemente così risposto: “[…] Pur non essendo stata formalizzata un’intesa tra l’Autorità marittima italiana e quella britannica, i possessori dei certificati adeguati del diporto, rilasciati ai sensi del Decreto Ministeriale 121/05, ottengono il certificato equivalente (CEC) britannico. Per qualunque informazione in merito agli adempimenti necessari per ottenere il rilascio di tale certificato sarà opportuno contattare direttamente l’Autorità britannica (MCA)”.

Contratto Collettivo Nazionale per i marittimi del 2007.

Infine due parole sul contratto collettivo nazionale che esiste dal 2007.

L’articolo 1, rubricato campo di applicazione, precisa che “il presente CCNL si applica ai marittimi componenti l’equipaggio delle unità da diporto adibiti a scopi commerciali, anche non in esclusiva, iscritti nelle categorie della gente di mare”. L’allocuzione anche non in esclusiva consente di applicare il contratto anche in caso di scopi non commerciali.

Quest’articolo non impedisce neppure l’utilizzo del contratto in caso di trasferimenti, in quanto non è prevista una durata minima dell’imbarco.

Il contratto è, infine, necessario anche per un importante profilo, quello della sicurezza sul lavoro, in quanto il comandante diventa anche un preposto dell’armatore, diventa cioè quello delegato dall’armatore a presidiare anche (e soprattutto) la sicurezza di bordo. Pertanto se uno dell’equipaggio subisce un infortunio il comandante essendo un preposto, ovvero quello che sta al posto dell’armatore direttamente sul luogo di lavoro per verificare la sicurezza, è responsabile e deve attraverso il contratto dimostrare quali siano il proprio titolo, le relative mansioni e le responsabilità conseguenti.

È consigliabile, quindi, prima di sottoscrivere e/o di far sottoscrivere un contratto di locazione o noleggio, verificare tutti gli aspetti testé considerati, non imbarcare comandanti che non siano in possesso di una delle abilitazioni necessarie e, soprattutto, diffidare di quei contratti di “locazione con skipper”, inesistente nel nostro ordinamento, la cui finalità è la mera elusione delle normative in materia. I rischi che si possono correre sono notevoli: si diventa “datori di lavoro” di soggetti che non possono essere arruolati regolarmente, incorrendo in gravi conseguenze civili e penali (es.: evasione di contributi assistenziali e previdenziali, mancata assicurazione IPSEMA).

Il tutto da ultimo confermato dalla mancata redazione del Decreto Legislativo prevista dall’articolo 3 comma 2 del Decreto Legislativo 81/2008 (testo unico della sicurezza del lavoro), che avrebbe dovuto dettare le disposizioni necessarie a consentire il coordinamento tra il D.Lgs. 81/2008 ed il D.Lgs. 272/99, concernente la sicurezza e salute dei lavoratori nell’ambito delle operazione e servizi portuali: di conseguenza dal 16 Maggio 2011 tale normativa sarà direttamente applicabile a ogni nave o imbarcazione da diporto, venendo meno le norme speciali riconosciute in favore delle  imprese e dei lavoratori che operano a bordo alle navi.

Sarà, pertanto, necessario eseguire la valutazione del rischio, la necessaria formazione del personale, redigere il piano di sicurezza, nominare un responsabile così come previsto dal D.Lgs. 81/2008.

 

Avvocato Antonello Meloni .

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